A soli 17 anni, nel 2008, costruisce la sua prima stampante 3D. Lui è Alessio Lorusso, il classico “smanettone”, uno di quelli con la passione per la scienza e la tecnologia. Mentre chiacchieriamo mi ritrovo a pensare che senza persone così oggi l’umanità probabilmente non avrebbe ancora scoperto la ruota o il fuoco. In quegli anni, la cameretta di casa di Alessio si trasforma nel suo laboratorio personale ed è nell’officina di papà che inizia a farsi le ossa, apprendendo le regole della meccanica. A questo punto, mi sovviene il mito di Steve Jobs: la leggenda narra che fu proprio in un piccolo garage che il genio di Apple assemblò il primo computer Mac.

 

Tornando ad Alessio, nel 2013 smette i panni da nerd per indossare quelli di giovane imprenditore e fonda, a Bari, l’azienda Roboze. Per i primi due anni, accanto a lui c’è un solo collaboratore part time. Oggi invece nella società lavorano circa 100 persone: ingegneri meccanici, elettronici, del software, scienziati dei materiali e chimici. L'età media è 32-33 anni e quasi il 35% dell’organico è formato da donne.

«In Roboze sviluppiamo quella che oggi è considerata la tecnologia di stampa 3D più precisa al mondo. Siamo specializzati in super materiali, ossia polimeri che per proprietà termiche, meccaniche e chimiche possono addirittura sostituire i metalli in ambienti estremi. Quindi aiutiamo i nostri clienti a ridurre i pesi, a migliorare l'efficienza, limitare i consumi e produrre just in time e on demand solo quando e dove ce n'è bisogno utilizzando la nostra beltless technology, una tecnologia di stampa 3D brevettata» ci spiega Lorusso.

Alessio Lorusso, Amministratore Delegato e Fondatore di Roboze

In sintesi, l’innovazione delle stampanti 3D Xtreme e Argo di Roboze passa attraverso due punti chiave: l’alta precisione - e quindi la replicabilità dei pezzi su larga scala - e l’utilizzo di materiali compositi di nuova generazione. A questo si aggiunge il modello di business: la società propone di switchare da una produzione di massa delocalizzata a una customizzata nel luogo di esigenza, secondo Lorusso infatti ciò potrebbe risolvere la fragilità delle attuali supply chain presenti nelle aree geografiche del mondo.

Stampante 3D Argo 350 di Roboze

Oltre a servire le grandi corporate globali, l’azienda è attiva anche nel settore dei trasporti: in poche ore, le stampanti 3D sono in grado di realizzare i componenti di ricambio dei treni ferroviari al fine di manutenere la flotta Trenitalia, evitando così sprechi e una lunga tenuta di spare parts nei magazzini FS. Inoltre, la circular economy di Roboze permette di recuperare anche dopo anni i pezzi che non servono più e, partendo da questi scarti, la società è in grado di realizzare un nuovo materiale. Un processo a tutto vantaggio della sostenibilità ambientale.

La sede Roboze di Bari

«Conquisteremo il mondo!» è con questa battuta che Alessio ci saluta al termine dell’intervista e il piano pare essere già avviato: nel 2020 la società ha aperto una sede a Houston, negli Stati Uniti, e tra sei mesi sarà operativo anche un punto a Monaco, in Germania. Ci sono inoltre più di 350 macchine Roboze installate in 24 paesi e sono attive numerose collaborazioni in ambito universitario.

«In campo medico, stiamo studiando una nuova tecnologia di materiali in grado di riprodurre protesi all’interno del corpo umano che favoriscano la rigenerazione cellulare. C’è poi un altro filone molto importante per noi, la New Space Economy: stiamo lavorando a nuovi materiali che contribuiranno a ridurre i pesi aumentando così l’efficienza dei viaggi nello spazio» conclude Lorusso. Prossimo step? Alla conquista della Luna ovviamente.