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In apertura una locomotiva FS 625 e un cavallo bianco con aiuto di IA © Fondazione FS

Nella storia della letteratura il treno è stato per molto tempo un simbolo di progresso, velocità e modernità, più vicino all’ingegneria che all’ispirazione poetica. Parlare di locomotive e ferrovie nelle poesie del XIX secolo era considerato insolito, persino audace. La poesia era ancora strettamente legata a temi della natura, dell’introspezione e della vita domestica eppure, c’è chi ha saputo vedere nel treno non solo un oggetto meccanico ma una vera fonte di meraviglia e di immaginazione. Il movimento ritmico dei vagoni, la potenza della locomotiva, il contrasto tra velocità e paesaggio hanno ispirato versi capaci di trasformare l’acciaio e il fumo in poesia viva, quasi animata.

 

In questo contesto la poesia “I like to see it lap the Miles” di Emily Dickinson, pubblicata nel 1891 nella raccolta postuma del suo corpus, colpì immediatamente il lettore moderno. La scelta di un soggetto così “tecnologico” come il treno, un’immagine poco comune nella poesia del XIX secolo, fu una cosa inusuale specialmente per una poetessa nota per il suo isolamento e per l’introspezione che permea la maggior parte dei suoi versi.

Emily Dickinson

Emily Dickinson © Adobe

Traduzione letterale della poesia "I like to see it lap the Miles"

                                                                                         

Mi piace vederlo divorare le Miglia

E inghiottire le Valli

E fermarsi a mangiare alle Cisterne

E poi - in prodigiosa andatura

 

Intorno a Mucchi di Montagne

E altezzoso dare un'occhiata

Nelle Casupole - a fianco delle Strade

E poi tagliarsi Gallerie

 

Adatte ai suoi fianchi

E strisciarvi in mezzo

Lagnandosi nel frattempo

In orrida - urlante strofa

 

Poi precipitarsi giù per la Collina

E nitrire con rumore di Tuono

Poi - puntuale come - una Stella

Fermarsi - docile e onnipotente

Alla porta della sua scuderia 

 

La critica contemporanea, abituata a temi più convenzionali come natura bucolica, amore o morte, rimase inizialmente perplessa. Alcuni recensori del primo Novecento non colsero l’ironia né la modernità di questi versi, liquidandoli come curiosità tematica. Solo attraverso approfondimenti successivi sul rapporto tra Dickinson e la modernità, gli studiosi riconobbero in questa poesia una visione acuta dove l’energia meccanica non annulla la meraviglia ma amplia la capacità di sorprendere.

 

Emily Dickinson utilizzò un linguaggio prettamente “zoologico” per descrivere il treno come se fosse un animale che “lecca” le miglia, si “ferma a mangiare” e avanza con passo “prodigo”. In questo senso, I like to see it lap the Miles non è semplicemente una descrizione di un treno, ma un atto di immaginazione che racconta come la poesia può abitare il nuovo mondo senza tradire sé stessa.