In cover, la monoseggiovia storica di Col Alto di Corvara © Consorzio Skicarosello Corvara

C’è chi lo conosce come Giro dei quattro passi, chi come Sellaronda: certo è che questo straordinario tour è il più amato dagli sciatori di tutto il mondo. Circa 40 km da compiere in senso orario o antiorario, di cui almeno 26 con gli sci – i restanti sono coperti dagli impianti – seguendo la segnaletica verde o arancione. E se la maggior parte di chi lo intraprende si accontenta di tornare al punto di partenza, l’opportunità offerta dalla Sellaronda è in realtà ancora più grande.

 

Un tour mitico che, come racconta Sandro Lazzari, pioniere del turismo invernale in Val Gardena, tra i fondatori e a lungo presidente di Dolomiti Superski è «nato spontaneamente negli anni ‘60, tra gli appassionati di sci che volevano guardare le Dolomiti oltre che scendere giù dalle piste».

Sassolungo, Val Gardena © Harald Wisthaler

È fondamentale cogliere alcuni aspetti che lo rendono un capolavoro non solo per la ricchezza del percorso sciistico, ma anche dal punto di vista paesaggistico e culturale. Ci riferiamo in particolare a due opportunità: la possibilità di utilizzare il Giro dei quattro passi per esplorare i comprensori sciistici che da esso si diramano, e l’occasione di scoprire, attraverso di essi, la loro matrice comune, che a ben ascoltare parla la lingua ladina.

 

Il Giro intorno al massiccio dolomitico del Sella (BZ), infatti, descrive l’abbraccio reale e simbolico tra quattro delle cinque storiche vallate ladine comprese tra Trentino, Alto Adige e Veneto. È proprio dall’unione di una delle più antiche e specifiche culture presenti sul suolo italiano che negli anni ‘70 si formalizzò questo mitico tour, la cui estensione a ulteriori valli diede vita nel 1974 al più grande progetto di turismo consorziato del mondo: il Dolomiti Superski, con 1.200 chilometri di piste, 450 impianti e una capacità ricettiva di 210mila posti letto.

 

Impressionante, dunque, pensare che una minoranza linguistica di appena 38mila persone – tanti sono i ladini al giorno d’oggi – sia stata capace di un’impresa così grande. Al tempo stesso, però, questo ci ribadisce la forza di una cultura nata dal contatto delle genti che abitano le Alpi da migliaia di anni e l’Impero romano, che qui giunse nel 15 a.C. La lingua ladina, infatti, sorella dell’italiano e di tutte le altre di origine neolatina, rappresenta la popolazione rimasta caparbiamente ad abitare le montagne: un popolo che ha attraversato secoli di un’esistenza impervia non soltanto da un punto di vista meteorologico, ma anche sociale ed economico. Basti pensare che, prima della nascita del turismo invernale subito dopo il secondo dopoguerra, i ladini versavano in condizioni di povertà assoluta, portando avanti una vita di stampo contadino, basata su una sussistenza di base.

Val Gardena © ingusk/Adobestock

«Tutto cambiò quando mio nonno Erich Kostner», ricorda Andy Varallo, presidente di Dolomiti Superski, del Consorzio impianti a fune Alta Badia e della Fis Ski World Cup Alta Badia, «ebbe un’intuizione che cambiò per sempre il destino di queste montagne. Era il 1946 quando creò il primo impianto di risalita in Italia per sostituire una rudimentale slittovia che portava i primi intrepidi sciatori in cima al Col Alt, simbolo di Corvara, messa fuori funzione nel corso della Seconda guerra mondiale». Grazie a Kostner, l’industria degli impianti di risalita divenne in breve fiorente in Alta Badia, sviluppandosi nelle valli circostanti.

