"Tempo di Libri" l'intervista a Andrea Kerbaker

Il magazine Note intervista il direttore della manifestazione in programma a Milano dall'8 al 12 marzo

Di Sandra Gesualdi

«Sarà una fiera sorprendente, fabbrica di divertimento colto», parola di Andrea Kerbaker, direttore della seconda edizione di Tempo di Libri, l’evento internazionale dell’editoria che torna nel cuore di Milano. Dall’8 al 12 marzo i 35mila metri quadri di Fieramilanocity saranno invasi da titoli freschi di stampa, volumi antichi, incontri con gli autori, tanta musica, proiezioni di film e progetti speciali.

Professor Kerbaker, quali sono le novità di quest’anno?
Varietà e contaminazione tra i linguaggi. Milano pullula di avvenimenti letterari e culturali. Occorre offrire qualcosa di più, oltre alla presenza indispensabile degli autori e degli editori, qualcosa che incuriosisca. Abbiamo individuato degli argomenti forti e su quelli costruito cinque sentieri tematici trasversali capaci di carpire un pezzo dell’interesse di molti. Uno per giornata: donne, ribellione, Milano, libri e immagine, mondo digitale.

Ribellione? Interessante…
Partendo dall’appuntamento storico dei 50 anni del ’68, abbiamo esteso il concetto e ci siamo concentrati su personaggi e maestri che hanno rotto gli schemi per ribellarsi alle ingiustizie e al conformismo.

Qualche anticipazione? 
Sarà una manifestazione con una sua identità forte. La partecipazione dei visitatori è fondamentale, quindi non solo presentazioni classiche, ma esperienze immersive. Come Gioele Dixit, una serie di incontri quotidiani a colpi di buon umore con l’attore milanese, o la playlist di musiche legate ai libri che accoglierà il pubblico all’ingresso.

Dopo il primo anno a Rho Fiera ha voluto riportare Tempo di Libri a Milano. 
Spostare la rassegna in città è stata una decisione fondamentale per favorirne la fruizione, soprattutto da parte delle scuole.

Tanta attenzione per i ragazzi, le scuole e l’università. E un gioco per accrescere le conoscenze.
È una fascia di lettori da curare e coinvolgere. Lo facciamo con il Gioco dei perché, ispirato a una rubrica che Dino Buzzati teneva sul Corriere dei Piccoli. Molte classi hanno aderito e l’attività ludica è uno strumento efficace per intercettare le curiosità dei più giovani e far capire loro che il libro può essere il grimaldello per porsi domande sul mondo.

Quali sono gli eventi speciali?
Abbiamo coinvolto alcuni istituti di pena e con il Progetto Carceri usciamo all’esterno, in luoghi insoliti e poco accessibili. I detenuti dialogheranno con gli scrittori e ci faranno conoscere i loro pensieri.

Che cosa rappresenta per lei l’oggetto libro? 
È un contenitore dentro il quale risiede la vita intera e attraverso cui passano le nostre passioni, le pulsioni, gli interessi. Tutte le conoscenze che noi acquisiamo finiscono lì dentro: è una sintesi magica di sapere. Anche se in questo momento ho pochissimo tempo per leggere, sul comodino ho il mio titolo di sempre, La peste di Camus. 

Come arrivare a Fieramilanocity