Fu Giustino Bisol a fondare nel 1950 a Valdobbiadene (TV) la cantina di famiglia in società con il cugino Luciano Ruggeri. Erano tempio duri, una terra povera e quando Luciano si allontana, Giustino decide di proseguire da solo, quel sogno di produrre vino in un luogo che oggi è nel centro della denominazione Prosecco di Valdobbiadene Superiore docg.

Sono due le caratteristiche peculiari del territorio: la prima le colline ripide, bellissime, un ambiente ideale per far crescere la Glera, il vitigno da cui viene il Prosecco. La seconda il lavoro interamente fatto a mano, da tagliare l’erba a vendemmiare. Lavoro lungo e difficile, ma ripagato dalla qualità dell’uva. Un’uva capace, quando lavorata con passione e tecnica di dare molto e raggiunger risultati quasi inimmaginabili. Oggi alla guida dell’azienda troviamo Paolo Bisol e la figlia Isabella che hanno scelto di dimostrare la forza del Prosecco e la continuità con la passione del nonno Giustino, attraverso una degustazione verticale di vecchie annate proprio di “Giustino B.” L’etichetta, prodotta per la prima volta nel 1979 è dedicata al fondatore, prodotta con le uve di soli cinque selezionati vigneti.

Ascolta l'intervista a Isabella e Paolo Bisol:

La degustazione verticale con annate fino al 2009, si è svolta a Milano presso il ristorante dello chef Daniel Canzian, le cui origini venete si sono dimostrate perfetto elemento di unione tra i vini e i piatti. Quasi una dimostrazione pratica di quanto il Prosecco di Valdobbiadene Superiore Docg, non rappresenta solo quel vino “Giovane, fresco e fruttato - afferma Paolo - che tutti conoscono, ma è anche in grado di reggere con carattere il passare degli anni”. Molto sta nella lavorazione delle uve, nella cura del lavoro in campagna, un impegno che richiede dalle 300 alle 800 ore di lavoro per ettaro.

“Noi abbiamo una mentalità vecchio stile e consideriamo l’assemblaggio come momento fondamentale - prosegue Bisol - nel lavoro di cantina, che viene seguito dal nostro enologo Fabio Roversi”. Altro elemento importante nella resa di qualità, è l’età delle viti, alcune superano i cinquant’anni, hanno radici profonde, producono o meno, ma la qualità è altissima. Paolo Bisol, la cui forza innovatrice non si placa mai, ha portato a Milano anche il suo “Cinqueanni”, un Valdobbiadene che viene imbottigliato dopo aver riposato all’interno dell’autoclave per ben 46 mesi. “Evoluto in autoclave per diversi anni - commenta Isabella Bisol - da un’idea di mio papà Paolo, siamo stati i primi a volerlo fare e ad averlo fatto”.

Inoltre in abbinamento al menu ecco il “Vecchie Viti”, Prosecco Superiore Docg che nasce dalla scelta di circa 2500 viti di età compresa tra i 90 e i 110 anni e il Cartizze, un “cru” che proviene da una sola piccola area collinare di straordinaria bellezza. Ricordiamo che le colline del Prosecco sono patrimonio dell’Unesco. Un piccolo patrimonio o anche l’abbinamento tra il Vecchie Viti e la notevolissima “Faraona alla veneta ripiena di Pescatrice, servita arrosto, accompagnata dalle sfumature di ortaggi della stagione” dello chef Daniel Canzian.

Dalla degustazione verticale, ecco le note del 2020 la più giovane e del 2009, la più vecchia. Tra di esse le 2017,2015,2014.

2020:

Da poco in bottiglia. Al naso è piacevole e fresco, di carattere fruttato preciso, per nulla vago. Al palato una bollicina morbida e cremosa riprende la declinazione del bouquet olfattivo con un’interessante punta sapida.

2009:

Naso complesso e aromatico, pieno, vasto e ricco. Al palato mantiene intenso il carattere, meno presente la freschezza e la forza della bollicina, che in parte si è spenta. Ma nel complesso la rotonda, vellutata eleganza è ben presente.

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