In cover, folla in partenza per le vacanze sulla banchina alla Stazione Centrale di Milano (luglio 1961) © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
Nel Secondo dopoguerra il treno fu un simbolo della rinascita italiana. Riportò a casa i soldati che rientravano dal fronte, alimentò il turismo e il rito collettivo della villeggiatura, accompagnò tanti migranti meridionali in viaggio verso nord per lavorare nelle fabbriche, ma anche verso sud per il ritorno nelle terre d’origine. Oggi è uno dei protagonisti di Come saremo. L’Italia che ricostruisce, la mostra aperta a Vicenza, alle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, fino al 18 aprile.
Una ragazza in Vespa guarda dei manifesti di località turistiche (7 giugno 1949) © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
In esposizione 44 immagini tratte dall’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo, un patrimonio di circa sette milioni di scatti realizzati tra gli anni ‘30 e ‘90 su temi di cronaca, politica, costume, società, cultura, sport e paesaggi. L’obiettivo è raccontare chi eravamo, per immaginare come saremo. Le foto, ricche di umanità e cariche di entusiasmo, sono state scattate in un periodo fondamentale per l’Italia, quello della ricostruzione e del miracolo economico.
Intervista ad Arianna Rinaldo e Barbara Costa a cura di Federica Gheno
«La scelta di immagini», spiega Arianna Rinaldo, curatrice della mostra, «ci ha permesso di formulare un messaggio di speranza e ottimismo in un momento critico legato alla situazione globale attuale. La storia offre la possibilità di ritrovare parallelismi tra epoche differenti e, soprattutto, di apprendere dal passato».
Le gallerie del Teatro alla Scala in occasione dell’inaugurazione della stagione lirica (7 dicembre 1953). Foto di Nick Giordano, Tino Petrelli, Silvano Lucca e Franco Giglio © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
Dopo la Seconda guerra mondiale il Paese si rialzò dalle macerie e cambiò rapidamente, vivendo una rivoluzione nei costumi e nei valori. Non a caso, anche le donne sono protagoniste della mostra: si traccia il loro rapporto con la famiglia, il lavoro e i nuovi diritti, come quello al voto, ottenuto solo nel 1946. In quegli anni, inoltre, gli italiani si riappropriarono della quotidianità come cittadini liberi.
Quella normalità che troppo spesso viene data per scontata, ma che si riscopre in occasione di un evento eccezionale, come l’odierna situazione pandemica. «Le foto esposte», prosegue Rinaldo, «colgono momenti individuali e collettivi di ripresa, resilienza, coraggio e anche leggerezza, che nel titolo Come saremo abbiamo voluto declinare al futuro, per aprire lo sguardo verso una rinascita comune ed esprimere il bisogno di riconciliarci con il mondo circostante».
Articolo tratto da La Freccia
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