Il 2022 sta per lasciarci. Ci saremmo aspettati di viverlo con più serenità. Liberati dalla pandemia, avremmo voluto tornare a respirare a pieni polmoni. Sotto un cielo non sporcato dalle traiettorie di missili bellici, non straziato dalla sofferenza di un popolo a noi vicino, non reso spettatore impotente di un melmoso fiume d’odio - in Ucraina come in altre terre martoriate da luttuosi conflitti - nel quale sguazza un uomo ancora una volta homini lupus.
Abbiamo tuttavia provato a concederci un ritorno alla normalità (che poi cosa davvero sia nessuno lo sa), riconquistando riti e abitudini che il Covid-19 ci aveva strappato di mano. Innanzitutto, viaggiare. Del resto, senza di voi a bordo dei nostri treni o in viaggio sulle nostre strade quel che facciamo, noi del Gruppo FS, non avrebbe senso. E poi stare di nuovo insieme, vicini. A teatro, al cinema, a un concerto. E gioire, per un successo sportivo. O per la vittoria di un Palio. A Siena si è tornati a correrlo dopo 35 mesi di astinenza. Non accadeva dalla Seconda guerra mondiale.
Ora, giunti a fine anno, cosa aspettarsi, o meglio, cosa chiedere al 2023? Noi lo abbiamo scritto sulla copertina di questa Freccia di dicembre: armonia. Come la divinità greca, figlia di Ares, dio della guerra e della furia brutale, e di Afrodite, dea dell’amore e della bellezza. Armonia quale sintesi e frutto di un equilibrio tra le due opposte pulsioni. Le due facce di noi stessi. Quelle che accompagnano la nostra esistenza e la vita dell’umanità tutta. L’invito è a cercare quell’equilibrio, l’augurio è trovarlo. In noi, tanto per cominciare. Buon 2023.
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