Foto di apertura di Alberto Conte

L’impressionante fioritura di nuovi percorsi a piedi che si sta verificando negli ultimi anni rischia di portare il territorio a un precoce punto di saturazione. La soluzione a questo problema consiste nella creazione di un ecosistema di cammini, come propone Alberto Conte, uno dei massimi esperti di turismo outdoor in Italia, fondatore nel 2006 di ItinerAria, azienda specializzata nella progettazione di viaggi a piedi e in bicicletta, e nel 2011 dell’associazione Movimento lento. «Già una ventina di anni fa ho iniziato a ragionare su come potenziare i tracciati esistenti e dare sostegno ai nuovi connettendoli alle direttrici principali» racconta.

 

«Come consulente tecnico della Via Francigena, mi sono presto reso conto della sproporzione che esiste tra il potere attrattore di un solo cammino, dal brand storicizzato e noto internazionalmente, rispetto a percorsi che, per quanto magnifici, non possano contare su tale forza». Sorge così l’idea di creare prodotti turistici integrati a un percorso-bandiera, cioè una rete di luoghi e sentieri minori connessi a un cammino principale. La proposta ha trovato terreno fertile in Piemonte ed è stata applicata al Cammino di Oropa, creato da Conte nel 2019 ed entrato in breve tempo nella top five dei percorsi più frequentati d’Italia.

 

Nasce così il progetto delle Terre del Cammino di Oropa, prima iniziativa locale nata dal format nazionale delle Terre del movimento lento. «Grazie agli ottimi risultati raggiunti, nel 2020 abbiamo cominciato a raccogliere l’adesione di numerosi protagonisti locali, interessati a creare non semplicemente una rete di collegamenti stabiliti a tavolino, ma un reale ecosistema di connessioni tra produttori bio, presidi Slow Food ed eccellenze territoriali. Un progetto che coniuga la salvaguardia delle tradizioni e l’incremento del turismo naturalistico in un’area storicamente vocata all’industria».

Il santuario di Belmonte a Valperga (To) lungo il cammino Canavesano

Il santuario di Belmonte a Valperga (To) lungo il cammino Canavesano. Foto di Alberto Conte

Il progetto, che ha ricevuto il riconoscimento della Bandiera verde di Legambiente nel 2020, ha unito un grande territorio, incorniciato dalle Alpi Pennine al cospetto di due presenze iconiche come il Monte Rosa e il Monviso. L’area è attraversata da oltre 500 km di percorsi per camminatori e ciclisti, che collegano «non soltanto zone meravigliose da un punto di vista naturalistico, culturale e spirituale, ma anche le storie di chi ha deciso di ripartire dal legame con la terra».

 

Conte si riferisce alle attività di pregio dei microbirrifici del Biellese, che trovano nelle acque cristalline dell’Elvo la materia prima ideale per una produzione di qualità, o ai presidi Slow Food del burro a latte crudo e del Macagn d’alpeggio, una toma tipica del territorio. Ma anche alle storie di persone come la giovane Elisa Mosca, che dopo la laurea in economia ha deciso di tornare alle origini producendo formaggi nella malga di famiglia, e di Elisa e Claudia Pozzo, due sorelle che hanno cambiato vita per proseguire l’attività vinicola dei genitori a Viverone. O di Cecilia Martin Birsa, artista di fama internazionale che vive nel minuscolo paese di Bagneri, dove crea sculture dalle pietre di torrente, trasformate nei profili degli animali che popolano i boschi circostanti. Gli itinerari che fanno da dorsali alla rete delle Terre del Cammino di Oropa sono quattro percorsi a tappe: il principale, detto anche Cammino della Serra, il Canavesano, l’Orientale e il Valdostano.

