In apertura Luca Marinelli nel film Diabolik Photo Credit ©Antonello&Montesi

Diabolik finalmente è al cinema. Arriva, dopo una lunga attesa, il 16 dicembre la trasposizione cinematografica dei Manetti Bros. di uno dei più celebri fumetti italiani. La pellicola ha, tra i suoi interpreti, Luca Marinelli nel ruolo del Re del Terrore, Miriam Leone nella parte di Eva Kant e Valerio Mastandrea nei panni dell’ispettore Ginko. Due delle canzoni originali della colonna sonora, inoltre, sono firmate da Manuel Agnelli, fondatore e frontman degli Afterhours, al debutto come solista, ospite del nostro podcast.

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Manuel Agnelli firma due canzoni dell'OST di Diabolik

Il film, proiettato il 13 dicembre in anteprima per critici e giornalisti, non vuole essere un film su Diabolik. Il lavoro punta in alto, è ambizioso e – come dicono gli stessi registi – «è il film di Diabolik». Una differenza che potrebbe sembrare minima, ma che invece è fondamentale. Prima Angela e Luciana Giussani, ideatrici dell’antieroe in nero, e poi l’Astorina (la casa editrice del fumetto) hanno sempre cercato di tutelare in ogni modo la sua figura. Se prima di questo film la storia ne racconta solo un altro (quello di Mario Bava del 1968) il motivo non è perché nessuno abbia avuto l’idea, tutt’altro. Soggetti, proposte e sceneggiature ne sono arrivati tantissimi negli anni, ha sempre prevalso, però, la sensazione che tutte queste idee snaturassero il mito di Diabolik, ricevendo, quindi, ogni volta il rifiuto della cessione dei diritti d’autore

Antonio Manetti, Valerio Mastandrea, Miriam Leone e Marco Manetti sul set del film Diabolik Photo Credit ©Antonello&Montesi

Antonio Manetti, Valerio Mastandrea, Miriam Leone e Marco Manetti sul set del film Diabolik ©Antonello&Montesi

Questa volta sembra di vedere un fumetto sul grande schermo, la cura dei dettagli, la linearità dei dialoghi, la scelta delle location e dei costumi. È tutto studiato alla perfezione, più che un film è il più leale e fedele degli omaggi. Il soggetto, oltretutto, è ispirato all’albo numero 3 L’arresto di Diabolik. Non un numero a caso, ma uno dei più emblematici che infatti vede l’ingresso (per non uscirne più) nella saga di Eva Kant.

 

Protagoniste indiscusse di questo film sono anche le automobili capaci di avere, per certi versi, un ruolo quasi pari a quello degli attori. Da un lato la Jaguar E-Type di Diabolik, un’automobile di una bellezza sconvolgente, leggendaria, nera e immortale proprio come il suo proprietario. Dall’altro la bianca Citroen DS dell’ispettore Ginko, una vettura più comoda, solida e borghese. Due mezzi diversi, per due uomini diversi ma che nella loro differenza sono da sempre complementari. 

Luca Marinelli nel film Diabolik Photo Credit ©Davide Pippo

Luca Marinelli nel film Diabolik Photo Credit ©Davide Pippo

Automobili protagoniste, ma lasciando il film e ampliando la sguardo sull’intera produzione fumettistica di Diabolik, c’è anche un altro mezzo di locomozione che ha fatto la sua parte: il treno. Partiamo dalle sorelle Giussani, nate proprio a pochi passi dalla stazione Nord di Milano. Anche la casa editrice, ancora oggi, non è poi così distante da piazza Cadorna. Non ci sono però solo queste coincidenze, c’è molto di più concreto. Sono ben tre, infatti, le volte che il treno compare nel titolo di altrettante storie.  La prima è proprio nell’anno di esordio. È il 1964, il numero 9 è una delle storie più audaci. Il treno della morte vede, infatti, protagonista assoluta Eva Kant che, a bordo di un convoglio speciale per detenute, è pronta a scontare una pena ventennale.  Proprio mentre la reclusione sembra inevitabile arriva l’intervento di Diabolik: per portare in salvo la sua amata sarà pronto a tutto. 

Luca Marinelli nel film Diabolik Photo Credit ©Davide Pippo

Passano sei anni prima di trovare una nuova storia sui binari. È il 26 ottobre 1970 quando esce Delitto sul treno, una storia ambientata quasi interamente sui vagoni. Diabolik ed Eva Kant stanno tornando nella loro Clerville, quando improvvisamente scoprono che andando in una miniera sotterranea potranno entrare in possesso di diamanti dall’inestimabile valore. L’ultima storia che ha nel titolo la parola treno è del 1977. Incontro sul treno è un numero molto particolare, Eva e Diabolik questa volta sono in viaggio per rapinare un ricco uomo d’affari, ma a un tratto sui vagoni conoscono un guerrigliero che vuole sconfiggere una dittatura, questo farà cambiare gli obiettivi criminali della coppia.

Diabolik è un mondo fantastico, lontano dal tempo e ambientato in uno spazio sconosciuto. Da queste parti il male affascina e il bene, spesso, è solo una facciata capace di nascondere immoralità e cattiveria. Quello che succede in queste storie rimane in queste storie, non ci sono sottotesti, non ci sono metafore dei nostri tempi. C’è Diabolik e basta. Proprio per questa ragione, per tutti portatori di questa consapevolezza, l’appuntamento sul grande schermo è decisamente consigliato.