Foto in apertura di Angela Seracchioli

È la più antica via di pellegrinaggio documentata quella che dal Lazio conduce fino alla grotta di Monte Sant’Angelo (FG), in Puglia. Prima ancora della Francigena e dei cammini verso Santiago, in un tempo che si perde indietro nei secoli, esisteva un percorso che portava alla visita di questo santuario dove venivano investiti cavalieri, si recavano nobili e santi e transitavano anche pellegrini diretti in Terra Santa. Un’avventura che attraversa boschi e colline, montagne e tratturi, pascoli, altopiani e pianure, andando a scoprire antiche civiltà, dai Sabini in provincia di Rieti, ai Peligni, Vestini e Marsicani in Abruzzo, dai Sanniti antenati molisani fino ai Dauni di Puglia.

Il santuario di San Michele è meta di pellegrinaggi dal VI secolo: qui l’Arcangelo era invocato come medico, protettore delle greggi, patrono delle acque curative, psicopompo, guerriero e angelo di pace. Tra i tanti personaggi di spicco, pare che qui siano venuti San Bernardo di Chiaravalle, San Tommaso d’Aquino, Santa Caterina da Siena, Santa Brigida con sua figlia Santa Caterina di Svezia, il taumaturgo San Gerardo Maiella e Padre Pio da Pietrelcina. Tradizione vuole che vi sia andato in visita anche San Francesco d’Assisi, tanto che il suo passaggio costituisce l’aspetto determinante per la realizzazione di questo cammino, come vedremo più avanti. Molti anche i papi che hanno compiuto qui il loro pellegrinaggio: il primo è stato Gelasio I (492-496) e nel tempo si sono contati i passaggi anche di Urbano II, Innocenzo II, Alessandro III, Gregorio X, Celestino V, fino a Giovanni Paolo II. Che la devozione di San Michele Arcangelo sia diffusa in tutta Europa da secoli è certezza: esistono circa 200 luoghi di culto micaelico nel nostro continente. Ma l’aspetto più interessante è che l’ispirazione primaria ha una provenienza univoca, la grotta di Monte Sant’Angelo: quasi tutti i luoghi micaelici sono infatti posti su alture o in grotte, a imitare proprio il modello del Sacro Speco garganico. Anche la fondazione nel 708 del celebre santuario di Saint-Michel au péril de la mer, in Normandia, venne costruito ad instar Gargani, su reliquie fatte prelevare dal Gargano per ordine del vescovo Oberto.

E torniamo così a questo cammino, a quest’avventura in un’Italia arcaica e lontana dalle arterie turistiche più note, al percorso creato da Angela Seracchioli grazie a una coraggiosa esplorazione a due in compagnia dell’amica Marisa nel 2007, e battezzato nel 2011 Con le ali ai piedi, nome che ha dato poi il titolo alla guida per Terre di mezzo editore scritta dall'ideatrice del sentiero. Cinquecento chilometri in 25 tappe (approfondimenti nel reportage di viaggio #Camminaconme su FSNews.it), ispirati non soltanto alla prima grande via europea di pellegrinaggio, che richiamò a sé longobardi, ispanici, franchi, inglesi e sassoni, ma tracciando in particolare un pellegrinaggio nel pellegrinaggio. Con leali ai piedi ricostruisce, infatti, la via seguita da San Francesco, di cui le fonti attestano che fu in terra d’Apulia per due volte, proprio nel periodo in cui il viaggio alla volta della Grotta di Michele era al suo apice.

La stessa autrice lo considera il proseguimento ideale del percorso Di qui passò Francesco, il primo cammino tematico moderno che traccia la via dei luoghi fondamentali nella vita del Santo, dal santuario La Verna (AR) a Poggio Bustone (RI). Così, questo secondo tracciato a piedi prende avvio proprio da Poggio Bustone, sulle orme di colui che fu anche «devotissimo dell’Arcangelo, amante della cavalleria e proteso verso Gerusalemme», come ama ricordare la Seracchioli, andando ad abbracciare un percorso che «da montagna sacra a montagna sacra, dalla Verna a Monte Sant’Angelo, comprende due guide e un unico Cammino, di quasi 900 chilometri».

Foto di Angela Seracchioli

Ripercorriamola dunque quest’avventura a piedi, nel segno della scoperta quotidiana di un Sud Italia che emoziona con la meraviglia dell’inaspettato. La prima tappa, dal convento di San Giacomo a Poggio Bustone, porta all’elegante borgo di Cittaducale (27 km), ortocentro d’Italia, dove sorge la torre costruita a rappresentare il taglio “femminile” - del Maschio Angioino di Napoli. Lasciandola Valle Reatina si prosegue fino al Lago del Salto, giungendo a Borgo San Pietro (30 km), dov’è notevole la cappella affrescata nel convento delle Suore Francescane dedicato a Filippa Mareri, straordinaria figura di Santa che rinunciò alle sue origini nobili trasformando il suo castello in convento e che impressionò Giorgio de Chirico al punto da lasciare alle Francescane un superbo lascito di tele e sculture.

