Il Ministro Delrio su La Freccia: "Con Connettere l'Italia lavoriamo per una mobilità più sostenibile e sicura"

La strategia messa in campo dal MIT punta a colmare il gap che separa l'Italia dagli altri Paesi europei

"Connettere l'Italia" - Strategie e risultati di una nuova stagione della mobilità

Il Ministro Graziano Delrio

di Marco Mancini, disponibile anche su ISSUU

Un efficace sistema di logistica e mobilità renderebbe il nostro Paese più competitivo e attrattivo. Connettere l'Italia, la strategia che ha voluto al Ministero, punta a colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi europei. Come?
La connessione è oggi la chiave di volta della nostra vita, nel lavoro e nel tempo libero. L’Italia deve rafforzare i suoi collegamenti internazionali e le sue reti interne, nella mobilità nazionale e locale. Con "Connettere l’Italia" abbiamo scelto di fare o completare solo le opere utili, concentrando le risorse su queste e lavorando per una mobilità più sostenibile e sicura. Dobbiamo provare a incidere su un trasporto troppo incentrato sulla gomma, con la “cura del ferro” e la “cura dell’acqua”.

Alcune azioni prioritarie che avete deciso?
Stiamo lavorando per aprire i tunnel sotto le Alpi che ci separano dall’Europa, stiamo estendendo l’Alta Velocità a Sud e progettando un’Alta Velocità di Rete diffusa nel Paese. Sulle strade c’è un robusto piano di manutenzioni. Abbiamo messo ingenti risorse sul trasporto pubblico locale e stiamo razionalizzando il sistema logistico per le merci, partendo dai nostri porti. Se la geografia è destino, la posizione centrale dell’Italia nel Mediterraneo deve essere un’opportunità.

La rivoluzione dell'Alta Velocità ferroviaria può essere replicata sul fronte del trasporto regionale?
L’Alta Velocità è la metropolitana d’Italia e ha cambiato la vita degli italiani. Ma è vero che una grande sfida è il trasporto pubblico locale, che per primo risponde al diritto alla mobilità dei cittadini e deve essere più efficiente. La proporzione di chi usa l’auto privata rispetto ai mezzi pubblici è 63% contro 6,6%. Per questo siamo al fianco delle Regioni con un grande Piano Marshall per il rinnovo dei mezzi: ci saranno 2.500 bus nuovi l’anno e 230 nuovi treni regionali entro cinque anni, oltre ai 450 commissionati da Trenitalia. Abbiamo messo risorse anche sulle linee locali per renderle più sicure nel sistema dei controlli. Sarà una rivoluzione, la rivoluzione della normalità. LF

Cambierà anche il trasporto merci?
La logistica in altri Paesi europei è un settore industriale, in Italia è un gap da colmare. Le imprese italiane perdono 12 miliardi l’anno in inefficienza. Abbiamo messo mano subito al sistema portuale e logistico. Occorreva prevedere i collegamenti ferroviari di ultimo miglio con porti e interporti, semplificare la burocrazia, potenziare il trasporto su aerei cargo e soprattutto su ferro. Dal 2018 vogliamo far viaggiare le merci sulla linea AV di notte. Nel 2017 il trasporto merci è già cresciuto e per la prima volta siamo al vertice nell’indice mondiale per tempi e costi di sdoganamento. Insomma, cambiare è possibile.

Aeroporti, porti, interporti, strade e ferrovie. Quale la strategia perché si crei una rete efficientemente integrata?
Serve un cambiamento culturale, pensare il Paese come un sistema. Dobbiamo permettere a tutte le nostre comunità, grandi e piccole, di essere connesse, ma evitare di fare cattedrali nel deserto e sprecare risorse pubbliche, cioè di tutti. Per esempio a Sud stiamo ragionando di aree logistiche integrate, dove tutti i tipi di trasporto siano progettati insieme, e così anche a Nord Est e Nord Ovest. L’Italia può ottenere grandi risultati se lavoriamo insieme in modo cooperativo, anziché farci la guerra. Il “matrimonio” tra FS e Anas aiuterà in questo senso.

Quali realisticamente i progetti che vedranno prima la luce?
Se parliamo di grandi opere, penso al tunnel del Brennero che contribuirà a togliere il traffico pesante dalle valli, o alla linea AV Napoli-Bari, che è fondamentale per collegare le dorsali. Aperta l’Autostrada del Mediterraneo, l’opera che vorrei vedere finita al più presto è la metropolitana di Napoli: sarà la più bella del mondo. Tra le opere urgenti in corso c’è il ripristino delle connessioni stradali nelle regioni colpite dal terremoto. Per la prima volta l’Italia ha una programmazione pluriennale che consente di procedere senza ricominciare da capo ogni anno.

Quali strategie per ridurre i tempi di realizzazione delle opere?
Nel Codice dei Contratti, che abbiamo riscritto introducendo molte norme contro la corruzione, abbiamo previsto che si vada a gara con un progetto molto dettagliato, per ridurre il più possibile le varianti. Ora vogliamo proporre una norma per scoraggiare le liti temerarie: una percentuale troppo alta di cantieri pubblici in Italia sono bloccati dai ricorsi. Abbiamo introdotto il dibattito pubblico per le grandi opere, per confrontarci con le comunità per tempo.

La sola metropolitana di Madrid ha un'estensione superiore alla somma di tutte le metropolitane italiane. Cosa fare?
Le città metropolitane italiane sono un fattore di competitività del Paese. Per questo abbiamo finanziato per la prima volta un piano da 6,5 miliardi per l’estensione delle linee metropolitane e tramvie. L’annuncio dell’amministratore delegato di FS, Renato Mazzoncini, di voler investire due miliardi in questo settore è un’ottima notizia. L’Italia sarà ancora più attrattiva se, oltre a rispondere a un turismo lento con le ferrovie storiche e le ciclovie, su cui pure stiamo lavorando, avrà i suoi aeroporti collegati con metro di superficie e nelle città una mobilità di livello europeo.