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Quando nel 1962 Rita Pavone cantava “perché, perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone”, mai avrebbe immaginato che 64 anni dopo qualcuno avrebbe consigliato di andarci in treno. Probabilmente già all’epoca si  prediligeva il trasporto ferroviario per assistere a un match di calcio. Oggi, però, le possibilità, anche grazie all’intermodalità, di andare allo stadio non utilizzando mezzi propri sono molteplici. Da queste parti però vogliamo fossilizzarci solo su una: il treno. Treno e - tutt’al più - una passeggiata di non oltre i 15 minuti. Fatto questo non resta che armarsi di sciarpa, superare controlli, attraversare i tornelli e godersi lo spettacolo dello sport più popolare al mondo.

 

In Italia, infatti, ci sono alcuni stadi che sono molto vicini alle stazioni. A Firenze l’Artemio Franchi è a pochi metri dalla stazione Campo di Marte, così come a Genova il Luigi Ferraris e (quasi) attaccato a quella di Brignole. Entrambi i casi però hanno un aspetto in comune, le stazioni citate sono secondarie rispetto all’urbanistica cittadina. Di seguito, quindi, una selezione più netta: i cinque stadi italiani più vicini alle stazioni (principali) della città rappresentata da quella squadra.

 

LA “E” DI EMPOLI 

Credito: © Marco Bucco/LaPresse

Questa città della Toscana non è famosa solo per il fatto che da quando c’è da fare lo spelling con la lettera “E” venga sempre citata. Empoli, a suo modo, è nota anche per la squadra di calcio. Tra tutti i comuni non capoluoghi di provincia è, senza dubbio, quello con i migliori risultati calcistici. Un comune, in provincia di Firenze, di poco più di 50mila abitanti che ha avuto anche l’onore di giocare in Europa (stagione 2007/2008). Il suo piccolo stadio - il Carlo Castellani - da una capienza di circa 17mila spettatori, è infatti raggiungibile con una bella passeggiata dalla stazione ferroviaria. Una camminata di 15 minuti abbondanti, per una distanza di un chilometro e mezzo circa, che permette anche di attraversare e vedere fugacemente il centro storico cittadino. Oggi gli azzurri giocano in serie B, non navigano in ottime acque, sono a ridosso della zona play out e gli mancano solo due partite casalinghe da giocare: il 19 aprile contro l’Entella e il 1° maggio contro l’Avellino. Le tifoserie ospiti sono avvertite: andate in treno, non ve ne pentirete.

 

SASSUOLO, CARTA, FORBICI 

Credito  © Massimo Paolone/LaPresse

Chiediamo scusa ai lettori, in mondo sincero, per il titolo trovato per l’apertura di questo paragrafo. Credeteci, non è venuto di meglio. Arriviamo però al dunque: si parla di una delle squadre rivelazione del massimo campionato italiano. Il Sassuolo, infatti, negli ultimi 14 anni è sempre stato una costante della serie A italiana (tranne l’anno scorso che ha fatto la B, ma vincendola e risalendo subito). Una rivelazione anche perché questo comune in provincia di Modena rappresenta una città di circa 40mila abitanti. Una città così piccola che, infatti, non ha uno stadio all’altezza. Per questa ragione i neroverdi giocano da sempre al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Un impianto che ha anche la particolarità di avere due stazioni nelle zone limitrofe. La prima si chiama Reggio Stadio e, leggendo il nome, non serve certo un indovino per capire che sia nata proprio in funzione delle partite di calcio e, seppur non sia gestita da una società del Gruppo FS, è servita da diversi convogli regionali di Trenitalia Per. Ma allo stadio di Reggio Emilia arriva, addirittura, l’Alta Velocità. Può essere raggiunto in Frecciarossa. La stazione Medio Padana si trova a circa 2 km dallo stadio. Con passo svelto sono non oltre 20 minuti. Questa stazione è stata inaugurata nel 2013, anno della prima stagione in A del Sassuolo. Nessun nesso tra le due cose, ma visto che parliamo di treni possiamo dirlo: che coincidenza. 

 

FORZA PICCHIO

Credito:  © Fabio Urbini/LaPresse

L’Ascoli è una nobile decaduta del calcio italiano ora è in serie C e sta provando a ottenere la promozione per risalire perlomeno tra i cadetti. Lo stadio del Picchio (questo il soprannome della squadra marchigiana) è il Cino e Lillo Del Duca è un impianto dalla capienza di 13708 spettatori, nel corso della sua storia ha ospitato anche la nazionale. Lo stadio si trova a solo 1,2 chilometri di distanza dalla stazione ferroviaria. Una passeggiata che vi porterà su viale Costantino Rozzi la strada prossima proprio agli ingressi del campo, dedicata allo storico presidente dell’Ascoli degli anni ’80 che portò i bianconeri in serie A. Un uomo carismatico celebre anche perché indossava sempre dei calzini rossi, sosteneva portassero fortuna. Visto i risultati ottenuti all’epoca dalla squadra dubitarne sarebbe poco elegante, quasi come indossare dei calzini rossi sotto un completo.  

 

POSSO CHIAMARTI ALTO ADIGE? 

Il Südtirol è la squadra di Bolzano. Un club relativamente giovane, nato nel 1974, che proprio in questi anni sta scrivendo le più belle pagine della sua storia. Dalla stagione 2022/2023 gioca in serie B e mai nella storia era riuscito ad arrivare così in alto. Quest’anno è in una posizione di mezza classifica, molto distante da chi gli sta dietro, ma non poi così lontana dalle posizioni che gli consentirebbero di centrare degli storici play off promozione (già giocati nella stagione di esordio). Lo stadio Druso è il suo campo di casa, dista dalla stazione 1,3 chilometri. Alla stazione di Bolzano arriva anche l’Alta Velocità con il Frecciarossa. Il Südtirol vanta il primato di essere l’unica squadra professionistica italiana di un territorio ufficialmente bilingue. Per i bolzanini di lingua italiana infatti questa squadra si chiama semplicemente Alto Adige. Ist das klar? Cioè, scusateci, volevamo dire: è chiaro? 

 

LECCO

 Credito: © Stefano Nicoli/LaPresse

Ultimo, ma non ultimo (anche perché la squadra è attualmente terza in classifica). Lo stadio più vicino a una stazione ferroviaria è quello del Lecco. La squadra lombarda che negli anni ’60 collezionò anche tre campionati in massima serie, gioca in questa stagione in serie C. Il suo impianto si chiama Mario Rigamonti-Mario Ceppi e scendendo dal treno dista appena 650 metri. Se ci fosse un campionato italiano di comodità, il Lecco sarebbe campione d’Italia senza contraddittorio.  

Chiudiamo svelandovi un segreto: il perché questo paragrafo sia stato chiamato in modo così banale. La tentazione era tanta, quanto il rischio. Fare doppi sensi che potessero sfociare in qualcosa di irrecuperabile era un serio pericolo, è mancato il coraggio. Capiteci.