 

Di lì a qualche decennio, «nacque l’idea di creare un biglietto unico per i frequentatori della Sellaronda, costretti a prendere in mano il portafogli per pagare a ogni impianto», ricorda Lazzari. L’iniziativa partì da un gruppo di illuminati imprenditori convocati nella primavera del 1973 dallo stesso Kostner: Ugo Illing, Erich Kastlunger, Gottfried Declara, Paolo Fosco, Franz e Fiorenzo Perathoner. Senza rendersene conto, stavano dando vita al biglietto unico non solo per la Sellaronda, ma anche per il Dolomiti Superski: poco dopo, infatti, aderirono anche le valli di Cortina e la Val Pusteria – anch’esse fortemente caratterizzate dalla cultura ladina, ampezzana nel primo caso, puntereste e ladina nel secondo – e i successivi anni videro poi l’adesione di ulteriori comprensori per un totale di 12 valli.

 

Se si dovesse tuttavia delineare un nucleo centrale, esso è inevitabilmente rappresentato dalla Sellaronda al punto che, come spiega Diego Clara, addetto stampa di Dolomiti Superski, «i 15mila passaggi quotidiani di turisti invernali sulla Sellaronda nelle giornate di punta corrispondono a circa 3 milioni di utenti unici in una stagione, per un totale di 150 milioni di passaggi lungo tutto l’arco del Dolomiti Superski».

Cabinovia Boé a Corvara, in Val Badia

Insomma, la Sellaronda è un rito obbligato per gli appassionati di sci e vale la pena sfruttarlo al meglio. Come spiega ancora lo stesso Clara: «Il circuito si compone del classico Giro dei quattro passi, e il segreto per goderne a pieno è integrarlo con le sue infinite varianti. Per questo, più che un anello, ci piace considerarlo una sorta di sole, con un nucleo centrale e tanti raggi intorno che segnano le direttrici capaci di ampliare notevolmente il dominio sciabile centrale, abbracciando circa 600 chilometri di piste percorribili con gli sci ai piedi».

 

Dunque, prendete nota e considerate queste indicazioni utili a trascorrere ogni giornata sulle piste in modo diverso, sfruttando la Sellaronda come circuito di base, indispensabile a raggiungere scenari ogni giorno differenti: «In Val Gardena, scavallando il passo Gardena dopo aver goduto della stupenda veduta dalla terrazza Dantercepies, vale la pena soffermarsi nell'area Col Raiser/Seceda o passare addirittura all’Alpe di Siusi e poi rientrare attraverso Monte Pana e Ciampinoi nella Sellaronda. In Val di Fassa, svalicato il passo Sella e dopo esserci riempiti gli occhi dal Col Rodella, si può proseguire da Alba di Canazei per Ciampac e la Val Jumela verso Buffaure sino a Pozza di Fassa. Da Arabba, invece, dopo esserci soffermati sulla vista mozzafiato dal Pordoi, si può facilmente raggiungere la Marmolada per un’esperienza unica sulla cima più alta delle Dolomiti (3.343 m), che è anche l’unico ghiacciaio nel Dolomiti Superski. E in Alta Badia, lasciandoci alle spalle il più morbido dei quattro passi, il Campolongo, si apre allo sguardo il vasto altopiano del Pralongià, capace di offrire l’esperienza di un vero e proprio viaggio sciistico, grazie alle sue piste lunghe e dolci».

 

E poi va ricordato anche il secondo aspetto fondamentale del tour, quello culturale, come specifica Varallo: «Approfondendo ogni singola vallata da un punto di vista sciistico, si entra in contatto con quattro differenti mondi compresi nella cultura ladina. Ogni valle porta infatti il suo dialetto, il proprio stampo architettonico, una differente tradizione culinaria che si può cogliere assaggiando i piatti nei rifugi, una più spiccata tendenza culturale indirizzata verso l’italiano o il tedesco. Ciò che è certo, comunque, è che in questa impresa comune ognuno lavora per portare benefici anche alle valli vicine, sviluppando simultaneamente sia il turismo ad alta quota sia quello a fondovalle».

 

Non dimentichiamo infine che Sellaronda è una realtà ormai consolidata anche d’estate, come conferma Clara: «L’attraversamento delle province di Bolzano, Trento e Belluno è un’esperienza ormai apprezzata anche nel periodo estivo, in bicicletta o a piedi, utilizzando gli oltre 100 impianti di risalita che restano aperti entro e oltre il percorso della Sellaronda, grazie al circuito della Dolomiti Supersummer».

Articolo tratto da La Freccia