Boom di visitatori alla Reggia di Caserta, Felicori: "Più 40% in un semestre, cresce il fatturato culturale”

La Freccia intervista il direttore Mauro Felicori: l’importanza di collegamenti ferroviari efficienti. “Afragola? La luce le regala un’atmosfera quasi spirituale e per noi, con corse funzionanti e frequenti, costituisce un grande vantaggio”

In aumento i flussi in treno e con i treni storici della Fondazione FS Italiane

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27 luglio 2017

di Sandra Gesualdi

I dati diffusi dall’Ufficio statistico del Ministero dei Beni e delle attività culturali  e del turismo parlano di cifre da record per i musei nazionali. Nel primo semestre 2017 sono stati oltre 23 milioni gli ingressi ai monumenti e aree archeologiche statali con 2 milioni in più di visitatori rispetto allo stesso periodo del 2016 e 88.708.038 euro gli introiti, con un + 17,2%.

Tra le regioni più visitate spicca la Campania al secondo posto con un aumento del 15% di biglietti staccati. Un incremento dei flussi registrato anche dalle Frecce dirette a Napoli da Milano (+11%), dai Frecciargento da/per Caserta (+7%), dagli Intercity da/per Caserta (+6%) e dai Regionali nel weekend (+x%) diretti a Caserta, e dai treni storici che hanno registrato un tutto esaurito.

Mauro Felicori direttore della Reggia di Caserta è tra i venti nominati dal ministro Franceschini da 18 mesi porta avanti, con instancabile energia e caparbietà, una gentile e democratica rivoluzione che sta rilanciando la Versailles italiana. Attento al territorio di cui ascolta le esigenze e da cui cogliere nuove opportunità. Come quelle offerte dalla nuova stazione AV Napoli Afragola grande hub di interconnessione inserita nel rilancio economico culturale e architettonico del sud

Un trend positivo che riguarda largamente anche il suo lavoro, cosa significa?
Fino a giugno abbiamo registrato quasi il 40% in più di ingressi. Numeri che continuano a crescere, siamo passati dai 497 mila visitatori nel 2015 a sfiorare i 690 mila alla fine del 2016. L’ultimo giorno di ogni mese attendo i risultati a dimostrazione che i musei resi autonomi dalla riforma Franceschini iniziano ad essere gestiti come imprese che puntano a raggiungere dei risultati.
Il primo indice da valutare è sicuramente quello del numero degli ospiti ma la maggiore attenzione da porre è sul fatturato in termini culturali prima ancora che economici. Gli incassi crescono di conseguenza e l’anno scorso abbiamo ottenuto un milione di euro di più rispetto al  bilancio previsionale. L’elemento da sottolineare è che dietro questi computi c’è un maggior numero di persone che usufruisce e accede alla cultura, entra nelle gallerie, accresce il proprio sapere. E di questo non si può che gioire.

Qual è la funzione di un sito museale?
Ne dirigo uno che definisco di fruizione popolare in cui le famiglie con nonni e bambini fanno un’esperienza di formazione intellettuale anche senza avere degli studi specifici. Comunichiamo cultura, storia, memoria: la grandezza dell’architettura di un acquedotto, la bellezza di un giardino settecentesco, la suggestione degli appartamenti nobili. Il museo deve essere produttore di un messaggio e un arricchimento di sapere per tutti, da cui uscire più ricchi, colti e felici.

Può incidere positivamente sul territorio che lo ospita?
Assolutamente si, soprattutto per un luogo più periferico può essere vettore di progresso e creare indotto economico e sociale.
In questi mesi abbiamo avuto una crescita ininterrotta del turismo a Caserta e gli investimenti di attività economiche e ricettive si sono spostati verso la Reggia. Quando sono arrivato ho trovato tutto il complesso monumentale in stato di cattiva manutenzione pulizia e promozione, un vero spreco di possibilità.
Queste terre hanno bisogno che il loro beni facciano da locomotiva allo sviluppo, per usare una metafora ferroviaria, riattivino un certo tessuto industriale presente, penso a Marcianise, ridiano slancio all’agricoltura. La Campania non può fare a meno del turismo soprattutto di quello culturale. Gli aumenti percentuali sono ottimi ma si parte da valori assoluti che sono più bassi e da un stato di crisi pregressa. Questa regione ha enormi potenzialità e margini.

