Lo Stato Sociale sul magazine Note

Il settimanale dedicato ai clienti del trasporto regionale accompagna il roadshow dei nuovi treni Pop e Rock

di Gaspare Baglio, disponibile anche su ISSUU 

Albi, Checco, Lodo, Bebo e Carota. Cinque (sopran)nomi per una band che sta letteralmente sbancando: Lo Stato Sociale. Dopo quasi dieci anni di onorata carriera nella scena underground, il vero boom c’è stato con Una vita in vacanza, brano gettonatissimo in radio, medaglia d’argento al Festival di Sanremo di Claudio Baglioni. 

Dopo il tour spagnolo e il concertone del Primo Maggio, la formazione made in Bologna si prepara ai live in Italia che partiranno l’8 giugno da Milano. Un viaggio attraverso i must del repertorio, dalle origini del gruppo fino all’ultimo album, Primati. I cinque componenti scatenati della band alzeranno ancora una volta l'asticella, per organizzare il party collettivo più grande d'Italia. Tutto rientra in un momento magico che il bassista Albi racconta a Note.

Come procede l’ondata di popolarità?
Ci fermano per strada fan improbabili, anziani e bambini che ci chiedono foto e ci offrono pranzi. Tutte cose che potevano fare anche prima (ride, ndr). Certo, adesso aumentano anche le aspettative.

Ne sentite il peso?
No, quello no, fa parte del nostro lavoro. Ma sappiamo che dobbiamo migliorare ed essere sempre più coinvolti in questo lavoro bellissimo.

Come vi spiegate il successo sanremese?
La canzone era forte e abbiamo fatto quello che ci riesce meglio: una messa in scena particolare che ha moltiplicato la potenza del pezzo. Abbiamo avuto un po’ di fortuna nel presentare il brano giusto al momento giusto. E al Festival tutto dipende dall’effetto che hai sulle persone che ascoltano.

Delusi di non essere arrivati primi?
Assolutamente no. Eravamo già contenti della reazione molto positiva della gente. E poi arrivare primi avrebbe comportato molte più responsabilità L’unico rammarico è quello di non aver potuto partecipare all’Eurovision Song Contest 2018, possibilità che viene data solo ai vincitori. Per il resto, le canzoni non sono fatte per gareggiare.

Il più bel complimento ricevuto?
Ci dicono che siamo molto simpatici. Noi non sappiamo come rispondere, anche perché poi magari ci conoscono e cambiano idea. In realtà anche altri cantanti sono simpatici, ma noi siamo coinvolgenti e coinvolti, sarà uscito fuori questo.

Che cosa rappresenta Bologna per voi?
La nostra culla, la nostra mamma culturale. È una città viva e intellettualmente molto attiva grazie all’università che ne è il cuore. E mantiene un clima sempre giovane e di ricambio. Una metropoli che offre alla gente la possibilità di potersi esprimere. È molto tollerante e questo aspetto lo mettiamo nella nostra musica.

Parliamo del tour. Che cosa avete in programma?
Ci sarà tanta carne al fuoco. Non riusciremo, però, a portare con noi Paddy Jones («la vecchia che balla», ndr). Per il resto ci saranno le canzoni di Primati e altri pezzi del nostro repertorio. Due ore dense dove succederanno tantissime cose.

Vi muovete spesso in treno?
Ne abbiamo presi tantissimi negli ultimi anni, soprattutto da Bologna a Milano, che è la capitale della musica. In generale per spostarci usiamo molto il treno. Ci piace perché possiamo dormire, lavorare e divertirci. È un bellissimo mezzo di trasporto.