 

«Attorno a questi stiamo mappando centinaia di chilometri  di percorsi a piedi e in bicicletta connessi tra loro, e il progetto, nella sua estensione complessiva, toccherà i 1.500 km, connettendo le province di Vercelli, Biella e buona parte del Canavese, spaziando «da una porta rilevante come Chivasso, nel Torinese, con la sua importante stazione ferroviaria, sino al confine con la Val d’Aosta, toccando a est Varallo (Vercelli), dove arriverà la Ciclovia orientale». L’aspetto dei circuiti in bicicletta svolge un ruolo di primo piano: «È già disponibile la Ciclovia della Serra, 64 km che utilizzano una tra le strade cicloturistiche più spettacolari del nord Italia, il Tracciolino, mentre sono in via di tracciatura la ciclovia Canavesana e l’Orientale, che percorrerà la mitica via panoramica Zegna».

Il Santuario di Oropa. Foto di Alberto Conte

Il Santuario di Oropa. Foto di Alberto Conte

Il primo tra i percorsi che compongono il Cammino di Oropa è quello della Serra, ormai noto: 65 km divisi inquattro tappe con partenza da Santhià(Vercelli). Di difficoltà crescente, è ideale per chi non abbia mai affrontato un itinerario di più giorni. Attraversa prima la piana risicola, poi la zona collinare, sino alla grandiosa serra

morenica di Ivrea (Torino), «l’enorme anfiteatro che si è creato in due milioni di anni di lavoro del ghiacciaio balteo», spiega Conte. Il Canavesano (84 km per cinque tappe) rappresenta invece il ramo occidentale del Cammino di Oropa e collega il Canavese con il Biellese. È più impegnativo e consigliato a viandanti con una buona esperienza.

 

Una volta arrivati a Oropa, allungando il viaggio di tre giorni sarà possibile proseguire lungo il Cammino orientale (34 km), «entrando nel cuore delle montagne, in un

ambiente alpino», su un percorso sfidante, il più tecnico tra gli itinerari che conducono nella frazione di Biella. «È percorribile in due direzioni: partendo da Valle Mosso, attraversando la Valle Cervo e giungendo infine al Santuario di Oropa, oppure come continuazione del viaggio per coloro che arrivano al traguardo dopo aver concluso il Cammino della Serra o il Canavesano». Infine, il Cammino Valdostano. Aperto solo nei mesi estivi, per far fronte al clima rigido dovuto alle altitudini attraversate, unisce Fontainemore, nella valle del Lys, a Oropa, lungo il percorso della storica processione mariana notturna che si ripete da secoli ogni cinque anni.

 

Oltre all’aspetto naturalistico, queste zone del Piemonte presentano anche una spiccata attitudine spirituale: «Non può essere casuale la singolare concentrazione di luoghi sacri in questa zona», sottolinea Conte. «Oltre al simbolo di Oropa, il più importante santuario mariano delle Alpi con la sua celebre Madonna nera, costruito in un luogo di culto pre-cristiano, non possiamo dimenticare il magnifico Santuario di Graglia, vicino a Biella, e il Sacro Monte di Belmonte in provincia di Torino, Patrimonio Unesco proprio come quello di Oropa». In una visione spirituale più ampia, sono notevoli anche il Monastero di Bose creato da Enzo Bianchi nel 1965, la Federazione di Damanhur a Vidracco, nel Torinese, e l’imponente Monastero Mandala Samten Ling, dove si pratica il buddismo tibetano. D’altronde, proprio in questo territorio passa la cosiddetta linea insubrica, a separare la placca euroasiatica dall’africana, che secondo numerosi studi ha predisposto la zona a speciali condizioni energetiche.

 

Tuttavia, bisogna sempre prestare attenzione alle minacce create dall’uomo: «Il turismo lento sta trasformando il nostro territorio portando sviluppo economico, sociale e culturale, ma non mancano le criticità», avverte Conte. «Mi riferisco al progetto di un termovalorizzatore a Cavaglià, che se fosse approvato deturperebbe il paesaggio nella prima tappa del Cammino di Oropa, rischiando di interrompere il circolo virtuoso che abbiamo avviato». Ora la custodia di questo patrimonio è affidata anche al passaggio lento di tutti i camminatori.