In cover, l'arena del Colosseo © Parco archeologico Colosseo

Calcare gli spalti dove i Romani tifavano per i gladiatori o godevano sadicamente alla vista di una belva ferita, ma anche vedere zampillare di nuovo una fontana che duemila anni fa ornava i giardini degli imperatori. Sono emozioni da vivere nel presente, capaci di annullare il tempo. È possibile viverle al Parco del Colosseo, un’area estesa per decine di ettari, che comprende non solo l’anfiteatro più conosciuto al mondo, ma anche il Foro Romano, il Palatino e la Domus Aurea.

Il Foro Romano © Parco archeologico Colosseo

DAI SOTTERRANEI ALL’ARENA

«Per il Colosseo la grande novità», racconta la direttrice del Parco, Alfonsina Russo, «è che ora i sotterranei sono finalmente visitabili. Interamente. Con punti di sosta multimediali e pannelli tattili. Diamo al visitatore ogni mezzo per seguire una storia nata nell’80 d.C., quando il monumento venne costruito, fino al 523, data dell’ultimo spettacolo di caccia al suo interno».

 

Tutto questo in attesa del completamento dell’Arena, nel 2023, che riprodurrà il grandioso piano in legno che veniva ricoperto di sabbia (si chiama arena per questo) per assorbire il sangue di uomini e animali. «È un progetto importante che ricostruisce la visione e le funzioni originarie del luogo, ma protegge anche i sotterranei da intemperie e danni del clima. Il più grande anfiteatro antico era l’unico, in assoluto, ad avere un palcoscenico ligneo e modificabile nei secoli. Saranno ricostruite le decine di piattaforme e ascensori che permettevano, grazie a una complessa e perfetta regia, di far salire le gabbie con gli animali e di farli uscire da tante bocche. Era di sicuro uno spettacolo grandioso».

 

Per visitarlo e riprovare le sensazioni dei Romani alla vista dei gladiatori preferiti, in lotta tra loro o con le belve, ora viene in aiuto anche la tecnologia, con l’app Y&Co - You and Colosseo, disponibile in nove lingue e in LIS.

La Casa delle Vestali nel Foro Romano, di recente riaperta ai visitatori © Parco archeologico Colosseo

DENTRO LA CASA DELLE VESTALI

Dall’estate scorsa, all’interno del Parco, è possibile visitare anche la Casa delle Vestali, custodi del fuoco sacro, nel Foro Romano. In questo edificio molto esteso, dimora del più antico sacerdozio femminile di Roma, sono stati ricollocati dei reperti solitamente conservati nei depositi.

 

«Nella prossima primavera», anticipa l’archeologa, «dovrebbe poi riaprire la Domus Tiberiana, il più antico palazzo imperiale, con l’esposizione di opere d’arte finora non visibili al pubblico. Anche la Domus Aurea si è arricchita di statue e capitelli tirati fuori dai depositi, immersi in un sistema di illuminazione che riproduce sia l’effetto grandioso voluto dal padrone di casa, Nerone, sia la luce fioca delle torce usate dagli artisti rinascimentali alla scoperta degli affreschi da loro ribattezzati “grottesche”».

PERCORSI A TEMA

Anche il Palatino si può visitare con interessi e occhi nuovi. «Negli ultimi quattro anni abbiamo introdotto dei percorsi a tema, pensando anche ai cittadini romani e agli italiani. Il primo itinerario è dedicato alla pittura, con l’aiuto di ricostruzioni virtuali degli edifici decorati. La visita segue un ordine cronologico, nel Palatino, dalla Casa di Augusto a quella della moglie Livia, fino a Santa Maria Antiqua nel Foro, considerata la Cappella Sistina del Medioevo per i suoi raffinati affreschi», spiega la direttrice del Parco.

 

Un’altra proposta tocca gli Horti Farnesiani e le Uccelliere, inseriti di recente nel circuito dei parchi e giardini storici italiani. Qui i Farnese, nel 1600, accoglievano i loro ospiti, in continuità con gli imperatori che nei secoli avevano avuto qui le loro residenze e sedi istituzionali.

Gli ulivi nel Palatino © Parco archeologico Colosseo

ATTENZIONE AL GREEN

Questa zona archeologica rappresenta anche un polmone verde nel cuore di Roma, esteso per 77 ettari, di cui 44 aperti al pubblico. Russo ricorda il progetto del Parco green, nato nel 2019: «Grazie ad alcune sponsorizzazioni il verde è curato e mantenuto con attenzione, inoltre, produciamo miele e olio, con le olive colte in loco. Queste attività, che puntano anche alla riduzione degli sprechi, sono tema di laboratori per le scuole e i visitatori più fedeli».

 

Un altro elemento di attenzione è l’acqua. «Da poco è stata riattivata la fontana delle Pelte, nella Domus Augustana, con zampilli accompagnati da brani musicali di Mozart. Mentre nell’impianto di irrigazione sono stati inseriti dei sensori per calibrare la quantità di acqua, e stiamo implementando le fontanelle a disposizione degli ospiti». Inoltre, aggiunge la direttrice, «nel roseto da cui prende il nome cresce la Rosa Augusta Palatina, creata in esclusiva per questo luogo eterno. A maggio fiorirà e sarà uno spettacolo».

MEMBERSHIP CARD PER TUTTI

Sono tanti i motivi per tornare a visitare più volte il Parco, quindi, incoraggiati anche dalla possibilità di sottoscrivere la membership card. Si tratta di un pass, il cui costo si differenzia per età, singoli o famiglie, con cui si può accedere alla zona archeologica per un anno e avere dei benefici come la partecipazione a eventi esclusivi quali la spremitura delle olive, degustazioni e visite riservate. È una proposta di fidelizzazione che consente di investire nella valorizzazione dell’area, come se venisse adottata dai suoi soci.

ARCHEOLOGIA ANTE LITTERAM

Il Parco ha una lunga storia, anche per la ricerca e le attività di studio più che secolari. Per metà dicembre è annunciata l’apertura della mostra Giacomo Boni. L'alba della modernità, che racconta la vita dell’archeologo che si dedicò agli scavi del Foro da fine ‘800 ai primi del ‘900.

 

«Era anche architetto e botanico, una personalità poliedrica, influente sulla cultura e la società dell’epoca, amico di Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse. Inventò l’archeologia sperimentale ante litteram, realizzando con tecniche antiche delle capanne simili a quelle del re Romolo. La mostra sarà diffusa in tutto il Parco, in molte sedi. Tra queste Santa Maria Antiqua, riportata alla luce proprio da Giacomo Boni». 

 

Il Parco è un’area da curare e promuovere con responsabilità, spiega con entusiasmo Russo, «mantenendo come obiettivo centrale il singolo visitatore». Un obiettivo ambizioso, visto che prima del Covid-19 il flusso si attestava su circa 7,5 milioni di presenze all’anno.

 

«È un luogo che pesa sulla schiena, soprattutto in questi ultimi mesi di convivenza con la pandemia», confida la direttrice. «Ma mi trasmette continue emozioni. La sera, all’uscita, mi trovo davanti agli occhi uno scenario sempre diverso, a cui scatto foto da postare sui social. Il Parco del Colosseo è fitto di memorie, da cogliere in più e più volte». Un invito, per ogni visitatore, a vivere e rivivere le proprie esclusive emozioni.

Articolo tratto da La Freccia

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