In apertura Plaza de España (1985) © Hans Georg Berger Courtesy of 29 Arts in Progress gallery

«Il mio obiettivo come fotografo non è raccogliere una documentazione visiva né reinterpretarla alla luce di una mia estetica. La mia curiosità e il mio bisogno d’imparare mi spingono a instaurare un rapporto di collaborazione con le persone che possono aiutarmi a interpretare una realtà con gli occhi di chi la vive. Un grande riconoscimento fu per me quando un abate buddhista laotiano, che mi aveva osservato lavorare per due anni, mi disse nella sua lingua una frase che altri tradussero in inglese “You are a learning photographer”».

Sono le parole di Hans Georg Berger, fotografo e scrittore tedesco a cui la galleria milanese 29 Arts in Progress dedica fino al 16 luglio la mostra The learning photographer.

Offerta (1997) Serie La disciplina del bello

Offerta (1997) Serie La disciplina del bello © Hans Georg Berger Courtesy of 29 Arts in Progress gallery

In esposizione, oltre 30 scatti in bianco e nero stampati ai sali d’argento su carta baritata. Le opere ripercorrono una carriera lunga mezzo secolo e iniziata negli anni ‘70, quando l’artista venne coinvolto nel restauro dell’Eremo di Santa Caterina, sull’isola d’Elba. Berger trasformò l’ex convento francescano in un centro internazionale d’arte dove da allora si incrociano esperienze e idee di amici artisti, attori e registi.

Il percorso della mostra prosegue nei viaggi dell’autore in Asia, i cui racconti trasmettono l’immagine di un Oriente intimo e libero da qualsiasi cliché. Le opere di Berger ritraggono architetture come il tempio di Angkor Wat, in Cambogia, feste e cerimonie come quelle di Luang Prabang, nel nord del Laos, o momenti di vita quotidiana dei monaci laotiani.

Consapevolezza (1984) Serie Sensualità

Consapevolezza (1984) Serie Sensualità © Hans Georg Berger Courtesy of 29 Arts in Progress gallery

Ma sono sempre ben lontane da una mera registrazione documentaristica: descrivono l’esperienza umana nei luoghi che ha visitato e abitato. Dalla sensualità dei nudi e dei letti disfatti fino ai paesaggi e ai ritratti, ogni scatto dimostra una grande abilità nel raccontare l’animo di tutti i suoi interlocutori, creando immagini poetiche.

Berger considera la fotografia come un processo creativo collettivo e sottopone spesso il proprio lavoro al giudizio dei soggetti rappresentati: «Potevo così avviare un dialogo chiedendo perché un’immagine fosse sbagliata, mettendo il mio interlocutore nei panni del maestro e me stesso in quelli del discepolo. Attraverso le osservazioni che riempivano un po’ alla volta il mio quaderno di appunti tracciavo le coordinate, il perimetro e qualche volta anche il senso di un’estetica distante dalla nostra».

Balthus’ Easel (1989) © Hans Georg Berger Courtesy of 29 Arts in Progress gallery

La mostra è accompagnata dal libro d’arte Hans Georg Berger, firmato personalmente dall’artista e realizzato in tiratura limitata da 29 Arts inProgress in collaborazione con la Fondazione culture e musei di Lugano e contiene l’accurata riproduzione di 75 fotografie, una parte delle quali inedite.

Articolo tratto da La Freccia

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