In apertura panorama di Orvieto (TR) © stevanzz/AdobeStock 67 

Un punto di vista speciale sul Duomo di Orvieto, capolavoro gotico della città in provincia di Terni, si gode soltanto dalle finestre del Museo etrusco Claudio Faina, collocato di fronte alla facciata. Ma non è questo l’unico motivo per entrare nel palazzo omonimo, che custodisce una collezione cospicua di pezzi etruschi, greci e romani.

 

Il museo deve la sua esistenza a personaggi illuminati, come il conte Mauro Faina e suo nipote Eugenio che, a partire dal 1864, iniziano una raccolta di reperti archeologici, monete e opere d’arte antiche: da qualche decina a diverse migliaia. Novant’anni dopo, nel 1954, il successore Claudio jr. ha un’idea lungimirante: nel suo testamento prevede la donazione della collezione al Comune e la creazione della Fondazione Faina.

 

È il primo organismo simile costituito in Italia, sul modello americano, e tuttora il più importante nel settore museale. A questo si aggiunge che, a gestirla, c’è una commissione composta da sette membri provenienti da diverse realtà. Il presidente, carica oggi rivestita con passione da Daniele Di Loreto, è nominato direttamente dal ministro della Cultura. Poi ne fanno parte anche il sindaco, il vescovo, un membro nominato dal prefetto, due dal consiglio comunale e uno dal Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Perugia. La Fondazione, infatti, si autosostiene e incrementa le sue attività culturali, fin dalla metà dell‘800, con i proventi che derivano anche dai terreni coltivati nelle vicine campagne.

Anfora a figure nere, capolavoro attribuito a Exekias, 550-540 a.C.

Anfora a figure nere, capolavoro attribuito a Exekias, 550-540 a.C. Courtesy Fondazione per il Museo Claudio Faina

Questo è solo un assaggio della storia e della cultura di Orvieto. Un itinerario per approfondirne i segreti può partire dalla stazione ferroviaria: da qui si sale sulla funicolare, una volta addirittura alimentata ad acqua, per raggiungere piazza Cahen, a pochi passi dal centro. Il costo della corsa è compreso nel biglietto del treno, grazie a Orvieto Link, nuovo servizio intermodale di Trenitalia e Busitalia.

 

Passeggiando a piedi, si possono ammirare scorci, vicoli, chiese, palazzi e palazzetti dalla caratteristica pietra tufacea. Una bella immersione nell’atmosfera di una città che vanta tre millenni di storia. Ecco il maestoso Duomo, che cattura lo sguardo. Ma prima di entrare a scoprirlo, rispettando l’ordine dei secoli, è meglio visitare il museo Faina, che racconta la storia dell’antica Velzna, la Orvieto etrusca.

 

Appena dentro, un leggero profumo di lavanda avvolge il visitatore, insieme alla musica che si diffonde nelle sale. La guida di eccezione è il direttore scientifico Giuseppe Maria Della Fina. Tra i tesori custoditi, ritrovati negli scavi in zona, l’archeologo va orgoglioso di un pezzo da intenditore: un’anfora a figure nere, da attribuire a un artista, più che artigiano, dalle qualità uniche, il greco Exekias. L’opera, prodotta intorno al 550-540 a.C., rappresenta con dettagli minuti l’apoteosi di Eracle.

 

È esposta in una delle stanze, alcune decorate alle pareti e sul soffitto da vivaci motivi pompeiani, insieme ad altre due anfore di fattura eccezionale, anche queste ritrovate nella necropoli orvietana del Crocifisso del Tufo e molto probabilmente da attribuire a Exekias. E poi nelle vetrine si susseguono bronzetti, monete e oggetti in bucchero, la ceramica etrusca che imitava il metallo.

Testa di vecchio in terracotta, conservata nel Museo civico archeologico, fine V – inizi IV sec. a.C.

Testa di vecchio in terracotta, conservata nel Museo civico archeologico, fine V – inizi IV sec. a.C. Courtesy Fondazione per il Museo Claudio Faina

Al piano terra è ospitato anche il Museo civico archeologico. Tra le opere si fa notare una deliziosa statuina alta 73 cm, denominata la Venere di Cannicella, nuda perché simbolo di fertilità, dai capelli fluenti sul dorso, risalente al VI secolo a.C. Attira lo sguardo anche una testa di terracotta, realizzata 2500 anni fa, che raffigura un uomo anziano, barbuto, dalla fronte rugosa, con le labbra appena dischiuse per far intravedere realisticamente due denti.

 

Palazzo Faina accoglie anche laboratori e propone, grazie alla collaborazione tra tanti interlocutori, attività e progetti con ragazzi e studenti, come la riproduzione di gioielli antichi o la realizzazione di video sul museo. E, per stimolare la curiosità dei piccoli, nelle sale sono presenti dei totem con tante informazioni e qualche domanda. Le risposte si trovano in un’agile guida che i bambini sfogliano volentieri.

 

Nello stesso edificio, fino al 19 giugno, è ospitata una mostra con i costumi del Capitano del Popolo, figura di spicco della Orvieto medievale: i più vecchi hanno ancora le tracce di sudore del figurante, i più recenti sono realizzati da esperti artigiani fiorentini. Questo personaggio istituzionale del passato, infatti, apre ancora il corteo storico cittadino, che ogni anno accompagna le celebrazioni del Corpus Domini, quest’anno il 19 giugno. Si tratta di una festività cristiana voluta dal papa Urbano IV, proprio qui, nel 1264. Si lega al miracolo di Bolsena (VT), avvenuto appena un anno prima.

La Cappella di San Brizio, all'interno del Duomo, affrescata da Luca Signorelli e Beato Angelico

La Cappella di San Brizio, all'interno del Duomo, affrescata da Luca Signorelli e Beato Angelico © zenzaetr/AdobeStock

Un prete boemo, dubbioso sulla presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nell’ostia consacrata, andò a Roma per rafforzare la sua fede. Al ritorno, mentre celebrava la messa a Bolsena, vide stillare dall’ostia alcune gocce di sangue, che bagnarono il suo corporale. Appresa la notizia, Urbano IV, che risiedeva nella città umbra, inviò a Bolsena il vescovo per prendere il sacro lino. Per l’occasione si decise di edificare un nuovo edificio religioso, degno di accogliere una reliquia così importante: il Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta in cielo.

 

Nel 1290, infatti, viene posta la prima pietra di una meraviglia architettonica difficile da equiparare, decorata da bassorilievi sulla storia dell’Antico e Nuovo Testamento, raffigurazioni mosaicate che, come se parlassero, descrivono episodi di fede. E raffinati ricami bianchi in pietra, che completano la preziosità della facciata.

 

È un monumento policromo tra i più belli al mondo, da ammirare, appena fuori dal museo Faina. All’interno sfoggia opere di Gentile da Fabriano, Lippo Menni, e, nella cappella di San Brizio, degli affreschi stupefacenti di Beato Angelico e Luca Signorelli, e di tante altre testimonianze di arte rinascimentale.

 

Si lascia Orvieto senza rinunciare a uno sguardo alla Fortezza Albornoz e a un tuffo nel sottosuolo, percorrendo 248 scalini. Se il simbolo di Orvieto svettante è il Duomo, quello ipogeo è infatti il Pozzo di San Patrizio, una grande opera ingegneristica di Antonio da Sangallo, iniziata nel 1527, composta da due scale elicoidali che non si incontrano mai. Una volta risaliti, il ritorno è, rigorosamente, in treno.

 

Articolo tratto da La Freccia