In apertura, Fumakumbha

Foto di Andrea Alborno

Un turbine di colori e sacralità, dall’Ujjain a Gangotri, nelle zone nordoccidentali dell’India, fino alle strade di Cuba e ai villaggi nascosti del Costa Rica, passando per i campi verdeggianti del Marocco e i quartieri underground della città di Odessa, in Ucraina. Dal 1996, Andrea Alborno gira il mondo per fotografare culture, abitudini e paesaggi, ottenendo reportage dall’aura mistica, racconti di uno sguardo aperto e sincero. I suoi scatti sono esposti fino all’8 ottobre nel palazzo storico Hôtel des États, sede del Comune di Aosta. L’esposizione Andrea Alborno. Storie di viaggio, curata da Daria Jorioz, è un viaggio meditativo che conduce nelle profondità della mente umana e delle connessioni naturali, senza tuttavia chiudere gli occhi davanti alle contraddizioni di una società ingiusta e alle difficoltà di chi non sa districarsi dalla rete dell’iniquità. Così, l’antico rito hindu di immergersi nel fiume Shipra, che ancora oggi richiama milioni di fedeli, ritratto in Fumakumbha, si affianca alla tradizionale cerimonia del popolo nativo americano Borunca, in Costa Rica, che ogni anno durante la Fiesta de los diablitos rievoca gli scontri con i conquistadores tramite danze con maschere spaventose. E mentre Odesskids denuncia la condizione dei ragazzi emarginati e dimenticati che sniffano colla a Odessa, in Ucraina, Kalari dipinge i gladiatori d’Oriente del piccolo villaggio del Kerala Kaduthuruthy che praticano e tramandano il Kalarippayat, un’arte marziale di cui i colonizzatori inglesi ebbero così paura da tentare, senza successo, di estirparla.

Tradizioni e culture, disagi sociali e usanze, sacro e profano si mescolano in una mostra che rivela l’incessante ricerca di Alborno di quel soffio vitale che unisce le persone, il mondo animale e vegetale. È una fotografia empatica, artigianale e onesta che conduce a una profonda meditazione sui legami vitali, portata avanti da un viaggiatore rispettoso.

 

Articolo tratto da La Freccia