Se in questo periodo non si può viaggiare fisicamente, almeno lo si può fare con la fantasia. E per questo ci viene in aiuto la piattaforma Disney+ che, ai tempi del coronavirus, è un utile antidoto contro la clausura forzata tra le mura domestiche. La piattaforma offre suggerimenti personalizzati e la possibilità di impostare fino a sette diversi profili. I bambini hanno un’interfaccia con navigazione facilitata e accesso a

contenuti adatti alla loro età. La line-up in streaming presenta programmi originali in esclusiva: dai supereroi Marvel alla galassia lontana di Star Wars passando per i documentari targati National Geographic, tutti i film e le serie d’animazione (e non) Disney e Pixar, fino ai cartoon con protagonisti Topolino & company. Ci sono produzioni made in Italy create ad hoc come Penny on M.A.R.S, serie di grande successo tra i teenager, e I cavalieri di Castelcorvo, innovativo mistery dalle mille sorprese.

 

Tra le novità da non perdere c’è di sicuro Dietro le quinte dei Parchi Disney: The Imagineering Story, docu-serie che racconta quanto la felicità sia un lavoro duro. Da quasi 70 anni un gruppo di artisti e ingegneri porta avanti le idee nate dalla mente di Walt Disney, per trasformarle in una realtà globale capace di toccare il cuore di milioni di persone. Queste donne e uomini vengono chiamati Imagineers.

 

La regista candidata all’Oscar Leslie Iwerks accompagna gli spettatori in un itinerario esclusivo e senza precedenti nel backstage del Walt Disney Imagineering, il centro di design e sviluppo della multinazionale, dove sono stati progettati i 12 parchi a tema Disney sparsi nel mondo. Un vero e proprio studio artistico, centro di design e laboratorio di innovazione dove un eclettico gruppo di creativi dà vita alle idee di Disneyland, Epcot e Disney’s Animal Kingdom fino ai parchi di Tokyo, Parigi e Shanghai.

Un giro per il mondo tra difficoltà, gioie e successi dietro alla realizzazione di attrazioni classiche e nuove. Il progetto di Leslie Iwerks ha richiesto cinque anni di lavorazione, con l’obiettivo di catturare lo spirito dell’immaginazione all over the world. La regista ha potuto accedere anche agli archivi Disney, ma non subito: «Solo quando questo progetto è stato acquisito da Disney+ abbiamo potuto scavare davvero. Prima avevamo un accesso ristretto all’intero database: abbiamo preso molto materiale da altre fonti perché avevamo un budget limitato. Ma con l’arrivo di Disney+ è arrivata la vera magia».

E la magia, per la cineasta, è un affare di famiglia: «Mio padre, Donald Warren Iwerks, era responsabile dei sistemi di telecamere e di proiezione per tutti i parchi Disney nel mondo. Mio nonno, Ub Iwerks, è stato co-creatore di Micky Mouse. Era il partner di Walt a Kansas City. E quando Walt è andato in California, lui è diventato animatore delle serie Alice in Cartoonland, Oswald the Lucky Rabbit, I corti di Topolino e le Silly Symphonies. Non ho conosciuto mio nonno, ma ho fatto

un film su di lui dopo il diploma alla scuola di cinema della University of Southern California: mi ha aiutato a trovare il mio posto all’interno della società».
 

Iwerks ha portato avanti con passione il progetto, avendo avuto modo di frequentare la fabbrica delle meraviglie di zio Walt sin dalla tenera età. «Da bambina sono stata negli

studi cinematografici e ho visto il set di Herbie sbarca in Messico. Quando andavamo a Disneyland, sapevo che non sarei entrata dal cancello principale, ma da quello posteriore. È lì che ho potuto vedere ogni sorta di follia. Per me, è stato come dire “Wow, questa è la magia di Disneyland”. Esattamente il senso di meraviglia e timore

reverenziale che ho voluto portare in questa serie». Che il viaggio nel fantastico

abbia inizio.