Per molti il viaggio in treno è un semplice spostamento. Per Raffaello Basiglio, giovane compositore piemontese, è invece la musa che si manifesta. Il rumore delle rotaie si trasforma in armonia, il segnale di apertura porte in un accordo inatteso, il brusio dei viaggiatori in una melodia da catturare. Basiglio è uno dei protagonisti di “Andata e Ritorno”, il film di Roberto Campagna ed Elena de Rosa realizzato da Gruppo Creativo Multimedia per Ferrovie dello Stato. La pellicola mette al centro il treno e i suoi passeggeri - pendolari, lavoratori, giovani in cerca di futuro - raccontando l’Italia che ogni giorno si muove sulle rotaie. Autore delle musiche originali, Basiglio vive un legame profondo con il treno: nei suoi viaggi trova al tempo stesso tranquillità e stimoli creativi. Quella routine fatta di suoni, movimento e ascolto è ormai parte integrante della sua identità artistica e del racconto cinematografico che la celebra.
Raffaello, il primo pensiero dopo aver ricevuto la proposta di partecipazione a questo progetto?
Dato che io faccio il pendolare praticamente da quando ho finito il liceo e di treni ne ho presi un sacco, mi è subito venuta in mente una musica che avevo scritto un anno fa a partire dal segnale di apertura porte di un Frecciarossa. Sono quattro note, avevo registrato quelle quattro note e ci avevo fatto una musica. Mi capita spesso di lavorare sul treno e quindi prendo ispirazione da quello che ascolto intorno a me. Mi è sembrata una bella cosa il poter raccontare ciò che vivo quasi quotidianamente o perlomeno tutte le settimane, attraverso la mia storia ma anche con la musica. Quindi una grande emozione. Mi sembra importante raccontare le storie di persone comuni che in un certo senso diventano dei supereroi.
Prima di questa esperienza, avevi qualche aspettativa o idea su come funzionasse il mondo della produzione cinematografica?
Questo è il primo progetto un po' grande a cui lavoro. Ho lavorato a qualche cortometraggio in questi ultimi anni. Però la cosa che non avevo mai sperimentato, pur avendo scritto musiche per alcuni corti, era di trovarmi su un set e di vedere come le persone lavorano. Quindi è stata, da questo punto di vista, una bellissima esperienza. E poi è stato particolare perché di solito quando mi commissionano un lavoro arrivano le immagini già montate.
Quindi una delle principali sfide che hai incontrato durante le riprese è stata proprio questa?
Sì, esatto. È stato il contrario di quello che faccio di solito. La cosa che mi capita molto spesso è avere già il prodotto finito. In questo caso, invece, si è trattato di trovare un'idea musicale che potessimo sviluppare prima delle immagini. È stato un lavoro molto particolare, perché è partito da un'idea ancora prima delle riprese e poi è stata sviluppata ulteriormente.
Hai mai avuto esperienze inaspettate o momenti di ispirazione particolarmente vividi durante i tuoi viaggi?
Tutte le volte che viaggio, nel senso che l'ambiente del treno e l'ambiente della stazione sono ricchi di suoni. Anche l'annuncio mononota che c'è in stazione quando si attende il treno, già quello può essere di grandissima ispirazione. È solo questione di saperli un po' ascoltare. Io a volte trovo l'ispirazione non soltanto nei suoni ma semplicemente nel guardare le persone che ho davanti a me in treno e provo a pensare a quella che può essere la loro vita al di fuori di quel momento trascurabile in cui ci incrociamo.
C’è un luogo o un tragitto in treno in particolare che ha avuto un ruolo speciale nel tuo percorso musicale?
Sicuramente le grandi stazioni sono un coacervo di suoni incredibili, di situazioni sonore assolutamente interessanti. In generale le grandi stazioni come Milano Centrale o Roma Termini sono per me di grande ispirazione perché lì prendendo i singoli suoni e organizzandoli musicalmente si può già iniziare a creare una partitura vera e propria. Se uno ha l'accortezza, un po' come avrebbe fatto il buon John Cage, di prendere questi suoni e organizzarli secondo un'idea musicale può nascere davvero una sinfonia di suoni.
Hai una composizione che è nata in treno a cui sei particolarmente legato?
Sì, è proprio una delle musiche da cui siamo partiti per sviluppare la colonna sonora vera e propria del film. Un giorno ero in treno con le mie cuffie, ad un certo punto le tolgo e sento queste quattro note: era il segnale di apertura porte. Ho pensato che fosse un suono troppo bello quindi ho aspettato la successiva fermata per registrarlo. Poi non ho fatto altro che scrivere il brano che un po' ha questo ritmo che ricorda il fragore dei treni sui binari. Insomma, l'ispirazione è proprio il viaggio in treno.
Che cosa speri che il pubblico colga dopo aver visto Andata e Ritorno?
Spero che il pubblico colga il fatto che dietro alle cose che ci circondano, anche dal punto di vista tecnologico sicuramente meravigliose, ci sono delle persone, degli esseri umani veri e propri che nella loro semplicità, nelle loro vite quotidiane, nella loro routine, come si vede in questo documentario, riescono ad essere speciali. Il documentario vuole mostrare proprio questo: come da cose che vediamo tutti i giorni ma che nella confusione delle nostre vite non notiamo, possa nascere qualcosa di straordinario.
Le tue impressioni da spettatore nel guardare questo docufilm?
È sicuramente un gran bel racconto, uno spaccato dell'Italia con vari personaggi che hanno storie interessantissime. Da spettatore ammiro molto questa forma di cinema. La grandezza di questo documentario sta proprio nella capacità di far commuovere e far riflettere ma senza cadere nel sentimentalismo, nella facilità della commozione. È molto profondo in questo.
Una parola che useresti per riassumere l'esperienza delle riprese?
Ne ho due: creatività e semplicità.
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