<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1509644419702477&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Stefano Antonio Donnarumma, AD del Gruppo FS, ha scelto “XXI secolo”, la trasmissione di Rai 1 condotta da Francesco Giorgino, per mettere a fuoco la tenuta del trasporto ferroviario nel quadro delle tensioni energetiche e per illustrare investimenti, cantieri e piani di sviluppo in Italia e in Europa. Il contesto è quello delle conseguenze economiche della guerra e del caro energia. Ma la fotografia del Gruppo restituisce la dimensione industriale del perimetro guidato da Donnarumma: quasi 100.000 occupati; 8.500 nuove assunzioni nel 2025; ricavi pari a 17,3 miliardi di euro nel 2025; investimenti tecnici per 18,3 miliardi nello stesso anno, con il 98% destinato all’Italia.

Energia: meno esposizione e la mossa FS Energy

Sull’immediato, la domanda riguarda la vulnerabilità dei trasporti: carburanti costosi per auto e incertezze per l’aereo, fino al timore – evocato nel dibattito pubblico – di un “lockdown energetico”. Per il ferroviario, invece, la leva è strutturale. «Il trasporto ferroviario si concentra molto sull’alimentazione elettrica», spiega Donnarumma, ricordando che FS è «il primo consumatore di energia elettrica in Italia» e che, proprio per questo, l’impatto diretto di una crisi legata ai combustibili è più contenuto rispetto ad altri comparti. Quanto all’espressione “lockdown energetico”, l’AD richiama l’esperienza maturata da manager dell’energia: «Quando ero a capo della società Terna mi sono trovato a gestire il momento della crisi ucraina, quindi dell’inizio della guerra». Allora, ricorda, il taglio progressivo del gas russo colse il Paese «abbastanza impreparati». Oggi, però, «grazie all’operato di diverse aziende italiane e del governo siamo sicuramente in una condizione più safe».

È qui che si innesta la scelta di dotarsi di una struttura dedicata, FS Energy, per governare i fabbisogni del Gruppo e prepararsi al medio periodo. Donnarumma sottolinea che «il gas è evidentemente un elemento importantissimo per la generazione di elettricità in Italia» e che «almeno il 50% di energia viene realizzata utilizzando il gas», un dato che rende inevitabile una strategia di approvvigionamento e diversificazione: «Si pensi anche ai rigassificatori proprio dopo la crisi russa». Accanto a questo, «ci sono anche le rinnovabili» – dall’idroelettrico all’eolico e al fotovoltaico – e l’importazione, «principalmente dalla Francia, dove viene prodotta con il nucleare». Con un dettaglio tecnico che diventa anche industriale: «Il treno viaggia principalmente di giorno» e ha un assorbimento elettrico che «somiglia abbastanza a quello di generazione solare». Da qui la traiettoria: «L’idea di fondo è farla produrre da impianti dedicati a noi».

Domanda: l’obiettivo dei +100 milioni di passeggeri

Il tema della domanda di trasporto entra poi nel cuore dell’intervista: l’obiettivo è un incremento di oltre 100 milioni di passeggeri nei prossimi cinque anni. Donnarumma risponde con una serie di numeri che disegnano la base di partenza: «Noi siamo partiti da 800 milioni di passeggeri che si dividevano in 570 milioni in Italia e 230 milioni all’estero». E rivendica la spinta internazionale: «Solo nel 2025 siamo cresciuti all’estero del 15% superando i 250 milioni di passeggeri». Conclusione: «In 5 anni pensare di farne 100 milioni in più è assolutamente possibile».

Investimenti e cantieri: 1.300 lavori aperti e piano al 2030

Sullo sfondo, il fattore che più pesa sulla regolarità del servizio – e che l’AD chiede di “mettere in conto” – sono i lavori in corso. «I cantieri aperti in questo periodo in Italia sono circa 1.300», afferma, parlando di «un picco di investimenti storicamente mai raggiunto». Nel 2025, ricorda, gli investimenti hanno superato «gli 11 miliardi solo sulla rete ferroviaria» e «circa 18 miliardi nell’intero Gruppo FS». Il grosso dei programmi, aggiunge, è «programmato per essere concluso da qui al 2030» con «rilasci progressivi», alcuni già attesi nel 2026 (citando, tra gli esempi, interventi sulla direttrice Napoli–Bari).
 

