Keith Haring, Untitled (1985), courtesy of Nakamura Keith Haring Collection © Keith Haring Foundation

 

Un tributo a uno dei più importanti padri della Street e Pop Art, con un’esposizione che ne ripercorre l’intera carriera, tra pittura, disegno, scultura, video, murales, arte pubblica e commerciale.

È la mostra Keith Haring, ospitata fino al 17 aprile 2022 a Palazzo Blu di Pisa. Centosettanta opere, per la prima volta in Europa, provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, l’archivio personale del pittore Kazuo Nakamura, custodito in Giappone nel museo dedicato all’artista.

Dopo oltre 30 anni, Haring torna nella “sua” Pisa, dove nel 1989 ha fatto tappa per dipingere, sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio, vicino alla stazione centrale, il vivace murales di 180 metri quadrati Tuttomondo.

 

L’ultima opera pubblica dell’artista statunitense prima della sua morte prematura e l’unica pensata per un allestimento permanente. Un monumentale inno alla gioia, alla pace e all’armonia del mondo, con un’esplosione di colori e soggetti, nato a New York grazie all’incontro casuale tra Keith e lo studente pisano Piergiorgio Castellani.

 

La cittadina toscana non poteva dimenticare quel giovane artista e a Palazzo Blu ha inaugurato una mostra che approfondisce la sua carriera e la vita privata, dagli esordi fino alla morte. L’esposizione è allestita in ordine cronologico dagli architetti di Pan-studio lungo un percorso suddiviso in nove sezioni: Principio, Oltre i limiti, Le storie, Haring a Pisa, Simboli e icone, Messaggio e musica, Energia primordiale, Distopia rilevata e La fine del principio.

 

Ne emerge un Haring dal carattere introverso ma dall’animo sensibile, impegnato nel sociale e nella lotta contro il razzismo, la povertà, l’Aids da cui era affetto, sempre schierato a favore dei diritti della comunità Lgbt e della salvaguardia dell’ambiente.   Presenti anche le serie complete degli anni ’80 e ’90 quali Apocalypse e Flowers, oltre a svariati altri disegni, sculture e grandi opere su tela come Untitled e un’ampia gamma di tecniche espressive indagate.

 

A partire dai soggetti realizzati in metropolitana, Subway Drawings, che restano tra i suoi lavori più noti e apprezzati, concepiti per essere ammirati da chiunque, senza barriere conoscitive. Un’arte accessibile a tutti la sua, definita Popular, e fruibile tramite disegni di gesso bianco su carta nera incollati sui manifesti pubblicitari delle stazioni metropolitane di New York – che diventano il suo atelier e la sua esposizione permanente – o riprodotti sulle magliette dei suoi fan e dei bambini che lo fermavano per strada.

 

Keith Haring, Pisa 89 (1989), courtesy of Nakamura Keith Haring Collection © Keith Haring Foundation

 

In esposizione anche The Story of Red + Blue del 1989, una sequenza di litografie realizzata per i bambini, usata per diversi concorsi di storytelling e inserita nei programmi educativi in numerose scuole americane.

 

Nelle sezioni Simboli e Icone, si trovano, invece, le opere Radiant Baby, Dog, Angel, Winged Man e Three-Eyed Facela, della serie pubblicata nel ’90, che include i personaggi più iconici della sua intera opera.

I famosi omini stilizzati che si muovono, amano e danzano, colpiti da raggi che creano e sviluppano un moto continuo.

Tutti i capolavori di Haring sono un tripudio di colori: giallo, verde, blu e rosso, sempre delimitati da una spessa linea nera o bianca, nessun riflesso o gioco di luci e ombre, e capaci di dar forza a una figura stilizzata che domina l’intera scena.

 

Nello spazio dedicato alla musica, si può ascoltare il suono tipico delle strade di New York o dei locali alla moda: tra le tante cover prodotte da Haring, una delle più famose è quella creata per un album di David Bowie dell’83 che raffigura due figure strette in un radioso abbraccio.

 

Al piano superiore, proseguendo nel percorso espositivo, la sezione Energia primordiale si popola di piramidi affollate di omini, animali, soli, maschere. In queste opere si nota un’influenza non occidentale: Haring si lascia ispirare dall’arte azteca, eskimo, africana e afroamericana, dalla mitologia e dai simboli antichi.

 

La fine dell’inizio chiude la mostra con le immagini che più rappresentano il linguaggio iconico del genio newyorkese: dischi volanti, cani, piramidi, serpenti e bambini, insieme a figure erranti ed extraterrestri. Nel 1990, poco prima di morire a soli 31 anni, Haring pubblica la sua ultima edizione su carta, The Blueprint Drawings: 17 litografie che mostrano il suo lato più tormentato e inquieto di artista e uomo.

 

Articolo tratto da La Freccia di dicembre 2021

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