14° Rapporto sulla mobilità in Italia

Nel 2016 l'auto è ancora il mezzo di trasporto più utilizzato con 38 milioni di veicoli venduti

Barbara Morgante – AD Trenitalia


Roma, 19 aprile 2017

In Italia l’automobile privata continua a farla da padrone tra i mezzi di trasporto utilizzati. Questo è quanto emerso dal 14° Rapporto sulla mobilità in Italia, realizzato da Isfort con l’apporto di Asstra e Anav, presentato oggi a Roma nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati.

Il mercato delle vendite di auto è risultato in significativa crescita nel 2016, raggiungendo quasi il numero di 38 milioni di veicoli con un tasso di motorizzazione pari a 62,4 ogni 100 abitanti, una percentuale che in Europa  pone l’Italia dietro solo al Lussemburgo e con uno scarto di 15-16 punti rispetto a paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna. 


L'intervento di Barbara Morgante

Al convegno ha partecipato, fra gli altri, anche Barbara Morgante, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Trenitalia, che ha sottolineato il forte impegno del Gruppo FS Italiane per la mobilità e il traporto pubblico locale: “Se vogliamo combattere l’uso della macchina dobbiamo lavorare sulla disponibilità dei mezzi e sulla comodità. Trenitalia sta puntando tantissimo sul trasporto regionale. In passato abbiamo privilegiato altri business, ma oggi sono cambiati l’atteggiamento e la sensibilità delle Istituzioni. Questo ci consente di porre maggiore attenzione al trasporto dei pendolari e alla mobilità urbana. Abbiamo da poco chiuso una gara epocale da quasi  4 miliardi di euro – continua Barbara Morgante – per l’acquisto di 450 nuovi treni, le cui consegne inizieranno nel 2019. Stiamo portando la qualità del servizio a livelli altissimi. Siamo fra i migliori in Europa sia per quanto riguarda la puntualità e regolarità del servizio, sia per il comfort dei nostri treni”. Trenitalia Regionale, primo bimestre 2017: affidabilità al 98,7% e gradimento del servizio in crescita

Alcuni dati
Nel corso del dibattito è stato evidenziato che nel 2016 gli italiani hanno dedicato alla mobilità 40 milioni di ore al giorno (erano 45 milioni nel 2008). Negli ultimi 15 anni, la domanda complessiva di mobilità, in Italia, si è contratta del 15,2% e anche il numero dei passeggeri-chilometro totali è diminuito (rispetto al 2008) del 23,9% (da 1.561 a 1.188 milioni di pass.-km nel 2016). Si riduce inoltre la lunghezza media degli spostamenti, mentre aumenta il peso della mobilità in ambito locale: il 73,6% degli spostamenti avviene in ambito urbano o extra-urbano (27,6% in ambito di prossimità fino a 2 km, il 46,0% nell’ambito di distanze da 2 a 10 km).

Un mercato sostanzialmente squilibrato a favore del mezzo privato penalizza anche l’andamento della “mobilità di scambio”, cioè l’integrazione modale e l’utilizzo di più mezzi di trasporto: nel 2016, l’intermodalità ha riguardato il 5,4% del totale degli spostamenti motorizzati, con un significativo incremento rispetto al 2015 (anno in cui la percentuale è stata del 4,5%), ma  con un risultato che rappresenta comunque un valore molto basso e  che - in relazione alle esperienze degli altri paesi europei – dimostra che, in questo settore, vi è un grande potenziale tutto da sfruttare.

Il 2016 è stato un anno positivo anche per la “mobilità sostenibile” (trasporto pubblico, piedi, bici), che ha segnato un’importante inversione di tendenza,  passando dal 27,6% al 31,1% dello scorso anno. Nel campo del trasporto pubblico, soprattutto in ambito urbano, è possibile attendersi l’innesco di un circuito virtuoso per la mobilità sostenibile tra maggiore attenzione delle politiche nazionali (risorse per materiale rotabile, investimenti nelle infrastrutture, ciclabilità, riforma del TPL) e i segnali provenienti dal mercato. La svolta a livello politico e governativo potrebbe aver inizio già nel 2017, ma gli effetti potranno essere valutati solo in un periodo di tempo più lungo negli anni a venire.

Nel frattempo, il mercato del trasporto pubblico urbano rimane molto squilibrato.  È significativo nelle aree metropolitane, residuale nella diffusa (e popolata) rete dei piccoli centri: nelle grandi città (superiori a 250mila abitanti), il trasporto pubblico raggiunge il 30,1 per cento, nei comuni fino a 10mila o da 10mila a 50mila abitanti (dove dimora oltre il 67% della popolazione) le percentuali risultano inferiori o pari al 5 per cento (rispettivamente, 4,4% e 5,2%).

Rilevante anche l’altra linea di frattura del mercato del trasporto pubblico urbano, con le differenziazioni tra Nord e Sud: nel Nord Ovest, la percentuale del mezzo pubblico raggiunge il 19%, nel Nord Est il 12,6%, nel Centro il 15,8%, nel Sud e nelle Isole il 9,8% (dati 2016).

Limitato sostanzialmente alle aree metropolitane, risulta fortemente significativo anche lo sviluppo della “mobilità condivisa”, ovvero il car sharing (ma anche il bike sharing e il moto sharing) che, in Italia, ha avuto un forte impulso grazie al modello “a flusso libero” (senza – cioè – postazioni fisse). I numeri complessivi del car sharing: 5.400 veicoli, 700.000 iscritti, 6 milioni e mezzo di noleggi all’anno, 50 milioni di chilometri percorsi ogni anno (in gran parte nelle città di Milano, Roma, Torino, Firenze – dati fine 2015).  Anche gli altri numeri di bike e moto sharing dimostrano che la sharing mobility ha potenzialità enormi, ma cattura ancora un mercato di nicchia.


Il Rapporto