UlisseFest, il viaggio fa festa

A Rimini dal 12 al 14 luglio

11 luglio 2019

di Michela Gentili, disponibile anche su issuu.com

Affondare tra le dune del deserto per sentire che rumore fa un respiro. Sollevarsi fin sopra la vetta per accorgersi che il cielo, a volte, può finire più in giù degli occhi. Abbandonarsi sulla pelle del mare per scoprire che un’onda può tirar via anche i pensieri. Spingersi altrove è un passo necessario per riformulare l’ovvio. E non è mai più lungo della gamba. Perché nasce dal profondo della natura umana.

«Viaggiare è come mangiare, dormire, fare l’amore. È un atto spontaneo, vitale e imprescindibile», sostiene Angelo Pittro, direttore di Lonely Planet Italia. Le disparate ragioni che spingono a soddisfare questo bisogno sono al centro di UlisseFest, la rassegna che la casa editrice leader nelle guide di viaggio organizza a Rimini dal 12 al 14 luglio.

«In un’epoca di relazioni virtuali, abbiamo sentito il bisogno di riportare al centro le persone e farle incontrare fisicamente», spiega. Lo scorso anno la Festa – così la definiscono i suoi ideatori – ha richiamato 35mila appassionati. E la terza edizione punta ancora più in alto, con oltre 100 ospiti e 45 appuntamenti sparsi nei luoghi più iconici della città romagnola. Dal palco di piazza Cavour, con la fontana della Pigna che incantò Leonardo da Vinci, al Teatro Galli, bombardato durante la Seconda guerra mondiale e riportato alle origini dopo 75 anni di chiusura. Passando per il cinema Fulgor, uno spazio dai contorni senza tempo reso immortale da Federico Fellini e ridisegnato dallo scenografo di Hollywood Dante Ferretti.

«Abbiamo invitato giornalisti, scrittori, fotografi, artisti e intellettuali per indagare le motivazioni di un atto che non è mai stato così popolare. Cercando di conciliare momenti di informazione e riflessione con il divertimento che dovrebbe essere alla base di qualsiasi esperienza di conoscenza», precisa il direttore. Così dibattiti, workshop e laboratori si alternano a spettacoli, concerti e reading teatrali.

Si parte venerdì 12 con il confronto visionario tra il cofondatore di Lonely Planet, Tony Wheeler, definito dal New York Times il «santo patrono di tutti i backpacker» e autore del pamphlet Perché viaggiamo. In difesa di un atto vitale, e l’ideatore di Slow Food, Carlo Petrini, l’uomo che ha eletto il gusto a forma d’arte. Al centro del dialogo la salute del Pianeta e la spinta che muove i popoli da un continente all’altro.

Protagonista dell’evento è l’outdoor, inteso come rapporto autentico tra uomo e natura, in tutte le sue declinazioni. Si va alla scoperta delle montagne di frontiera con la guida alpina Mario Casella. Alla ricerca del silenzio, tra l’Antartide e la cima dell’Everest, con l’esploratore-filosofo norvegese Erling Kagge. Sulle orme del passato coloniale italiano in Etiopia ed Eritrea con il fotografo Antonio Politano. O in Giappone, tra cerimonie del tè e teatro kabuki, con lo scrittore Alex Kerr. Ma si percorre anche tutto lo Stivale per festeggiare i 30 anni di Sentiero Italia, un itinerario di oltre seimila chilometri che attraversa le Alpi e la dorsale appenninica. Sempre con un occhio all’ambiente e ai rischi dell’overtourism. «Sono convinto che l’informazione sia fondamentale per girare il mondo consapevolmente. Chi danneggia un territorio lo fa perché non sa che cosa sta combinando davvero. Conoscere la cultura di un luogo è fondamentale per imparare a rispettarlo», dice ancora il responsabile artistico dell’evento. Proprio l’amore per la Terra e la sua salvaguardia è il filo conduttore del progetto onirico Planet Ocean, quasi 90 minuti di immagini che vengono proiettate domenica in piazza Cavour con la sonorizzazione del duo di Interiors, Erica Scherl e Valerio Corzani.

Non manca la presenza femminile in cartellone. Da Iaia Forte, che in Odissea Penelope rilegge Omero dando voce alla sposa di Ulisse, fino alla scrittrice albanese Anilda Ibrahimi che racconta la rinascita del suo Paese, passando per la giornalista Elena Stancanelli e la sua esperienza sulle barche delle ong. Mentre le libere viaggiatrici Manuela Bolchini e Iaia Pedemonte spiegano come uscire dalla confort zone e partire in solitaria. «Secondo una ricerca realizzata in Inghilterra, sono sempre più numerose le donne che girano il mondo e, in particolare, quelle che scelgono di farlo da sole».

Ma partire non è solo sogno, visione e desiderio. È anche riflessione, racconto, condivisione. «Tutti ormai hanno la possibilità di esprimere il proprio punto di vista. Ma per riuscirci nel migliore dei modi servono gli strumenti giusti», chiarisce infine Pittro. Per questo il Festival offre spazi di formazione e confronto curati da professionisti. Chi vuole usare al meglio le parole per descrivere una destinazione può seguire le best pratice fornite da Silvia Castelli, responsabile della redazione guide di Lonely Planet. Per imparare a realizzare video di qualità, filmati con droni e fotografie aeree ci si può iscrivere ai due workshop tenuti da Ludovico de Maistre, regista di documentari e reportage. Mentre chi preferisce utilizzare il disegno, su carta o digitale, si può sbizzarrire con le mappe emozionali di Luigi Farrauto o apprendere direttamente dalla mano di Emiliano Ponzi, illustratore per The New Yorker, MoMa e Gucci.

Immancabile, come in ogni viaggio, la colonna sonora. La compilation di UlisseFest comprende il chitarrista tuareg Bombino, che trascina gli spettatori in una cavalcata sonora dal Sahara a Jimi Hendrix, la voce di Ana Moura, regina del fado, accompagnata dalla tromba jazz di Giorgio Li Calzi e il piano di Stefano Bollani che si fondono col samba di Hamilton De Holanda.

Grande chiusura domenica sera, sul palco di piazza Cavour, con la proiezione di Priscilla, la regina del deserto, pellicola cult per la comunità gay e trans che compie 25 anni, accompagnata dalla performance delle Nina’s Drag Queens. Per celebrare la complessità, le differenze, l’incontro. E continuare a viaggiare liberi e stupiti.