Si chiama LEED, acronimo di Leadership in Energy and Environmental Design. È un sistema di certificazione in ambito edilizio tra i più utilizzati al mondo, sviluppato negli anni ’90 negli Stati Uniti dal Green Building Council. Una patente di sostenibilità che attesta la qualità e l’efficienza di immobili, negozi, uffici. E descrive con criteri oggettivi e parametri in continua evoluzione quel tasso di virtuosità capace di conciliare etica ed economia, quando efficienza e qualità si traducono in maggiore produttività di chi in quegli spazi ci lavora.

 

A parlarcene, con lucida passione, è Francesca Galati, architetto e ingegnere ligure, LEED Accredited Professional. Energica, rigorosa, ironica, formazione all’estero, una breve esperienza politica, come consigliere e presidente di commissione nella sua Loano, Francesca è figlia di un costruttore, prematuramente scomparso, e di un’insegnante.

 

Il suo è stato un percorso di studi obbligato quanto congeniale alle sue attitudini, refrattaria quale si proclama alle materie umanistiche. «Finito il liceo la domanda non è stata “a quale facoltà vuoi iscriverti”, ma “a quale ramo di ingegneria”. Avrei preferito aerospaziale, ma alla fine sono dovuta restare con i piedi per terra, ingegneria edile. Però mi sto rifacendo, a breve conseguirò il brevetto di pilota».

 

Francesca ha affiancato da qualche mese sulla tolda di comando della Bee Incorporations, come managing director e socia, il suo fondatore, nel 2009, e presidente: Alessandro Bisagni, anch’egli ligure, di base tra Hong Kong e Shanghai. Undici le loro sedi, sparse tra Asia ed Europa, un’altra di prossima apertura negli States, 50 i dipendenti. 

Cosa fa la Bee Incorporations?

Il nostro unico obiettivo è il supporto alla sostenibilità. Forniamo la consulenza e tutto quello che serve per ottenere le principali certificazioni internazionali, in particolare la LEED e la WELL.

 

La certificazione è l’atto finale di un percorso che inizierà, immagino, quando si progetta la costruzione o ristrutturazione di un immobile?

È così, infatti affianchiamo da subito il team di progettazione e poi controlliamo l’esecuzione dei lavori, perché vengano rispettati i parametri richiesti per la certificazione. Tra l’altro la definizione della strategia, delle soluzioni da adottare e dei materiali da usare rappresenta la fase più appassionante e divertente del processo. 

In Italia, nota a tutti, è soltanto la certificazione energetica…

Che si ferma però alla sola parte consumi. Per la LEED sono 110 i punti presi in considerazione dal protocollo. Ne occorrono 40 per ottenere la certificazione base, che poi a salire diventa argento, oro e, dagli 80 in su, platino.

 

E quei punti a cosa si riferiscono?

Al raggiungimento di parametri ben definiti rispetto alla localizzazione dell’immobile, con la presenza e la densità di aree verdi, di uffici e di negozi, alla connessione con i mezzi pubblici, alla gestione dei rifiuti, all’utilizzo di materiali privi di componenti tossiche, meglio se riciclati e riciclabili, alla qualità dell’aria con adeguati impianti di areazione, all’efficienza idrica che si può ottenere con l’adozione di sanitari e rubinetterie a basso consumo, come con il riutilizzo delle acque piovane, per esempio per l’irrigazione e il convogliamento dei liquami. Cosa, quest’ultima, che avrei voluto fare anche per il nuovo stadio della Roma, e il Comune non ha accettato…

 

Quindi avete seguito anche le fasi di progettazione del nuovo stadio della Capitale? Certo (lo dice sottovoce, ndr), l’Italia non è stata per anni il nostro primo mercato, ma ci lavoriamo molto. Ci siamo occupati della certificazione della Roastery di Starbucks a Milano, dopo Tokyo e Shanghai, del Museo del 900 di Mestre, del Comune di Savona, il primo in Italia a conseguire la LEED for Cities. Ma tra i nostri maggiori clienti ci sono i marchi della moda e del lusso, come Prada e Ferragamo, certifichiamo i loro negozi, uffici, i centri produttivi e logistici. 

Edificio M Centro produttivo e archivio storico Salvatore Ferragamo - Firenze (in fase di certificazione LEED Platinum)

 

Perché se un ambiente è certificato LEED ci si lavora meglio e si è anche più produttivi. Dico bene?

Sì, perché ha caratteristiche positive tali da incidere su salute, serenità, rendimento di chi vi opera. In più ha consumi ridotti, quindi più ricavi e meno costi. Se oggi è utilizzato in oltre 167 Paesi nel mondo è perché produce un ritorno economico. E se, ammortizzate le spese, il ritorno arriva entro 10 anni, il gioco vale la candela.

 

Il mondo della moda quindi è tra i più sensibili…

Si è già mosso anche sul fronte WELL, certificazione che ha appena quattro o cinque anni e punta il faro proprio sul benessere delle persone. Stiamo certificando già svariati progetti. Se oggi siamo al top a livello internazionale, con all’attivo 380 progetti LEED solo in questo settore, di cui 280 già certificati, lo dobbiamo proprio al settore retail, per il quale abbiamo firmato contratti globali con brand che hanno fino a 600-700 negozi in tutto il mondo. Certo, Starbucks resta il numero uno, intende arrivare a diecimila punti vendita green, sono partiti per primi, hanno un ufficio dedicato e noi siamo i loro consulenti.

 

Professionalità italiana, criteri e rigore internazionali.

Sì, tutto finisce a un ente terzo, a Washington, che revisiona i progetti provenienti da tutto mondo. Un team definito da un numero, di cui non conosciamo la composizione, materiali inviati in formato digitale, più terzietà di così. Vera mentalità anglosassone, che a me piace, è quella della mia formazione. Però serve anche la nostra inventiva, se c'è un problema noi italiani lo sappiamo risolvere, nessuno ci batte, e infatti nel mondo del retail, qualunque sia la posizione di un negozio, dall’America all’Asia, alla fine le imprese edili che ci lavorano sono italiane: sono brave, veloci, efficienti. 

E ora so che lavorate anche con le nostre Ferrovie.

Sì, ho appena incontrato gli ingegneri di RFI per un progetto LEED che riguarda la stazione di Frosinone. Il focus è sempre sugli ambienti di lavoro, ma alla fine, i benefici sono per tutti. Anche perché, nella strategia complessiva, un ruolo importante lo rivestono le percentuali di aree verdi, di posti per le auto elettriche, di rastrelliere per le biciclette, e la raccolta differenziata dei rifiuti.

 

 

Articolo tratto da La Freccia febbraio 2020

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