Tra paesaggi e altezze mozzafiato si giunge a Fiamignano (13 km), con una fermata d’obbligo alla monumentale grotta dove Filippa si ritirò con le sue sorelle. Percorrendo una strada solitaria allungata tra scenografiche rocce e strapiombi carsici, ci si distende nelle steppe dell’Altopiano di Castiglione, svalicando in Abruzzo, e si scende a Villagrande di Tornimparte (28 km), dove lo stupore trova il nome della Chiesa di San Panfilo, detta la Cappella Sistina d’Abruzzo. 

Si giunge poi all’Aquila (16 km), testimoniando così la rinascita di questa preziosa città d’arte, e lungo la successiva tappa, in direzione Santo Spirito d’Ocre (17 km), ci si ferma davanti a un ennesimo capolavoro affrescato: la Chiesa di Santa Maria ad Cryptas di Fossa, cittadina devastata dal terremoto del 2009 ma dove sono rimaste in piedi le pietre di una magnifica necropoli nota come piccola Stonehenge. Si ascende quindi al sontuoso Altopiano delle Rocche fino a Rocca di Mezzo (19 km), per affacciarsi sul brivido delle celebri gole che precedono Celano (16 km). Prima di attraversare l’Altopiano di Baullo, si visita la divertente Aielli, capitale internazionale della street art, per poi immergersi nel paesaggio tibetano di quella che Seracchioli considera “la tappa mistica”. A Castelvecchio Subequo (26 km), dov’è presente anche la più antica catacomba d’Abruzzo, ci stupirà un nuovo segno in nome di San Francesco: nella chiesa a lui intitolata, che custodisce anche pregiati affreschi di scuola giottesca, è conservata la reliquia del sangue delle sue stimmate. L’Eremo di San Venanzio, dedicato al Santo capace di guarire con l’energia tellurica della pietra, è protagonista il giorno successivo con l’arrivo a Raiano (11 km), dove vale la pena sostare per qualche ora: si tratta di un locus amoenus indimenticabile, dove un’architettura caparbia si arrampica nel potente scenario di acque e rocce disegnato dal fiume Aterno. 
Percorrendo i chilometri dove furono coniati il nome del nostro Paese e la prima moneta italica, è la volta di Sulmona (15 km), città storica per eccellenza che diede i natali a Ovidio. Di pregio assoluto anche la successiva tappa, con l’immersione nel bosco sacro dedicato a Sant’Antonio, dov’è stato censito il più antico albero italiano, con arrivo a Pescocostanzo (24 km), alle cui porte riluce la presenza vibrante dell’Eremo di San Michele.

L’ultimo baluardo d’Abruzzo è ad Ateleta (19 km), perché già approdando nella suggestiva San Pietro Avellana (IS) ci troveremo nel verdissimo Molise, come ci conferma lo stupendo attraversamento della Riserva naturale di Monte di mezzo, necessario per raggiungere la vivace Carovilli (23 km), dopo la quale faremo conoscenza con i tratturi. La sosta a Carpinone (20 km) regala sentieri di basolato, il fiancheggiamento della mitica ferrovia Transiberiana d'Italia e il potente spettacolo della cascata sul fiume Carpino, mentre l’approdo a Sant’Elena Sannita (19 km) sancisce il superamento del punto più stretto del Paese, passando dal fronte tirrenico a quello adriatico, con sconfinate visuali sui Monti del Matese. Imperdibile la sosta a Sant’Angelo in Grotte, con la sua struggente cavità dedicata all’Arcangelo Michele, conferma ulteriore che siamo sulla strada giusta verso la micaelica meta. Giungendo a Ripalimosani (24 km), in provincia di Campobasso, avremo superato gli altri bei feudi di Casalciprano e Castropignano, e ci incanterà il campanile svettante sulla Chiesa Madre. I successivi chilometri offriranno la possibilità di incontrare le tradizioni molisane al Museo Etnografico di Toro (15 km), e lascerà senza parole il belvedere sulle regioni confinanti del Molise dall’alto di Pietracatella (13 km), dove lo spettacolo più grande risponde al nome di San Giacomo Maggiore. È tempo di svegliarsi presto e mettersi in marcia con il fresco per raggiungere l’ultima regione di questo cammino, la Puglia. Si abbasserà l’altitudine e si alzeranno le temperature arrivando a San Marco la Catola (26 km), sull’ultimo baluardo collinare prima del Tavoliere: i Monti della Daunia, in provincia di Foggia. Saremo alla tappa 21 quando, sbucando da un bosco senza fine su immense distese di grano e girasoli, si agguanterà Castelnuovo della Daunia (16 km), ai cui piedi giace la commovente chiesina rurale di Santa Maria della Stella. Poi si tocca l’imponente Torremaggiore (21 km) solcando le “mesetas” pugliesi fino a Santa Maria di Stignano (28km), convento di fascino eremitico immerso in una solitudine agreste e protetto da pregevoli chiostri. Il finale tocca San Giovanni Rotondo (17 km) e poi giù, fino al traguardo, scendendogli 86 gradini che portano al ventre di Monte Sant’Angelo (22 km): il richiamo più potente della storia del Cristianesimo fatto luogo è qui. Da millenni chi giunge nelle viscere di questo santuario scioglie la stanchezza della via nell’emozione del pianto. Sarà difficile resistervi, soprattutto se si è pellegrini a passo lento ma con le ali ai piedi.

Articolo tratto da La Freccia

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