Da un lato c’è "Ticket to ride", un gioco da tavola ambientato in Europa (seppur la prima versione fosse in USA) che da 20 anni primeggia sul mercato del boardgaming e che ha superato i 20 milioni di copie vendute venendo tradotto in oltre 30 lingue. Dall’altro c’è il Gruppo FS che a giocare non gioca, ma come più volte ribadito dal suo amministratore delegato Stefano Donnarumma vuole costruire “la metropolitana d’Europa”. Nel mezzo, quindi, c’è una sola cosa: il treno. Se nel gioco ideato dal designer americano Alan Moon il fascino ferroviario ha trasformato l’esperienza in un vero e proprio cult generazionale, rendendo “Ticket to Ride” uno dei giochi più premiati al mondo (con oltre 30 premi internazionali). Nel Gruppo FS i premi non interessano poi così tanto, ci si limita ai fatti tangibili. Spagna, Francia, Germania, Grecia e Regno Unito sono, infatti, solo alcune delle nazioni europee dove viene offerto un servizio passeggeri attraverso il trasporto ferroviario. Alcune nazioni, come Spagna e Francia, addirittura attraverso il Frecciarossa. In altre con una capillare e quanto mai efficiente rete locale.
Ma se l’aumento e la miglioria del servizio ferroviario, a macchia d’olio, per gran parte del territorio europeo, è un vantaggio apprezzato e in grado di essere compreso da tutti, il perché “Ticket to ride” sia così leggendario è bene spiegarlo nel dettaglio. Il suo ideatore non ha avuto una vita facile all’inizio. Alan Moon, infatti, propose molte idee alle realtà di settore non riuscendo a trovare continuità. Tanto è vero che per sopperire ai suoi guadagni modesti spesso dovette alternare lavori salutari, come il cameriere, che lo aiutassero ad arrotondare. La continuità non fu trovata neanche nel 1998 quando inventando Elfenland (un gioco di elfi e villaggi) conquistò lo Spiel des Jahres, letteralmente il gioco dell’anno, il più importante riconoscimento nel contesto board game. Un premio così rilevante, ma non per le sue finanze. La situazione economica non decollò, molta precarietà e pochissimi picchi di benessere. E, allora, ecco provare a inventare la proposta capace di cambiare una vita: un gioco a tema ferroviario. All’inizio, a onore della cronaca, anche questa volta un fiasco. Troppe regole, un coinvolgimento eccessivamente meccanico e una partecipazione più noiosa che divertente. A modificare la corsa un’intuizione nata per caso, bisognava togliere invece che aggiungere. La nuova proposta piacque a un editore, Days of Wonder, e a marzo 2004 il gioco arrivò sul mercato e a giugno dello stesso anno vinse lo Spiel des Jahres (e sono due nella carriera di Moon) e, a novembre, le vendite superavano le 250.000 copie, con il titolo già distribuito in oltre 30 Paesi e in sei lingue.
Il segreto del successo fu nella semplicità. Lo stesso Alan Moon ha più volte scherzato su questo tema «funziona perché le regole potrebbero entrare nel dorso di un biglietto di un treno». Lo scopo del gioco è collegare, attraverso i binari, più città possibili. Non ci sono dadi, ma solo carte. Bisogna essere veloci, ma non prevedibili perché il collegamento potrebbe essere bloccato dalla strategia di un avversario. Oggi è diventato uno dei titoli più famosi al mondo, ma è già tempo di guardare al domani. Per la prima volta nella sua storia, Ticket to Ride travalicherà i confini del tabellone da gioco per approdare sullo schermo televisivo. L’attuale editore, Asmodee, ha chiuso un accordo con Netflix per una serie di prodotti video. Il primo sarà un lungometraggio, non si sa quando uscirà, ma si conosce chi ci sta lavorando. È la coppia di sceneggiatori formata da Ben Mekler e Chris Amick (già autori di Kung Fu Panda: Il cavaliere del drago).
Il Gruppo FS, invece, quale nuovo binario europeo punta a conquistare? Di certo quello tedesco con un collegamento Milano-Monaco di Baviera. Prendere il treno è qualcosa di semplice, un po’ come le regole di un gioco da tavola. Ma, come insegnato dalla storia di Alan Moon, anche la semplicità ha bisogno di studio, tempo e una buona dose di perseveranza.
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