In apertura, lo shop di Oltremare a Camerano (AN) © Andrea Tondi

Da una parte la stampante 3D, dall’altra il mazzuolo per la decorazione artigianale dei tessuti. Da un lato la macchina a taglio laser, dall’altro le care vecchie forbici da sarto. Una commistione di tecniche innovative e saperi antichi caratterizza gli spazi di Oltremare, fabbrica sociale con sede a Camerano, in provincia di Ancona, che mette in connessione handmade di qualità e inclusione professionale. Qui giovani con disabilità, designer, grafici e creativi lavorano insieme per dare vita a oggetti di tendenza che vengono messi in vendita all’interno dello shop, fisico e digitale, dedicato all’home decor.

«Vogliamo sdoganare gli stereotipi secondo cui chi ha una disabilità sarebbe relegato a ruoli di mera assistenza e a posizioni marginali», spiega Rossana Torcasio, che ha avviato l’impresa nel 2021 insieme a Pierluigi Fontana. «Offriamo a tutti l'occasione di frequentare un ambiente stimolante e produttivo, a contatto con il design e la prototipazione di oggetti. Insieme all'associazione La carovana di Ancona portiamo avanti un’iniziativa in tandem che offre a molti dei ragazzi già impegnati nei loro progetti di cohousing un percorso di formazione finalizzato all'inserimento lavorativo». A Oltremare lavorano oggi persone dai 20 ai 45 anni e il loro impegno dimostra che superare i pregiudizi è possibile. Una sfida non banale dal momento che, come precisa Torcasio, «nel pensiero comune, bellezza e disabilità rimangono due mondi distanti e non comunicanti». 

Un artigiano di Oltremare all'opera © Andrea Tondi

Un artigiano di Oltremare all'opera  © Andrea Tondi

Nell’impresa sociale di Ancona, invece, le due realtà collimano, dando vita a prodotti d’eccellenza dall’estetica contemporanea, realizzati anche a partire dal recupero di saperi antichi. In quest’ottica è stato attivato il laboratorio di stampa a ruggine su tessuto, tecnica della tradizione marchigiana che prevede l’utilizzo di una mescola del composto, e il corso per realizzare candele 100% naturali in cera di soia. Una linea di oggetti che il mercato apprezza perché sono belli e non perché vengono realizzati da ragazzi con disabilità. È proprio questa, infatti, la missione di Oltremare: uscire dai tradizionali confini assistenzialistici e solidaristici per consentire alle persone coinvolte di essere considerate una risorsa produttiva all’interno di un’azienda.

Al raggiungimento dell’obiettivo contribuiscono le tecnologie digitali che favoriscono l’inclusione consentendo a tutti gli artigiani di partecipare al processo di lavorazione. «L'oggetto che più di tutti incarna questo valore è il tagliere 270° ideato dal designer Tommaso Lucinato e dotato di una caratteristica: il fondo viene realizzato con la macchina a taglio laser, il bordo, invece, è composto da un materiale speciale che si piega a freddo». 

Le ragazze e i ragazzi impegnati nei laboratori di Oltremare © Andrea Tondi

Le ragazze e i ragazzi impegnati nei laboratori di Oltremare © Andrea Tondi

I fiori in legno della linea Life is a flower, sagomati con il laser ma rifiniti a mano, sono ottenuti seguendo la stessa formula di accessibilità. Ognuno è un pezzo unico, delicato e prezioso, una materializzazione della contaminazione e dello scambio culturale che si compie in questi laboratori. Oltremare non è solo un luogo dove si produce, ma uno spazio senza frontiere che offre a chiunque la possibilità di imparare a creare. Un’officina di sperimentazione in cui provare a percepire gli oggetti in maniera diversa. La sfida portata avanti è ambiziosa e chi è a capo dell’impresa ne è consapevole, a partire dalla scelta del nome.

«Fa riferimento al blu oltremare, famoso tra i pittori del ‘400 che dovevano farsi spedire i pigmenti dall’Oriente per ottenerne le inconfondibili sfumature. Anche Giotto lo utilizzò per dipingere il suo cielo. È un colore bellissimo ma difficile da realizzare, proprio come la nostra missione», aggiunge Torcasio. Difficile, tuttavia, non significa impossibile. Proprio per questo i fondatori di Oltremare non escludono la possibilità che il modello diventi replicabile. «Il nostro obiettivo è esportarlo in altri contesti geografici, in altre città e – perché no – anche all’estero». Perché sognare in grande allarga l’orizzonte non solo sul futuro ma anche sul presente. 

Articolo tratto da La Freccia