L'intervento del presidente Mattarella in occasione della Festa della Repubblica

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Roma, 2 giugno 2019

Settantatré anni fa l’Italia conosceva il più grande esercizio di democrazia che il Paese avesse mai esercitato in quella misura. A esserne protagonisti tutti i cittadini e tutte le cittadine, queste ultime chiamate per la prima volta al voto.

La nostra Repubblica ha una data di fondazione, il 2 giugno 1946, in cui, da allora, festeggia il suo compleanno.

Un referendum, quello tra monarchia e repubblica, che avrebbe portato, con il concorso decisivo del popolo, a rifondare lo Stato italiano.

A dare la spinta decisiva fu la stagione di speranza che si era aperta con la sconfitta dei nazisti e dei fascisti nel Secondo conflitto mondiale. Dopo tante atrocità e barbarie i popoli si affacciavano a una nuova epoca di pace. Le famiglie, pur continuando a piangere i caduti, iniziavano a progettare un nuovo futuro per sé e i figli che sarebbero venuti. I deportati sopravvissuti, gli internati, i prigionieri, tornavano alle loro case. Le città intraprendevano la via della ricostruzione sulle macerie della guerra. Un sentimento di fiducia si allargava con l’allargarsi della democrazia e il prevalere del sentimento di solidarietà. Una nuova Italia si presentava di fronte agli alleati che avevano liberato l’Europa, offrendo e chiedendo rispetto. Sanare le ferite non sarebbe stato facile. Riprendere un ruolo nella vita internazionale appariva quasi irrealistico dopo le sciagurate scelte del regime fascista.

Una classe dirigente democratica, nuove forze politiche nate sulle ceneri delle sofferenze del Paese, furono, invece, capaci di imprimere quella svolta che, nei decenni, ha portato l’Italia ad essere membro del ristretto gruppo di quelli più progrediti sul piano economico e sociale, protagonista apprezzato nella comunità internazionale.

A guidare quel processo sarebbe stata l’Assemblea Costituente che, eletta contestualmente al referendum del 1946, avrebbe condotto all’approvazione della nostra Costituzione.

Non possiamo dimenticare, in quell’occasione, una delle amare eredità del fascismo: Bolzano, Trieste e la Venezia Giulia, terre di confine, non poterono contribuire, con il voto dei loro elettori, a quel fondamentale passaggio della nuova Italia.

Repubblica e Costituzione sono figlie delle scelte di quella stagione di speranza, una stagione che avrebbe alimentato anche il sogno di una Europa finalmente unita e in pace.
Settantatré anni di Repubblica (preceduti da 85 del periodo monarchico dal raggiungimento dell’indipendenza), ci accompagnano a riflettere sulla nostra esperienza di comunità.

A chi appartiene la Repubblica? Certamente ai suoi cittadini, a quanti si riconoscono in quel patto di cittadinanza della Costituzione segnato con il sangue dei martiri della lotta di Liberazione. La fisionomia della Repubblica, di conseguenza, non si esaurisce nell’immagine di una sola persona, sia pure chiamata temporaneamente, dal voto, a impersonare le istituzioni.

La Repubblica è rappresentata dai volti delle donne e degli uomini che ogni giorno animano la vita dei nostri paesi e delle nostre città, contribuiscono al progresso economico, amministrano, per conto di tutti, i servizi essenziali: la salute, l’istruzione, la giustizia, la sicurezza. Insomma è formata da quanti costituiscono la nostra comunità di vita.

È una differenza profonda rispetto all’ordinamento monarchico, incarnato nella figura del sovrano. È la differenza che contrassegna un ordinamento scelto dalla volontà popolare e con una Costituzione elaborata democraticamente, e non per concessione del re. Se ciascun cittadino è la Repubblica, questo ruolo, mentre gli attribuisce una dignità senza precedenti, assegna anche a ciascuno una responsabilità diretta e personale. Forse non ve ne è sempre adeguata consapevolezza.

Se la Repubblica è di tutti, e la cassetta degli attrezzi per gestirla e governarla è rappresentata dalla Costituzione, si coglie la ragione per cui è necessario averne cura: adoperarsi per l’interesse generale, per il bene comune.

Nessun uomo, infatti, è un’isola, nessuna famiglia è autosufficiente, nessuna comunità è separata dalle altre.

La Repubblica si è posta obiettivi ambiziosi, moderni, in sintonia con la spinta che da tanti gruppi sociali veniva per dare vita non solo a un nuovo Stato ma a una nuova società civile. Questo discende dalle impegnative indicazioni dell’articolo 3 della Carta costituzionale dove, nell’affermare che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge “senza distinzione di sesso, razza, lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, si aggiunge che "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...". Di qui “i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” sanciti all’art.2.

La nostra Repubblica, sulla base di queste premesse, intende essere una forma di Stato inclusiva, nella quale nessun cittadino si senta abbandonato, bensì garantito nell’effettivo esercizio dei suoi diritti.

Una esperienza di successo quella della Repubblica italiana. Libertà e unità hanno accompagnato questi settantatré anniLa libertà, che ha alimentato il nostro progresso civile e il pieno sviluppo dei diritti politici, civili e sociali che i padri Costituenti hanno scolpito.

L’unità, da Nord a Sud e, insieme, l’unità del corpo sociale del Paese, fatta delle attese e delle aspirazioni della gente, dei giovani in particolare. Un’unità che non può essere astratta, lontana, retorica, invocata con l’uso pretestuoso della categoria del nemico e deve, invece, irrobustirsi, saper superare le fragilità esistenti, rafforzando la coesione sociale.

Le stesse Ferrovie hanno avuto e hanno un ruolo in tutto questo, nell’unire il Paese. A servizio della sua modernizzazione e del suo sviluppo, della sua connessione con l’Europa.

La mobilità, come altri servizi, costituisce un importante elemento di libertà, di pari dignità sociale, strumento che sottrae all’emarginazione territori e popolazioni, con particolare riguardo alle aree interne. È una missione di cui non va mai sottovalutata la finalità di interesse generale.

Ogni linea ferroviaria (ed è una sofferenza pensare a quelle non più utilizzate), ci parla di uomini e donne, di luoghi, di comunità, di ciò che è l’Italia.

La Festa della Repubblica è la Festa degli italiani, la nostra festa nazionale per eccellenza.

Siamo orgogliosi di essere italiani: per questo motivo celebriamo il 2 giugno ogni anno.

Buona Repubblica a tutti.        

Sergio Mattarella