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Credit foto: Archivio Fondazione FS Italiane

La trazione elettrica trifase ferroviaria è stata una piccola grande rivoluzione nei primi anni della storia del treno elettrico italiano. Un passaggio epocale dal vapore all'elettricità, ovvero dai convogli rumorosi e fumosi ai veloci e potenti motori alimentati da corrente alternata. Una soluzione più moderna ed efficace, specialmente sulle linee montane e appenniniche, con salite ripide e curve da brivido dove il vapore arrancava.

La Ferrovia elettrica della Valtellina

L’ingegnere Galileo Ferraris già nel 1884 sperimentava i motori asincroni trifase e i suoi ottimi risultati portarono alla prima applicazione su una strada ferrata italiana: la Ferrovia della Valtellina (40 km), inaugurata nel 1902. Qui, su salite impossibili per il vapore, la corrente ad alta tensione alimentava locomotive robuste che in breve avrebbero conquistato le linee del Nord Italia, come le E.431 (qui in sosta nella stazione di Ventimiglia). Potenza costante, assenza di fuliggine e costi ridotti non passarono inosservati, così le Ferrovie dello Stato nel 1907 avviarono l’elettrificazione della Ferrovia dei Giovi, una delle più complesse tra le linee liguri.

Il perché del nome “trifase”

Il sistema si chiamava “trifase” perché usava corrente alternata a tre fasi, cioè un tipo di alimentazione elettrica capace di far funzionare i motori delle locomotive in modo stabile e potente. Era una tecnologia complessa, ma all’epoca rappresentava un vero passo avanti: permetteva ai treni di affrontare salite e linee impegnative con grande affidabilità (come nel caso della locomotiva E.554 impegnata sulla linea Verona-Brennero).

La trazione trifase e la crescita della ferrovia in Italia

In Italia, la trazione trifase ebbe un ruolo importantissimo, soprattutto nelle linee del Nord (qui percorre un ponte sul fiume Po nei pressi di Moncalieri). Per anni ha accompagnato la crescita della ferrovia, diventando simbolo di sperimentazione, ingegno e progresso. Poi, col tempo, è stata sostituita da sistemi più pratici e versatili, ma resta una tappa fondamentale della nostra storia ferroviaria.

L’ultimo trifase

La dismissione della trazione trifase è arrivata negli anni '70, con un addio commovente e carico di nostalgia. Nel 1976, nella stazione di Acqui Terme in provincia di Alessandria, si è celebrato l’ultimo trifase: un treno speciale salutato da bande musicali, sindaci e ferrovieri in pensione, mentre le locomotive E.431 ed E.432 lasciavano il posto alle macchine più moderne a corrente continua.

L’arrivo dei nuovi sistemi

Il convoglio che quel giorno aveva raggiunto Acqui trainato da una E.431 ripartiva ora con una E.656 “Caimano”, salutando la fine del trifase in Italia.

Perché dire addio? I nuovi sistemi promettevano velocità maggiori, meno fermate per cambi trazione e risparmi enormi (ben 500 milioni di lire l’anno!). Ma dietro i numeri, un’epoca pionieristica si chiudeva per sempre, lasciando il posto a un futuro più rapido e standardizzato.