Una veduta di Amantea (CS) ©Yuriy Brykaylo/AdobeStock

Nella lingua degli indios venezuelani per indicare un posto sicuro si utilizzava un termine specifico: guarimba. E se è un posto sicuro ciò che state cercando per quest’inedita estate 2020, ad alta protezione a causa del Covid-19, potete optare per Amantea, località di mare sulla costa cosentina facilmente raggiungibile in treno, ad esempio con il nuovo Frecciarossa 1000 Torino-Reggio Calabria fino a Paola e poi con un Regionale. Dal 7 al 12 agosto, nel Parco della Grotta a pochi passi dalla stazione, si applaude ai cortometraggi dell’ottava edizione de La Guarimba International Film Festival.

 

 

Ma qual è il legame tra cinema, Venezuela e Calabria? La risposta è nella persona di Giulio Vita, direttore artistico e fondatore della manifestazione. Nato in Italia, si è presto trasferito a Caracas, dove è stato sequestrato dalla polizia per aver partecipato alle proteste contro Hugo Chávez come “guarimbero”, termine derivato da guarimba, che nel frattempo, per una stravagante evoluzione linguistica, ha assunto il significato di barricata.

 

Dopo quest’esperienza Giulio va a Madrid per studiare Cinema e conosce Sara Fratini, illustratrice venezuelana, oggi co-direttrice del Festival. Dal loro incontro nasce l’idea di questo progetto cinematografico che si concretizza nel 2013 ad Amantea, il paese dei nonni di Giulio dove i due ragazzi si erano trasferiti un anno prima. Qui gli abitanti hanno una certa familiarità con le migrazioni: dopo la Seconda guerra mondiale molti amanteani hanno cercato una nuova vita nelle Americhe, tornando poi in alcuni casi alle origini. Non c’è da sorprendersi, quindi, se il giovane proprietario del bar della stazione, luogo fondamentale nella comunità locale per acquistare i biglietti dei treni, vi riceve con un accento spagnolo, anche lui di origini venezuelane.

 

Un’accoglienza calorosa che accomuna molti cittadini, a conferma di quel che scrisse Cesare Pavese, confinato in Calabria: «La gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca». Un’eredità di culture ancora oggi in atto, in varie forme. Quest’estate certo non farà scambiare calorosi abbracci, ci si dovrà accontentare di un saluto con il gomito e un sorriso negli occhi, porzioni preziose di un volto nascosto a metà dalla mascherina.

Giulio Vita intervistato nella sede de La Guarimba ©Giusy Magurno

Così mi accoglie anche Giulio Vita, raggiunto mentre è alle prese con la preparazione del festival, alla vigilia di un viaggio di lavoro verso Roma con treno regionale e Freccia. Il quartier generale de La Guarimba, sede dell’omonima associazione culturale, è l’emblema della kermesse: all’esterno una costruzione di vecchia data, come se ne vedono tante nei paesi del Sud Italia; all’interno un innovativo spazio di lavoro in cui l’italiano si mescola a lingue straniere. Un’anima glocal che si esprime da un lato nel legame con il territorio, dall’altro nello sguardo verso realtà internazionali. La missione della manifestazione è «riportare il cinema alla gente e la gente al cinema, perché dagli anni ‘60 agli ‘80 il grande schermo è stato un pezzo dell’estate di Amantea», racconta Vita, «con le proiezioni nell’Arena Sicoli che attiravano spettatori da tutta la costa tirrenica. Noi vogliamo riproporre il cinema come rito collettivo e atto sociale, prestando attenzione all’esperienza e non solo al contenuto». La risposta locale fin dall’inizio è stata entusiasta, sia come parte attiva nell’organizzazione, sia come pubblico, con un evento che in sette anni ha registrato circa 25mila spettatori da tutta la regione, oltre che dal resto d’Italia e dall’estero.

 

La forza di questo festival è infatti la capacità di uscire dagli schemi della piccola realtà di provincia per proiettarsi in una dimensione globale. Il team degli organizzatori è composto da giovani di Spagna, Belgio e Senegal, italiani con natali in Venezuela o Sri Lanka. Gli stagisti che si sono succeduti negli anni, spesso grazie al Progetto Leonardo, abbracciavano i Paesi più diversi, dal Giappone fino alla Slovenia. L’edizione 2020 viene realizzata grazie al patrocinio del Parlamento Europeo, oltre al sostegno di MiBACT, ambasciate di Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Australia, Istituto Culturale Coreano, Rappresentanza del Governo delle Fiandre in Italia e Forum Austriaco di Cultura Roma. Internazionale anche l’offerta cinematografica: in sei giornate si proiettano oltre 160 cortometraggi girati in 54 Paesi di tutti i continenti.

 

Le opere sono state selezionate tra 1.160 iscritte e divise in sei categorie: Fiction, Animazione, Documentario, Film Sperimentali, Videoclip e La Grotta dei Piccoli, per gli spettatori junior, in collaborazione con Unicef Italia. Fuori concorso tre sezioni dedicate a temi attuali: MigrArti, sugli italiani di seconda generazione, Americania, con corti girati a New York, alcuni durante il lockdown e in anteprima mondiale, e Karmala, che dà visibilità alla settima arte dell’Africa sub-sahariana. «La Guarimba non propone un cinema che soddisfa lo spettatore come fa la tv, ma uno che lo sfida e lo stimola», spiega Vita. «Offriamo contenuti che possono essere piacevoli o sgradevoli ma che in ogni caso invitano alla riflessione e creano dibattito».

La rassegna di quest’anno sarà sicuramente insolita a causa della pandemia, più ristretta e controllata, con concerti e laboratori ridotti e masterclass solo online. Gli organizzatori assicurano il distanziamento e la disponibilità di mascherine, gel disinfettanti e termometri digitali. Per godersi senza preoccupazioni la magia del cinema. La Guarimba, ancora una volta, è un posto sicuro.

Il Parco della Grotta ad Amantea durante una delle proiezioni del festival ©Marta La Faro

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