È in programma oggi la quinta Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, organizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility e in partnership con Rete Ferroviaria Italiana. A Roma, negli spazi dell'Acquario Romano, stamani si è fatto il punto sullo stato dell’arte della mobilità condivisa in Italia presentando il Rapporto Nazionale sulla sharing mobility.

Dopo l’arresto causato dalla pandemia, il 2021 vede l'utilizzo di scooter, bici e monopattini in sharing superare i valori del 2019, seguiti da un trend positivo anche per le auto condivise. Le iscrizioni ai servizi di mobilità condivisa in Italia sono state oltre 5 milioni, con 158 servizi di sharing attivi in 49 città. Sul podio Milano (per percorrenze, numero veicoli e numero noleggi) seguita da Roma, Torino e Firenze.

Persone su monopattini

I mezzi di micromobilità raggiungono il 91% dei veicoli in condivisione in Italia e il monopattino la fa da padrone con una notevole crescita dei noleggi giornalieri registrati a Milano, Torino, Roma, Bologna, Cagliari e Palermo.

Nello scenario della mobilità condivisa in Europa le città italiane registrano una performance migliore rispetto alla media delle 16 città monitorate da Fluctuo, il principale aggregatore europeo di dati sui servizi di mobilità. Nonostante gli ottimi risultati raggiunti, l'Osservatorio rileva che più del 50% dei capoluoghi italiani non dispone ancora di un servizio di sharing e che il divario tra Nord e Centro Sud resta molto forte.

LO SHARING PER CITTÀ PIÙ SOSTENIBILI
La V Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility è stata aperta da Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. «Per rendere più sostenibili le città - afferma il Ministro - i servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale insieme al trasporto pubblico locale. Anche grazie all'evoluzione delle tecnologie digitali, la mobilità alternativa offre maggiori soluzioni per lo spostamento dei cittadini a minore impatto ambientale». «Il MIMS - prosegue Giovannini - attraverso l'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobiliy e il progetto Mobility as a Service sta sperimentando un nuovo modello di mobilità integrata avviando un'importante e necessaria transizione».

Illustrazione grafica con scritta Mobility as a service

Il MaaS (Mobility as a Service) è un progetto pilota, gestito dal MIMS e dal Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, del valore di 40 milioni di euro che si inserisce nell’ambito degli investimenti del PNRR. Sarà in grado di integrare diversi servizi di mobilità in un'unica app e di programmare e pagare i propri spostamenti anche se questi si fanno con mezzi di trasporto differenti gestiti da operatori diversi.

LE STAZIONI HUB DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE E INTEGRATA
Alla conferenza è intervenuta anche Sara Venturoni, responsabile Direzione Stazioni di Rete Ferroviara Italiana che ha un ruolo fondamentale nel grande progetto nazionale di mobilità integrata. Le stazioni, infatti, dovranno accogliere le reti di trasporto che si stanno realizzando grazie alle nuove politiche per la mobilità sostenibile. 

Nelle aree urbane, a meno di un km da una stazione, vive e lavora più del 20% della popolazione e nel raggio di 3 km, dove la percentuale supera il 50%, si trova la maggioranza delle scuole secondarie (51%), delle sedi universitarie (83%) e degli ospedali (59%). Le stazioni sono al centro delle città e, in coerenza con gli obiettivi della politica dei trasporti nazionale e locale e della transizione verso una nuova gerarchia della mobilità, RFI sta lavorando per far sì che gli accessi agli hub ferroviari siano sempre più fruibili per chi sceglie spostamenti attivi, collettivi, condivisi e a basso impatto ambientale.

«Da 2,5 miliardi di investimenti nel 2018, che riguardavano solo la componente infrastrutturale delle stazioni, oggi abbiamo a disposizione risorse da parte del MIMS pari a 7 miliardi per riqualificare 620 stazioni in ottica di potenziamento della mobilità integrata» ha dichiarato Sara Venturoni nel corso del suo intervento.
«Il PNRR coprirà una parte importante di questo piano e, entro il 2026, 54 stazioni del Sud d'Italia saranno interessate da questo importante progetto di riqualificazione sostenibile» ha aggiunto Venturoni.