La Freccia intervista Oscar Farinetti

A tu per tu con il patron di Eataly e FICO

 Trenitalia vettore ufficiale di FICO Eataly World


di Andrea Radic, disponibile anche su ISSUU

Frecciargento 8527 da Verona verso Bologna, «noi piemontesi vogliamo arrivare qualche minuto prima che il treno parta, se no ci viene l'ansia». Passo veloce, bottiglietta d'acqua. Oscar Farinetti è carico come una molla, «siamo alla vigilia dell'apertura di FICO a Bologna, la più grande opera della mia vita». 

Viaggia volentieri in treno?
Il finestrino è la mia televisione, un meraviglioso documentario sull'Italia. Me lo godo, mentre gli altri sono chini sul cellulare, io no, guardo fuori. La più bella cosa è capire la biodiversità a 300 all'ora, dal mais alle colline, e capisci la fortuna sfacciata che abbiamo avuto nel nascere in questo Paese. Il mio spot per Trenitalia: inquadratura del finestrino e la scritta "a 300 all'ora, ecco cosa vedete in 30 secondi". Il massimo.

Un grande comunicatore che con Eataly racconta il meglio del territorio.
La voglia e la capacità di narrare stanno alla base del fare. Come dice il mio amico Baricco, «un fatto non narrato non esiste». Ha ragione. Nessuno decide quando e dove nascere, né il genere o l'orientamento sessuale. Ma chi nasce in Italia deve cercare di farselo perdonare. Abbiamo 53 Patrimoni dell'Umanità e il 70% del patrimonio artistico del pianeta, da pelle d'oca. Abbiamo venti buoni e microclimi meravigliosi, dove si affina il prosciutto, si fa la pasta davanti al Vesuvio, la liquirizia in Aspromonte e il Nebbiolo, che nelle Langhe respira il mare. Il mio mestiere è fare il mercante di queste meraviglie, chi fa così si sdebita, gli altri passano il tempo a lamentarsi. 

Oscar Farinetti e Andrea Radic

Farinetti bambino com'era?
Né un modello né l'ultimo della classe. Figlio di un comandante partigiano, nasco ad Alba il 24 settembre, in piena vendemmia del 1954, ottimo millesimo, da genitori di Barbaresco e di Barolo. Sono cresciuto con il racconto della Resistenza e i film di Sergio Leone, con la sfida tra "buoni e cattivi" e il lieto fine.

Poi da grande diventa imprenditore.
Ho creato seimila posti di lavoro, il vero mestiere dell'imprenditore è creare occupazione. Ottanta generazioni fa, pieno Impero romano, il modello sociale era la guerra. Nel Medioevo chi gestiva meglio il mistero religioso comandava. Il Rinascimento si basava sulla fiducia con la bellezza al centro del mondo. Noi siamo nati nella società dei consumi, fondata sul
triangolo posto di lavoro-salario-consumo, una spirale che ha agito bene, con migliore vita media e distribuzione della ricchezza.

Da Alba cosa si porta dietro?
Alba è la più grande concentrazione di innovazione del Piemonte, da Eataly alla Ferrero, dal tartufo al Barolo. Come narra Fenoglio nel romanzo La malora la Langa era un disastro, poi questo popolo ha fatto una virata, da scommettitori a imprenditori.

La famiglia ha influito?
Hanno influito tutti, mia madre, una mercante sopraffina, mia moglie, insieme da 40 anni, mia sorella di 13 anni più giovane e i miei figli. La vita è fatta di fatalità, successi, rimorsi, ciò che sai di non aver fatto, e rimpianti, cose belle che avresti potuto fare. Poi è fatta di futuro, con paura e speranze. Un mix fondamentale, perché il coraggio nasce dalla paura. Ogni volta che affronto una nuova impresa è come andare in scena. Adesso con Fico, 100mila m2, ho una fifa bestiale, ma è fondamentale per dare coraggio e avere speranza, da cui nasce l'entusiasmo. Una bella mescolata con una spruzzata di leggerezza,
un bel bicchiere di Barolo e vivi una vita straordinaria. 

Lei ha grande rispetto per le persone.
Cosa c'è di più bello di noi umani sulla terra. Le rose, i paesaggi va bene, ma l'elemento operativo siamo noi. Io non ho hobby, il mio hobby è collezionare tipi umani, capirli e parlarci. Il cammino è più importante della meta, ma la cosa più bella è la gente che troverai lungo il percorso.

Quanto di Expo c’è a Fico?
Fico è l'Expo del futuro. Nei sei mesi meravigliosi di Expo mi ha ispirato vedere occhi liquidi e bocche aperte di turisti che pensavano "gli italiani sono capaci di fare questo e tutto funziona". Migliaia in coda senza fumare neanche all'aperto. Lì ho capito che se applichiamo lo show anglosassone al nostro patrimonio italiano è fatta. Gli americani non hanno storia, la cosa più vecchia che hanno è Fort Alamo, ma hanno avuto Walt Disney che ha creato Pluto e Paperino. Oggi Disney World a Orlando fa 26 milioni di visitatori, io mi sono messo in testa di farne sei a Bologna con Fico, la pizza è nata prima degli Stati Uniti.

Oggi è il 15 dicembre, un mese dopo l'apertura, cosa vede a Fico?
Sedici pullman di giapponesi che guardano una roba dove tutto funziona, 80 pullman di pensionati italiani, la mia età, con ancora molto da dare, con moglie e nipotini. Tante famiglie che portano i bambini a vedere che i polli non nascono nei supermercati. E quella mattina vorrei tante classi che vanno a fare i corsi di educazione alimentare che organizziamo con le università. Tra i sei e i 14 anni si decide tutto, si capisce come usare testa e cuore, ecco vorrei che a Fico i ragazzi capissero che devono sbattersi un po' per il proprio Paese.

Perché realizzare Fico?
L'ho fatto per il nostro Paese, per narrare la filiera dell'agroalimentare, delle nostre meraviglie dalla terra al piatto. Ci saranno campi coltivati, stalle, un cinema, sei giostre, si potrà girare in bici o in treno. Si potranno scegliere prodotti e farli spedire dalle Poste. In Italia per l'arte ci sono i musei, per la terra c'è Fico con l'energia dei contadini.

Un nome che fa marketing.
Un valore viene recepito quando diventa "fico", l'obiettivo è trasferire il valore del
rispetto da senso del dovere a senso del piacere. Voglio far diventare "fico" sostituire il tempo della critica con il tempo dell'aiuto. Ho quattro soldi per condizione e fortuna.

L'ottimismo è il suo Dna?
Sono un ottimista atavico. Ottimismo e pessimismo non c'entrano con il presente, riguardano il futuro. Pensare che le cose si possano o non si possano risolvere. Vivere da pessimisti è egoistico, un vizio capitale. Devo proporre al Papa di introdurre il pessimismo nei peccati capitali.

E leviamo?
La gola.

La cena romantica è un'arma vincente?
L'ultima cena romantica l'ho fatta con il mio agronomo che raccontava che la terra è stanca e dobbiamo rispettarla, mi ha intenerito. Sono romantico, piango per niente, ma commuoversi vuol dire avere emozioni, una vita interiore. Il peggior difetto è il cinismo, analizzare la realtà senza emozione. Quindi sì, cene romantiche tutta la vita.