In apertura L’amore al tempo dell’odio di Florian Illies, edito da Marsilio, pp. 384 € 19,00

Conosciamo, quanto meno a grandi linee, i fatti della grande storia avvenuti in Europa negli anni ‘30 del ‘900. Le ideologie, l’economia e il fiorire delle arti fino all’invasione nazista della Polonia nel settembre del ‘39, con l’inizio della Seconda guerra mondiale. Lo abbiamo studiato a scuola, lo abbiamo letto in saggi e romanzi, lo abbiamo visto al cinema e nei documentari. Ma il modo di raccontarlo dello scrittore tedesco Florian Illies è unico, è un puzzle di piccoli episodi apparentemente da nulla se presi singolarmente. Messi insieme, invece, questi fatterelli mostrano come, nonostante gli evidenti segnali d’allarme, a ogni brutale svolta della storia si verifichi una sorta di cecità collettiva che rende l’umanità impreparata, colta di sorpresa.

Ascolta il podcast a cura di Aldo Massimi

In L’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trenta, l’autore evidenzia come, sull’orlo del più grande conflitto armato mai avvenuto, una guerra che causerà 60 milioni di morti, i più celebrati intellettuali, filosofi, artisti, letterati, divi - ossia persone che erano al centro dell’informazione, delle idee, degli eventi pubblici - non avessero intuito cosa stesse per piovergli addosso e fossero invece straordinariamente presi dai loro amori, dai tradimenti, da vezzi, narcisismi e ossessioni private.

 

Illies, brillante storico e giornalista tedesco, aveva già pubblicato un libro con la medesima struttura, 1913. L’anno prima della tempesta, sempre per Marsilio. Anche lì, a pochi mesi dallo scoppio della Prima guerra mondiale, si raccontano le vicende private di persone che facevano notizia e avrebbero potuto percepire con anticipo il disastro che stava per verificarsi, e invece continuavano a condurre, come se niente fosse, le loro esistenze piene di intrecci sentimentali, ossessioni creative, debiti e divertimenti.

I libri di Illies sono costruiti in un susseguirsi di brevi paragrafi che, in scansione temporale, intrecciano le vicende dei protagonisti, tutti nell’elenco dei nomi in appendice. Man mano che si procede nella lettura, reincontriamo i nostri personaggi e seguiamo l’intreccio di quelle vicende personali che tanto li distolgono dal rendersi conto di cosa davvero stia succedendo intorno a loro.

Prendiamo l’anno 1933, quello in cui Adolf Hitler divenne cancelliere tedesco iniziando a perseguitare gli ebrei. Bisogna ricordare che nel 1925 era stato pubblicato con enorme successo di vendite il suo Mein Kampf, in cui il programma di sterminio degli ebrei era già pienamente descritto. Bene, Illies ci fa incontrare il non ancora celebre scrittore Vladimir Nabokov, aristocratico esule russo sfuggito al comunismo, che nel ‘33 vive a Berlino con la moglie Vera, ebrea. L’atmosfera è violenta, i nazisti spadroneggiano, iniziano a venire uccisi e a sparire vicini di casa. Quando, anni dopo, domanderanno a Nabokov come mai non fossero emigrati sin d’allora negli Stati Uniti, lo scrittore risponderà: «Siamo sempre stati delle persone pigre. Di una pigrizia graziosa mia moglie, di una pigrizia orripilante io».

Articolo tratto da La Freccia

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