Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato © Fernando Guerra

Multietnica, musicale e piena di storia, senza essere ripiegata solo sul passato. Prato è a una manciata di minuti da Firenze con un treno regionale, direzione nord. E si raggiunge attraversando su rotaia la cerchia metropolitana delle cittadine che la circondano, formando un’unica geometria urbana tra le due province.

 

Dalla fermata di Porta al Serraglio, il centro storico è a poche centinaia di metri, lungo via Magnolfi. Piazza Duomo è il cuore della Città del tessile, stretta da palazzi trecenteschi: in mezzo, la fontana con gli animali marini e il pescatore bambino tra gli zampilli. A strisce di marmo alberese e verde serpentino domina lo spazio la cattedrale di Santo Stefano, con il pulpito a fungo – forgiato da Donatello e Michelozzo – sospeso su un angolo e, dietro, il campanile che fece da modello a quello di Giotto.

 

All’interno una vertigine di colori, storie e folle di personaggi biblici stipati negli affreschi di Paolo Uccello e Filippo Lippi all’interno delle Cappelle dell’Assunta e in quella Maggiore. I volumi e le vesti dei personaggi femminili di Lippi qui, nel ciclo delle Storie di Santo Stefano e Giovanni Battista, anticipano la delicata carnalità della figura femminile nella pittura rinascimentale.

Piazza Duomo, Prato © gimsan/Adobestock

Nell’omonimo museo civico, un’inaspettata abbuffata di capolavori distribuiti su tre piani: una collezione di quasi tremila opere tra dipinti, pale giganti, sculture, disegni, mobili e pezzi di Agnolo Gaddi, Alessandro Allori, Ardengo Soffici fino ai marmi ottocenteschi di Lorenzo Bartolini. Protagoniste le Madonne di Lippi e quelle del figlio Filippino, dal volto porcellanato ispirato a suor Marta, amore clandestino per il primo e madre del secondo dei due pittori. Si incontrano anche un tabernacolo in terracotta di Donatello e, qualche scalino dopo, un nudo specchiante di Michelangelo Pistoletto, le sculture morbide di Jacques Lipchitz o il pantone blu di Yves Klein.

 

Dalla terrazza del museo, Prato si mostra a 360 gradi, articolata e brulicante. Divisa dal fiume Bisenzio, stretta tra i monti della Calvana e il distretto industriale, costellata da tetti rossi a perdita d’occhio, percorsa da dedali di viuzze pieni di negozi e arterie che la segmentano in quartieri.

 

Sempre in Duomo è conservata la Sacra Cintola, ricamata d’oro e indossata (così vuole la tradizione) dalla Madonna in persona e ostentata cinque volte in occasioni di liturgie popolari. A pochi passi, tra slarghi e vicoli animati di vita quotidiana, si arriva in piazza del Comune, raccolta ma anch’essa ricca di slanci storici che accostano architetture del ‘500 col Medioevo di Palazzo Pretorio.

 

Il grande Castello dell’Imperatore dei tempi di Federico II, robusto e merlato, si fa largo tra la chiesa di San Francesco e la basilica di Santa Maria delle Carceri con le vetrate di Domenico Ghirlandaio; più a ovest, vicino alle mura antiche, il Museo del Tessuto narra il suo territorio, le storie e la qualità della manifattura tessile con mostre temporanee e attività didattiche. Fino al 21 novembre, qui è allestita Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba con abiti e oggetti di scena, mentre con il progetto Le fabbriche raccontano vengono organizzate visite alle archeologie industriali.

 

Poco oltre, imponente e luccicante come una navicella spaziale, si staglia l’architettura avveniristica del Pecci, prima istituzione italiana dedicata al contemporaneo: mostre (quella in corso è Jacopo Miliani. La discoteca), collezioni e ricerche su arti visive e performative, cinema, musica, architettura, design.

 

Dall’alto pare una città in continua sperimentazione e trasformazione culturale e urbana. Alla musica e al teatro – con i palchi di Metastasio, Magnolfi, Politeama e Fabbricone – Prato ha sempre dedicato un’attenzione particolare. La Camerata Strumentale, fondata da Riccardo Muti oltre 20 anni fa e diretta ora da Jonathan Webb, lavora in stretto contatto con le scuole cittadine e i giovani musicisti.

 

Da novembre a maggio, si svolge la stagione concertistica, anticipata il 21 ottobre dal violino di Hugo Ticciati. E quest’anno ha un titolo evocativo: Lo sguardo avanti. E più avanti c’è il Tempio buddista cinese e le due lunghe vie, Filzi e Pistoiese, dove si è sviluppata la grande Chinatown cittadina piena di muri e lanterne rosse, ristoranti e negozi etnici. E terze generazioni di bambini e bambine con gli occhi a mandorla che parlano toscano, anzi pratese.

Articolo tratto da La Freccia

Raggiungi Prato con Trenitalia

Scopri tutti i collegamenti nazionali e regionali