Vi siete mai chiesti cosa vorreste davvero trovare in un romanzo? Forse scene di azione, dialoghi serrati, descrizioni di epoche passate?

 

Di certo ognuno desidera livelli sempre crescenti di tensione: segreti da svelare, personaggi di cui fidarsi e di cui allo stesso tempo dubitare. Tutto questo, e molto altro, si trova nel nuovo romanzo di Lisa Jewell.

Il misterioso cadavere nel primo capitolo ci indurrebbe a pensarlo come un thriller, ma questa storia è un crescendo di ossessioni.

Dopo aver conosciuto le normalissime vite dei protagonisti, iniziano a emergere particolari che stonano con l’apparente tranquillità del quadro generale.

I dettagli si sommano, alimentando un senso di inquietudine crescente, arte nella quale Jewell è maestra.

Il lettore dubiterà inevitabilmente di ciascun personaggio e allo stesso tempo tiferà per lui.

Ai capitoli finali ogni rivelazione, sempre inaspettata, si incasellerà in un inquietante puzzle di ossessioni e segreti.

L’autrice riesce con abilità a far sprofondare il lettore in un sobborgo-bene di Bristol, mostrandogli l’orrore della banalità quotidiana di una ristretta comunità, fino a trascinarlo in una spirale insospettabile.

Il vortice delle ossessioni parte da Tom Fitzwilliam, preside del liceo di Melville, affascinante e carismatico, di cui tutte le donne sembrano innamorarsi e di cui anche gli uomini subiscono il fascino. Ombre del passato incombono su di lui, sulla moglie troppo perfetta e su Freddie, il figlio sedicenne, ossessionato dai vicini di cui spia morbosamente ogni mossa. Il lettore si sente come seduto lì, accanto a Freddie, un po’ come un voyeur.

Ed ecco che Jewell inquadra nel suo obiettivo (e nel nostro) Joey, una giovane donna poco più che ventenne che abita a due case di distanza. Joey, da subito, prova una forte attrazione per Tom, nonostante la differenza di età e il bel marito nuovo di zecca.

Incredibile come la scrittrice trasformi pian piano ognuno dei protagonisti in un personaggio diverso, come se l’essere sfiorati da passioni e segreti profondi basti a privarli del tutto delle loro maschere di rispettabilità.

Gli altri personaggi del romanzo gireranno intorno, seguendo il corso del vortice e facendosene fagocitare fino ad avere ruoli quasi da protagonisti.

James Stewart nel film di Alfred Hitchcock La finestra sul cortile (1954)

© LaPresse

E veniamo a tre riflessioni di carattere generale, che spero aiutino il lettore nei meandri della complessa trama a più strati.

Primo. Ci sono tre film che aiutano a capire come spesso la realtà non è quella che sembra.

Da La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock a Omicidio a luci rosse di Brian De Palma, fino a Blow up di Michelangelo Antonioni, i protagonisti vedono scorrere la propria vita e le abitudini, ma la realtà si spezzetta in mille frammenti e talora è addirittura incomprensibile.

Secondo. Tutto il romanzo è avvolto in un’atmosfera di sesso “sospeso”: mai compiuto, mai esibito, spesso desiderato e poi reso addirittura malinconico.

In tutti, e dico tutti i protagonisti, c’è una forte carica sensuale con risvolti che la lasciano sempre incompiuta. Sospesa, appunto.

In ultimo, il protagonista principale del libro resta il fermo immagine, riprodotto e interpretato in mille modi e con i diversi mezzi della moderna tecnologia.

Resta lì, signore implacabile che calma le ansie di chi lo scatta, pietrifica frammenti di vita che talvolta vorremmo rimuovere. E aiuta più di ogni indagine psicologica la risoluzione di casi difficili, illuminandoli con il suo imperturbabile bianco e nero.

Il finale? Non lo sveleremo, così come la trama. Ma sarà scioccante e imprevedibile, in perfetto stile Jewell.