Su La Freccia di luglio Andrea Radic intervista Giordano Bruno Guerri

In viaggio sulle Frecce con il presidente del Vittoriale degli Italiani

L'intervista integrale è disponibile su ISSUU

5 luglio 2017

«Il mio primo treno, una littorina, lo presi di nascosto a otto anni per andare al cinema a Poggibonsi. Per spirito di intraprendenza e voglia di libertà».
Giordano Bruno Guerri, storico, editorialista e presidente del Vittoriale degli Italiani, si racconta in viaggio sulle Frecce dal Garda alla Toscana.

Il viaggio come simbolo e come mezzo…
Il viaggio è prima di tutto bello. Muoversi è il succo della vita: avanzamento, progresso, cambiamento. Il treno è stato un grande passaggio della storia umana. Due rivoluzioni del ’900, non benigne, sono iniziate in treno, quelle di Mussolini e Lenin. Questo invece è il secolo della rivoluzione benigna del treno: un luogo dove si sta sicuri e si
fanno conoscenze interessanti.

Per lei il Frecciarossa cosa rappresenta?
Ha sostituito l’aereo: parto da Verona per Roma alle 7:52, arrivo a Termini avendo letto i giornali e lavorato, coccolato con caffè e aranciata. C’è stata una trasformazione sociologica, oggi i vagoni sono luoghi di grande civiltà.

Da editorialista, come sono cambiati i giornali?
Qui la rivoluzione sembra un’involuzione, il passaggio al digitale ha cambiato il modo di scrivere e la fruizione, oggi il lettore è rapidissimo. I miei corsivi non superano mai le duemila battute. Su Twitter condenso un argomento in 140, il resto è esercizio di scrittura.

Tappa alla stazione di Brescia, anche per visitare la mostra fotografica sull’Alta Velocità
Le mie mete frequenti sono Roma, Bari, Milano, Torino e Venezia. Da studente andavo sempre nella Capitale, otto ore di viaggio, a volte in cuccetta, poi i primi viaggi in Europa: oggi c’è l’Interrail, io li facevo in autostop e, presa la patente, con una Cinquecento rossa e una ragazza, dormendo in macchina... che tempi. Mi torna alla mente Pier Vittorio Tondelli, grande amico, che andava in auto all’imbocco dell’autostrada del Brennero per sognare un viaggio al nord. Oggi andrebbe alla stazione per vivere quell’emozione. Leggi di più sulla mostra a Brescia dedicata all'Alta Velocità

L’emozione del viaggio… 
Una confidenza, il vagone letto fa parte della mia storia galante. A volte non era il viaggio il vero motivo, ma l’intimità, che trovavo molto erotica.....

Emozionante anche la visita del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera (BS), è un luogo restituito a tutti dal punto di vista civile, politico e artistico.
Quando nel 2008 arrivai al Vittoriale rimasi desolato, non rispecchiava lo spirito dannunziano fatto di gloria, lusso e splendore.
Riportarlo all’opulenza è stata un’operazione fisica. Ho aumentato l’offerta artistica per rispettare la volontà del poeta abruzzese che lo definiva «un libro di pietre vive».

Questo luogo lo sente un po’ casa sua?
È casa di D’Annunzio. Ho restituito le chiavi, ma il pericolo di identificazione
è molto forte, essendo anch’io calvo. Come diceva D’Annunzio, la bellezza del futuro sarà calva.

Lo scorso giugno settemila persone hanno preso parte all’evento Un immenso desiderio di festa.
Sono state serate speciali, ideate per coinvolgere gli amici del Vittoriale: ingresso gratuito e spettacoli suggestivi. Il 14 luglio è la volta del premio Più luce, dedicato alla poesia. D’Annunzio amava gli attori, ancor più le attrici, ma soprattutto amava la poesia, che in questo luogo torna attualizzata.

Una buona strategia di promozione della cultura…
Un museo non deve essere solo conservazione, ma motore di idee. Come il premio Genio vagante, pensato per diffondere nel mondo la conoscenza del Vittoriale e il genio di Gabriele D’Annunzio, un uomo che si è occupato di politica, giornalismo, guerra, sesso, di tutto. Quest’anno il vincitore

è Francesco D’Arelli, un chimico di Reggio Emilia che in Italia non trovava lavoro, in Canada invece hanno scoperto il suo talento e oggi è ben pagato. Molti Paesi ammirano i nostri giovani laureati, e la ricaduta per l’Italia è eccezionale. Come accadeva agli artisti del Rinascimento, chiamati alle Corti d’Europa perché erano i migliori. Non chiamiamoli cervelli in fuga, sono cervelli che corrono. Il Vittoriale promuove intelligenze.

Anche attraverso una rete di soggetti museali e culturali.
Garda Musei riunisce 25 soggetti tra cui istituzioni, fondazioni e città. Comunichiamo e promuoviamo circuiti turistici. Abbiamo coinvolto anche Gardaland, dove realizzeremo una mostra permanente su D’Annunzio.

Come il gemellaggio con il museo di Casa Pascoli e Casa Puccini, in provincia di Lucca.
Erano amici del poeta. Offriamo al pubblico occasioni multiculturali: i ragazzi che visitano queste dimore possono capire meglio la poesia italiana, più che studiandola sui libri. 

Giordano Bruno Guerri è stato anche attore…
Pasquale Squittieri mi diceva sempre che avevo una faccia da cinema. Così mi chiamò per una parte in Stupor Mundi, alla fine morivo, ucciso a colpi di becco dallo sparviero dell’imperatore. Una fine non bella, ma ho recitato con Claudia Cardinale.  

La sua vita è dannunziana, dica la verità. Lavoro su D’Annunzio e sul Vittoriale da quasi nove anni, con prestigio e successo, ma intenso impegno. Prima ero semplicemente Giordano Bruno Guerri, ora sono “quello del Vittoriale”.

Rifarebbe la scelta del 2008?
Sì, la rifarei.