A giugno ha finalmente rimesso gli sci ai piedi allo Stelvio, per tutto il mese. «Tornare sulla neve è stato fantastico, a sciare, scorrere, scivolare, la parola più bella che ci sia, composta da “sci” e “volare”». Sofia Goggia, bergamasca, medaglia d’oro olimpica di discesa libera a Pyeongchang 2018 – l’Italia non la vinceva dal 1952 con Zeno Colò – e campionessa mondiale nella stessa disciplina, inizia così a raccontare la ripresa dell’attività che affronta carica e positiva.

Stato d’animo attuale?
Sono tranquilla e serena, dopo una cauta ripresa, adesso c’è un rinnovato entusiasmo, voglia di fare e lavorare. Desidero tornare al top.

 

Con quali obiettivi?
Per una sportiva del mio livello lo scopo è quello di tornare a vincere. Personalmente, voglio prima ritrovare una sciata veloce, ma solida e consistente, con la quale i risultati saranno una conseguenza naturale. Adesso voglio a andare a letto ogni sera dicendomi che ho lavorato bene e sono soddisfatta di me.

Ti attendono sacrifici.
Non mi piace parlare di sacrifici ma di scelte e, quali che siano le proprie, comportano sempre la rinuncia a qualcosa. Non esiste successo senza rinuncia. Preferisco soffermarmi sulle scelte compiute, senza le quali non avrei potuto raggiungere i miei traguardi, piuttosto che pensare a ciò che mi manca.

Foto di Frencesco Moro/LaPresse

Quale rapporto hai con il viaggio?
Innanzitutto è una dimensione della professione, quindi posso descrivere a memoria le piste da sci in Polonia o in Corea, ma non ho mai visitato una città. Il nostro lavoro è recarci nella località sciistica e dare il meglio di noi scendendo sulle piste. Poi, devo dire che amo molto il mese che passiamo in Argentina ad allenarci, a Ushuaia, luogo spettacolare in Patagonia, nella Terra del Fuoco. Una terra che per me non ha segreti e di cui sono innamorata. Ci ho passato un anno della mia vitae la conosco quasi meglio di Bergamo, dove sono nata. Ushuaia mi è entrata nel cuore, la prima volta avevo 16anni, appena arrivata in Nazionale, nella fase in cui tutto è nuovo e bello e hai negli occhi tanta curiosità e voglia di vivere ogni singolo momento con grande entusiasmo. Mi piace svolgere il mio lavoro di preparazione nell’altro emisfero, mi dà una grande tranquillità che non provo in Europa, più vicina a casa ma con ritmi frenetici. Là posso davvero concentrarmi al meglio: allenamenti, pane e sci, motivando me stessa e chi lavora con me.

Viaggi in treno?
Molto spesso sulla tratta Milano-Roma. È sempre una bella sensazione viaggiare stando fermi e potendosi dedicare ad altro. Spesso ascolto musica o audiolibri, come fossi a casa, senza stress. Godendo del bellissimo paesaggio che scorre all’esterno, in particolare mi piace quando il treno attraversa le colline dell’Italia centrale, prima di raggiungere Roma.

 

Se tornassi bambina, quale sarebbe il profumo della tua infanzia?
Oltre a quello della neve, che in pochi sanno percepire, è quello dell’alta montagna, un insieme di erba secca, piante che fioriscono, mirtilli, ma anche sterco. Un profumo che senti solo in alta quota, perfettamente descritto da Paolo Cognetti nel suo libro Le otto montagne (Einaudi, pp. 208 € 18,50): leggendolo ho sentitogli stessi profumi di quando salgo nella mia baita in Val d’Aosta, a 2.600 metri, senza elettricità né acqua corrente. Il mio luogo del cuore.