• Home >
  • Gruppo FS Italiane

Un’impresa italiana

In 10 anni il treno AV ha convinto un numero sempre maggiore di viaggiatori. In nome della convenienza, della sostenibilità e della socialità

di Enrico Menduni - disponibile anche su ISSUU

Andare e tornare nello stesso giorno, leggere online tutti i giornali o lavorare tranquil­lamente mentre si viaggia, in piena sicurezza, con standard di puntualità e di servizio a cui chi è nato prima del 1990 non era abituato. Tutto questo è l’Alta Velocità ferro­viaria italiana. Velocità che c’è stata anche nel costruirla: se per la nuova linea Roma-Firenze (completata nel 1992) c’era voluto un quarto di secolo, la Torino-Milano-Roma-Napoli-Saler­no è stata completata in meno di 10 anni, nel 2009. Una corsa rapidissima e del tutto inusuale, tra discussioni sul tracciato, autorizzazioni, rapporti con decine di enti territoriali diversi, rinve­nimenti archeologici, preoccupazioni per l’ambiente, garanzie per la legalità di appalti e subappalti. C’è voluta una regia abilissima, una capacità di pilo­tare il progetto di straordinaria ener­gia, che in gran parte si colloca dentro Ferrovie dello Stato. Due sole imprese, nell’Italia moderna, possono essere paragonate a que­sta: la costruzione dell’Autostrada del Sole e l’impianto della rete televisiva, entrambe tra gli anni ‘50 e ‘60, quando il Pil cresceva fino al 5% l’anno. Un pa­ragone che può farci riflettere. Adesso l’Italia è un po’ più europea nel trasporto; se ne sono accorti i turisti internazionali e le imprese che espor­tano le loro merci. Anche perché, nel frattempo, nel sistema ferroviario ita­liano è stata introdotta la concorren­za – sugli stessi percorsi e negli stessi segmenti di mercato – in forme inno­vative.

Il treno AV ha convinto un nume­ro sempre maggiore di viaggiatori a scegliere la convenienza di partire e arrivare nel centro delle città, sen­za affrontare le code sull’autostrada, doversi togliere le scarpe e la giacca ai controlli di sicurezza aeroportuali e subire l’umiliante sequestro di un flacone di profumo inavvertitamente lasciato nel bagaglio a mano. L’am­biente è più contento e non aumenta solo l’indotto ma il benessere. Il viaggio sui treni veloci ha mante­nuto le caratteristiche migliori tradi­zionalmente associate alla ferrovia: la socialità, la convivialità quando è l’ora di pranzo, il paesaggio che scorre da­vanti all’ampio finestrino, la possibilità di muoversi, leggere, scrivere o gioca­re a carte, arrivando nel centro di una città dove, magari, è facile che qual­che parente o amico possa venirci a prendere. Un treno in cui è possibile senza formalità portare pesanti ba­gagli per cui nessuno vi chiederà un sovrapprezzo: bottiglie e cibi, il gatto o il cane, una sedia a rotelle o la car­rozzina del bimbo. Contemporanea­mente però ha eliminato i difetti, che per i più anziani di noi sono ricordi e per gli altri il racconto dei genitori o dei nonni: la lunghezza del viaggio, il sonno scomodo e precario in terza classe, la sensazione di non arriva­re mai, la fatica di trovare un posto a sedere, i ritardi che su alcune linee erano cronici. Ma anche gli scom­partimenti in cui tutti fumavano, l’o­dore forte delle arance e delle pie­tanze portate da casa, il complesso di inferiorità nei confronti di mezzi di trasporto più glamour e più presta­zionali, come l’aereo e l’automobile. Nell’aprile dell’ormai lontano 1961, la rivista Quattroruote propose una sfida tra treno e auto sul percorso Milano-Roma. L’auto era una Giuliet­ta spider rossa, il treno l’ETR 300, il Settebello, ammiraglio della flotta FS. Sebbene l’Autostrada del Sole non fosse ancora completata, l’auto sconfisse con largo margine il tre­no: compiendo il percorso in cinque ore e 59 minuti, contro le sei ore e 37 del treno che non aveva superato i 95 km/h di media. Oggi un Freccia­rossa doppierebbe tranquillamente l’auto che, tra ingorghi e autovelox, difficilmente potrebbe ripetere la performance del 1961.

L’indotto dell’AV italiana è dunque molto forte non solo in termini eco­nomici ma anche di costume, sensa­zioni diffuse, possibilità che si aprono per i cittadini. Un’idea di accessibilità e vicinanza, una connessione diretta che si integra bene con quella per­messa da Internet, soprattutto quan­do un WiFi efficiente ci accompagna nel viaggio. Muoversi è dunque un’e­sperienza normale, una scelta da va­lutare serenamente. Non una scelta epocale: il viaggio di nozze, quello per raggiungere la lontana caser­ma per il servizio militare, quello per emigrare al Nord o tornare, due vol­te l’anno, al paese. Cartoline ingialli­te, conservate in qualche scatola in cantina, di un’Italia che ora può per­mettersi di viaggiare per lavoro ma anche per cultura, curiosità, piacere. Per un bel weekend in una città stori­ca o per vedere uno spettacolo, una partita, una mostra, una fiera: l’Expo Milano 2015 è stato il primo grande evento totalmente integrato con l’AV ferroviaria con importanti effetti reci­proci. Certo, c’è ancora tanto da fare: i collegamenti trasversali, le ferrovie siciliane e sarde, i trafori alpini per i collegamenti internazionali. Ma la macchina è avviata: buon viaggio.