«Ho coronato il mio sogno di palleggiare con un campione come Zlatan Ibrahimović. Ma, allo stesso tempo, ho avuto un’occasione per dimostrare a tutti che anche persone con disabilità gravi e progressive, che usano una carrozzina elettronica, possono giocare e compiere gesti atletici come i calciatori di Serie A». A dirlo è Donato Grande, affetto da una patologia congenita dall’età di 12 anni, che il 4 marzo scorso si è ritrovato a condividere il palco di Sanremo con uno dei suoi idoli, indossando la maglia azzurra. Grande, di Trani, ha coltivato la passione per il pallone e il Milan fin da piccolo e ora è un attaccante della Nazionale italiana di powerchair football, il calcio in carrozzina. Uno sport dal valore sociale inestimabile, perché dimostra che a nessuno – bambino, adulto, normodotato o con disabilità – può essere negato il sogno di calciare un pallone.

L’attaccante della Nazionale italiana di powerchair football, Donato Grande, sul palco di Sanremo con Zlatan Ibrahimovic e Amadeus (4 marzo 2021)  ©Rai

Donato Grande sul palco di Sanremo con Zlatan Ibrahimovic e Amadeus (4 marzo 2021)  ©Rai

La maggior parte delle regole sono uguali a quelle del calcio, ma con alcune evidenti differenze: ogni team si compone di quattro atleti compreso il portiere, il pallone ha un diametro di 33 cm e i giocatori in carrozzina elettrica corrono a una velocità massima di 10 km/h. Una delle norme più specifiche è quella del due contro uno: solo un calciatore e un suo avversario possono restare entro tre metri dalla palla quando questa è in gioco; se un terzo (che non sia il portiere nella propria area) si avvicina a meno di quella distanza, l’arbitro assegna un calcio di punizione. Ciò porta le squadre ad allargarsi e a non intasare il campo, rendendo le azioni fluide e scorrevoli.

Donato Grande durante un'azione di gioco di powerchair football, il calcio in carrozzina

Il powerchair football nasce nel 1978 in Francia e da lì si diffonde in Europa e nel mondo. Nel nostro Paese arriva solo negli anni 2000, grazie all’interesse di Diego D’Artagnan, oggi allenatore professionista Uefa, che nel 2017 è riuscito a far riconoscere questo sport dal Comitato italiano paralimpico (Cip). Da lì, viene affidato alla Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali (Fispes) che, a sua volta, tra il 2018 e il 2019, lo porta sotto l’egida della Federazione italiana wheelchair hockey (Fiwh), disciplina con cui condivide l’ausilio di gioco, la carrozzina elettrica. Il 2020 è l’anno del cambio definitivo di denominazione: per poter rappresentare al meglio entrambe le attività, dalla Fiwh prende vita la Federazione italiana paralimpica powerchair sport (Fipps).

Una definizione organizzativa vissuta appieno dall’attaccante azzurro, che ricorda i primi passi con il calcio: «Da piccolo non ho mai potuto giocare con i miei compagni. Mi avventuravo in porta o facevo l’arbitro, ma non era mai un’attività completa. Sono sempre stato attivo nella vita, invece nello sport ero fermo, a parte il gioco virtuale con la PlayStation». Poi nel 2016 la svolta: «Ho scoperto casualmente il powerchair football tramite un video su YouTube girato negli Stati Uniti, ho pensato che fosse calcio a tutti gli effetti e che potevo farlo anche io. Da noi ancora non esisteva, così con un gruppo di amici ho creato l’Asd Oltresport, la prima squadra in Puglia, la seconda in Italia (la pioniera è stata l’Asd Arco di Ercolano, oggi non più attiva, ndr)».

Donato Grande in un'azione di gioco di powerchair football, il calcio in carrozzina ©Pasquale D’Orsi

©Pasquale D’Orsi

Dalla nascita oltralpe all’ultimo passaggio federale nostrano sono trascorsi 42 anni, un gap con gli altri Paesi da recuperare al più presto. «Grazie a tanta passione, entusiasmo e allenamento», dichiara Andrea Piccillo, presidente della Fipps, che sottolinea l’importanza del calcio in Italia. «La prova di quanto questo sport sia affascinante per gli italiani e di quanto stimoli i sogni di grandi e piccini l’abbiamo avuta già nel primo anno di attività: nonostante la pandemia e l’impossibilità di calcare i campi, le squadre nel nostro Paese sono passate da tre a 12». Un aiuto viene poi dall’accoppiamento con il powerchair hockey, che in Italia ha una storia trentennale, conta 30 società e vanta il titolo di campione del mondo. «La sinergia tra le due discipline ha già dato buoni risultati in altre nazioni», aggiunge Piccillo.

Andrea Piccillo, presidente della Fipps - Federazione italiana paralimpica powerchair sport

Andrea Piccillo, presidente della Fipps

Le sfide future per il movimento federale sono due: una interna, l’altra sportiva. È necessario soprattutto far conoscere questo sport, coinvolgendo nuove persone. Può essere utile innanzitutto «firmare protocolli d’intesa con le associazioni nazionali che si occupano di disabilità per avvicinare più atleti possibili», consiglia l’attaccante azzurro Grande. Agevolerebbe la promozione anche l’inizio di una stagione competitiva, finora fermata dal Covid-19. «Volevamo partire con il campionato nazionale 2020/21 ma non è stato possibile. Confidiamo nell’efficacia della campagna vaccinale per riprendere le competizioni dal prossimo autunno», spiega il presidente della Fipps. L’obiettivo, secondo Piccillo, sarebbe esordire nelle competizioni internazionali nel 2022 e qualificarsi agli Europei e ai Mondiali. Organizzazione interna e sviluppo di gioco vanno di pari passo: «Più persone si avvicinano al football o all’hockey», aggiunge Grande, «più avremo la possibilità di scoprire nuovi talenti, migliorare la rosa della Nazionale e raggiungere obiettivi internazionali».

Dopo la serata di Sanremo, molte persone hanno chiesto al giovane atleta come avvicinarsi a questo sport: «Mi è rimasta impressa la telefonata di una donna da un paese vicino Venezia. Per suo figlio, un bambino di cinque anni in carrozzina elettrica, ero diventato un idolo e voleva assolutamente capire come aiutarlo a giocare». Il modo migliore, secondo Grande, è rivolgersi alla Fipps o alle maggiori associazioni che si occupano di disabilità fisiche, come l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), Famiglie Sma, Associazione italiana osteogenesi imperfetta (Asitoi) e Associazione per lo studio delle atrofie muscolari spinali infantili (Asamsi).

 

L’obiettivo è aprire un nuovo mondo a quelle persone che, dalla nascita o in età più avanzata, magari a causa di un incidente, hanno a che fare con la disabilità. Praticare il powerchair football, infatti, è innanzitutto un dono a se stessi: «Consente di ottenere quei benefici psicofisici che solamente lo sport è in grado di offrire. Riduce lo stress, garantisce la socializzazione e una sana competizione con se stessi e i compagni. E poi aiuta a integrarsi a scuola, perché anche questi bambini possono finalmente raccontare agli altri di essere impegnati nel calcio e invitarli ad assistere a una partita. In questo modo», conclude Donato, «si abbatte ogni tipo di barriera e pregiudizio».