In apertura, l’opera di Sergio Lombardo, Sfere, alla Biennale di Venezia del 1970, in uno scatto di Claudio Abate. Courtesy Archivio Claudio Abate

La geometria delle sfere, l’accordo dei colori e l’interazione con lo spettatore come elemento distintivo. L’installazione di Sergio Lombardo del 1970 è un esempio della sperimentazione artistica del periodo, di cui il linguaggio fotografico si fece interprete. Una vivacità intellettuale e culturale che rivive nella mostra La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977 a Torino, negli spazi di Camera - Centro italiano per la fotografia, fino al 2 ottobre.

Ascolta il podcast a cura di Nello Fantozzi

L’esposizione, a cura di Ludovico Pratesi, ripercorre l’evoluzione dei lessici artistici avvenuta in questo decennio, attraverso gli scatti di maestri come Claudio Abate, Mimmo Jodice, Paolo Mussat Sartor. Al centro ci sono le performance, i dibattiti e le azioni che, dando voce ai cambiamenti sociali in atto, hanno ridefinito i canoni dell’estetica internazionale.

 

Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Joseph Beuys, Marina Abramovic sono solo alcuni dei protagonisti del percorso espositivo che elogia, in maniera indiretta, la potenza della sinergia tra le arti. Le mostre si trasformano in eventi imprevedibili, le parole acquistano nuovi significati e il corpo non solo produce arte ma diventa terreno di scoperta e luogo di sperimentazione.

Anche il ruolo della fotografia è duplice: documentare gli eventi ma anche partecipare al processo di contaminazione tra i linguaggi con cui interagisce, come il teatro, il cinema, la letteratura e la poesia. Dal movimento di Arte povera di Torino fino alla scena artistica napoletana, il racconto per immagini tocca diverse città italiane e rende eterne pratiche altrimenti effimere, esercizi di rivoluzione ancora in grado di stupire e affascinare.

Articolo tratto da La Freccia

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