Proposte?
Gli investimenti ci sono, destinati soprattutto all’accoglienza e agli eventi. Occorre ora investire di più in comunicazione, essere presenti nel nord Italia e in Europa. Per tutelare il patrimonio bisogna promuoverlo, raccontare gli sforzi fatti. Vorrei che a Berlino, sul giornale, trovassero una pagina pubblicitaria di Capri, Pompei, Pestum, Caserta. Ho puntato molto sulle nuove tecnologie e siamo molto presenti e interattivi sui social.

Lei è un gran viaggiatore e pendolare
Vivo a Bologna dove torno ogni settimana e da buon “freccista” sono sempre sui treni. Oggi con Le Frecce raggiungo Caserta in tre ore e mezzo in  piena comodità. Spesso sono a Roma per riunioni, insomma potrei essere il testimonial del vostro nuovo spot che recita: “parti da Bologna e vai a Caserta, cammini ‘nanzi la Reggia ti pigli nu bello caffè e poi Roma..” (L’offerta del biglietto PassxTe Trenitalia, con cui scoprire l’Italia nei fine settimana senza limiti, ndr).

La nuova stazione di Afragola può essere un’occasione per la Campania e il sud?
Certo. Per noi che siamo all'interno migliora molto i collegamenti provenienti da nord, incrementa i treni dell'asse di Napoli, riduce i tempi e semplifica la vita.
È ben organizzata ed efficiente e può fungere da collettore se ben integrata con corse bus e trasporto regionale. Adesso si percepisce che è in fieri e può apparire sproporzionata rispetto al servizio in atto ma so che è un progetto più ampio in corso su quell’aria con prospettive interessanti. Da Afragola raggiungere la Reggia in bus è pratico e per noi, con corse funzionanti e frequenti, un grande vantaggio. Mi piacerebbe instaurare un rapporto di reciprocità con l’apertura di punti informativi, espositivi e magari l’organizzazione di qualche spettacolo nella nuova stazione.

Un capolavoro anche dal punto di vista progettuale
Architettonicamente è un’opera notevole che unisce utilità a magniloquenza. Ha tutto lo stile di Zaha Hadid in cui colgo varie citazioni di stile. Nelle fessure orizzontali e nel semicerchio all’esterno, per esempio, ci ritrovo Wright del Guggenheim di New York. Ma è la luce che entra a colpire, è quella straordinaria tipica di questi luoghi che, complici le altezze, regala un’atmosfera quasi spirituale. Mi fa pensare a un tempio new age con quei due ascensori di cui non si vede la fine e a una canzone dei Led Zeppelin (ride [c]ndr[c]).

Che estate si può trascorrere a palazzo?
Abbiamo un programma ricco di eventi. Il San Carlo ha messo in scena tre opere barocche nell’Aperia, il teatro recuperato nel giardino all’inglese e vorrei continuare ad ospitarlo anche in inverno. Musica nell’arena, dalla Mannoia a Morricone, Bosso e i Carmina Burana. Poi merende nel parco, balli borbonici nel vestibolo, aperture serali.

Un’inesauribile progettualità. Cosa riserva per i prossimi mesi?
Vorrei che la Reggia fosse colonizzata dalle migliori istituzioni e dalle grandi imprese culturali italiane. Abbiamo spazi meravigliosi e sarei contento di ospitare programmi di qualità come i viaggi del treno storico che hanno ottenuto un successo andato oltre ogni aspettativa. Lavoro per una Reggia a porte aperte, al servizio di chi ha disegni di qualità e il coraggio di realizzarle. Ricevo e ascolto tutti e quando percepisco un buona idea la incoraggio. Ho imparato ha trasformare la gente in risorsa.

Un obiettivo?
Arrivare a un milione di entrate entro la fine del mio mandato che scade nel 2019. Sarà un milione di persone da incontrare.