Alla domanda sul divario infrastrutturale tra Centro-Nord e Mezzogiorno, Donnarumma rivendica un cambio di passo: «Stiamo realizzando il collegamento tra Bari e Napoli che consentirà di andare da Roma a Bari in tre ore», un tempo che – sottolinea – può rendere «quasi superfluo il volo aereo» e dunque «veramente competitivo» il collegamento. Sulla dorsale tirrenica, «stiamo lavorando sulla Salerno-Reggio Calabria per «ridurre di più di un’ora i tempi di viaggio»; mentre «stiamo lavorando sul nodo siciliano» per recuperare sull’isola «tempi molto importanti». «Il Centro e il Sud sono oggetto di un grandissimo interesse e impatto degli investimenti nei prossimi anni», sintetizza.

Flotta: nuovi Frecciarossa e rinnovo dei regionali

Rispetto alla flotta, l’azienda ha avviato un rinnovo che comprende «74 nuovi treni» per l’alta velocità. «Sono Frecciarossa 1000 dell’ultima generazione», spiega Donnarumma, ripercorrendo anche l’evoluzione tecnologica dagli ETR 500 ai convogli più recenti. E insiste sull’impronta ambientale: «È veramente molto sostenibile» e «circa il 97% del treno è riciclabile». A questo si aggiungono consumi inferiori e un livello di sicurezza elevato: «Consuma meno energia ed è molto safe». Non solo Frecce. Alla richiesta di attenzione per pendolari e linee regionali, la risposta è netta: «La flotta di treni italiani sta per diventare la più giovane d’Europa». Il piano punta a sostituire «circa 1100 treni» entro il 2027: «Ne abbiamo sostituiti già circa 1000, di cui 100 solo l’anno scorso», con «un investimento complessivo di 7 miliardi», a fronte dei «2 miliardi per l’alta velocità».

Il tema più sensibile resta quello dei ritardi, aggravati – ammette – proprio dall’impatto dei lavori. «Di avere pazienza, di non correre subito a prendere la macchina», è l’invito ai viaggiatori, perché «è più lungo il viaggio in macchina» e perché i cantieri, «in questo periodo», rendono il servizio «un po’ pesante». Ma i numeri sulla puntualità vengono utilizzati come controcanto: «I treni ad alta velocità in Italia hanno una puntualità media nei 10 minuti che supera anche l’80%, e treni regionali nei 5 minuti anche il 90%». E aggiunge: «Bisognerebbe sempre guardarsi intorno a livello europeo e dirsi per una volta che siamo i migliori».

Sviluppo internazionale: la sfida europea di FS

La partita, per FS, si gioca anche oltreconfine. «Siamo presenti in Spagna, in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Olanda e in Grecia», ricorda Donnarumma, definendo l’Europa «un traffico domestico» per scala e ambizioni. Tra i collegamenti transnazionali cita l’asse Italia-Francia, su cui «con il completamento dei lavori nei trafori si ridurrà addirittura di un paio d’ore» il tempo di percorrenza. E guarda avanti: «La nostra idea e il nostro progetto è di collegare poi Parigi con Londra attraverso il tunnel della Manica», di rafforzare il presidio tedesco «per collegarsi prima a Monaco e poi a Berlino» e di «collegare Parigi e Bruxelles anche con treni italiani». Alla provocazione sul “portare un pezzo d’Italia all’estero”, l’AD risponde rivendicando know-how: «Si porta competenza italiana», «treni realizzati… in Italia» e «una storia di una rete ferroviaria e di un trasporto passeggeri che dura da 120 anni», un patrimonio che – sostiene – «può trasferire grande competenza anche agli altri paesi».

Articoli correlati