Note intervista Luca Argentero

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di Cecilia Morrico, disponibile anche su ISSUU

Un Luca Argentero quasi irriconoscibile, con barba, capelli lunghi e tinti. Lo vediamo così in Hotel Gagarin, il primo lungometraggio diretto da Simone Spada in uscita il 24 maggio. L’attore torinese descrive Sergio, il personaggio che interpreta: «Vivacchia e fa il minimo indispensabile per tirare a campare. Non ha molte ambizioni, è pigro e fuma canne tutto il giorno. E l’avventura che vive gli serve a capire che l’unica colpa dell’uomo è l’immobilità, il rimanere fermo senza evolversi, e questo causa dei cambiamenti in lui. È la cosa bella della storia:  i nostri personaggi partono in un modo e tornano in un altro, un po’ come tutti noi del cast». Perché, proprio come nella pellicola, i protagonisti sono andati fino in Armenia per le riprese.

Una troupe cinematografica che sembra un’armata Brancaleone e che rimane bloccata nel cuore del Caucaso: è la trama di Hotel Gagarin.
È un film nel film, una folle peripezia di cinque cineasti confinati in mezzo ai boschi e alla neve per una faccenda militare, che per noi è uno spunto narrativo. Le vicende dei protagonisti si sono accavallate con quelle nostre reali. Ed è stata questa la componente più divertente della lavorazione: l’esperienza estrema che abbiamo fatto.

È il primo lungometraggio di Spada. L’ha chiamata direttamente?
Con Simone ci conosciamo da dieci anni. Abbiamo lavorato insieme in tante pellicole quando lui era ancora un aiuto regista. Quando ha prospettato di voler esordire dietro la macchina da presa si è contornato di amici, di persone con cui si trova bene.

E vi ha fatto il dispetto di mandarvi in mezzo al gelo.
Eravamo a -20°, ma è anche vero che è stata un’occasione per andare in Armenia, una meta non sempre alla portata di qualche giorno di ferie. Il Paese delle pietre urlanti, con paesaggi splendidi da lasciare senza fiato. E poi vivere in mezzo a tutto quel freddo ci ha perfettamente allineati alla vicenda che dovevamo portare sullo schermo.

Un glaciale aneddoto?
È strano parlare con qualcuno che ha la barba congelata. Eravamo a un passo dalla steppa siberiana, lì quando il termometro va giù,  ci va per davvero e per settimane. Cambia il metabolismo e capisci perché in questi luoghi pasteggiano a vodka.

In questa pellicola recita nuovamente con Claudio Amendola, dopo Noi e la Giulia e Il permesso - 48 ore fuori. Com’è il rapporto con lui?
Lo considero un fratello maggiore, una persona che ha qualche anno più di me ed è uno dei pochi in questo ambiente con cui ho il piacere di confrontarmi e a cui chiedo consiglio. È un amico e questa esperienza ci ha avvicinato ancora di più, anche se lui non era di ottimo umore perché da buon romano ha sofferto il freddo. Ed è stato molto contento di tornare in Italia anche per il cibo, perché lì non era un granché.

Cambiando argomento: quest’anno ha compiuto 40 anni. Qualche obiettivo ancora da raggiungere?
Ogni volta che ci penso mi dico che vivo in un perenne sogno da una quindicina d’anni. Faccio un mestiere che mi piace e che mi permette un ottimo tenore di vita. Mi ritengo fortunato e prego che continui ad essere così com’è oggi.

E riguardo agli anni che passano?

Mi sento in splendida forma (ride, ndr)

Progetti?
Ho appena finito di girare Cosa fai a Capodanno, commedia corale scritta e girata da Filippo Bologna, sceneggiatore di Perfetti sconosciuti. Uscirà a dicembre.