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Salire su un treno con un’idea ben precisa: trovare un volto, un particolare dettaglio che lo colpisca. A questo punto parte il viaggio di Alberto Cavallari. Un viaggio artistico oltre che fisico, un viaggio alla scoperta della solitudine digitale. Volti rapiti dallo schermo del proprio smartphone, volti assenti e per questo così affascinanti. Alberto è uno dei protagonisti del docufilm “Andata e Ritorno” presentato da Ferrovie dello Stato Italiane alla ventesima edizione della Festa del cinema di Roma.

 

Alberto come è iniziato tutto?

Tutto è iniziato durante gli anni dell’università. Uno dei primi corsi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano prevedeva di tenere un “diario di bordo”, un quaderno di schizzi e appunti sulle orme dei grandi maestri dell’architettura moderna. Da quel momento le agendine sono parte integrante di me e non mi abbandonano mai.
Un giorno per sfida ho ritratto il passeggero davanti a me, assorto nello schermo del telefono.  Lui non si accorse di nulla, io ero stupito che un gesto così anomalo come un ritratto passasse inosservato e da quel momento tutto è cominciato.

 

Perché il treno?

Sono pendolare dal tempo delle scuole superiori, prima per studio e poi per lavoro.  Il treno è una parentesi felice e spesso calma rispetto al traffico cittadino e mi dà modo di leggere, disegnare, ritrarre volti.

 

Ti siedi sul primo posto libero e ritrai chi hai di fronte oppure passeggi per il treno finché non trovi un volto che ti ispira?

Di solito mi lascio guidare dal caso ed una volta seduto cerco i volti più interessanti. Se però qualche passeggero mi colpisce faccio in modo di trovare posto a fianco. 

Dietro ogni ritratto c’è una storia immaginata da te e una storia reale. Ti è mai venuta la voglia di verificare se le due storie hanno dei punti di contatto?

Ovviamente si, però poi nell’immediato prevale la voglia di non disturbare l’altra o l’altro passeggero. Poi ci ripenso e spesso preferisco associare ai ritratti la storia che questi segni mi ispirano e il ricordo che ho del momento del ritratto.

 

Puoi descrivere le sensazioni che hai quando disegni e poi, nei giorni successivi, quando torni a guardare i ritratti?

All’inizio c’era imbarazzo perché cercavo di non farmi scoprire. Ora mi concentro sul volto e sulla storia che i tratti mi evocano. Molto spesso sfogliando le agendine i volti mi riportano al momento in cui stava avvenendo il “ritratto inconsapevole”

 

Assegni dei nomi ai tuoi ritratti?

No, in realtà non sento il bisogno di nominarli. Anche se ogni ritratto è contraddistinto da un codice univoco che dice di che agendina e di quale viaggio fa parte.

 

Da questa tua passione è nato anche un progetto…

Il progetto “Passeggeri” è nato spontaneamente e quasi per caso.
Dopo tanti ritratti ho pensato di dare loro una casa, un vagone, un luogo ove proseguire il viaggio. Ad oggi dopo 13 anni i passeggeri sono 1141, in continuo aumento.

Questa modalità di cronaca è diventata a tutti gli effetti il modo di comunicare di Alessandro. In una società sempre più veloce e connessa, dove è facilissimo scattare foto relegate nella memoria del telefono, ha deciso di utilizzare questo strumento per fermare degli istanti, per raccontarci delle storie.
Tutti i “Passeggeri” sono visibili sul sito www.passeggeri.org e su Instragram al profilo @passeggeri_