Note: sul primo numero del 2018 l'attrice Ilenia Pastorelli

La rivista dedicata ai clienti del trasporto regionale accompagnerà il roadshow dei nuovi treni Pop e Rock

di Sandra Gesualdi, disponibile anche su ISSUU

Mi racconti chi è Luna nella pellicola.
È una tipa solare, travolgente, con tanta voglia di vivere che trasmette forza agli altri. Ma anche sintesi di contraddizioni e ragazza dalle varie sfumature. Viene dalla periferia, ha una famiglia non banale alle spalle e piccoli grandi drammi esistenziali nascosti da combattere. Parla un romanesco marcato in modo spudorato quasi fosse una forma di ribellione nei confronti del padre, uomo potente borghese e distante. Essere super pop per lei è un valore aggiunto per affermare la propria identità. Non è mai come appare.

Lei è così?
Parto sempre da me stessa. Anche se interpretassi un avvocato sarei un avvocato che proviene dalla borgata e ha fatto carriera dopo aver studiato. La mia
romanità fa parte di me e sono contenta di poterla esternare. Mi piacerebbe sfidarmi su altri dialetti più che su una dizione perfetta, l’importante è parlare un italiano corretto. La pronuncia asettica la lascerei alle fiction tv.

Come si approccia alla recitazione?
Quando ho interpretato Alessia in Lo chiamavano Jeeg Robot non mi reputavo un’attrice. La critica, spesso in maniera
provocatoria, mi descriveva come lei ma per me era un complimento. Quel personaggio difficile, violentato, evasivo, infantile, l’avevo fatto uscire con sofferenza. La recitazione è una nebulosa da cui devono concretizzarsi ruoli credibili. Sul set come nella vita le persone più interessanti sono quelle dotate di tante sfaccettature. Luna non è un cliché o la solita coatta piena di luoghi comuni descritta da un pariolino, è reale, la puoi incontrare per le strade di Roma.

Nella scena della performance al night club è impeccabile. Come si è preparata?
Ho studiato tre mesi la pole dance in un garage sulla Cassia dove si allenavano molte ragazze che realmente ballano la lap nei locali notturni. Ce n’era una molto bella a cui mi sono ispirata, che quando ballava non era volgare. Ho imparato da lei, concentrandomi più sulla tecnica che sul movimento erotico.

Una battuta su Verdone?

È un regista che mi ha concesso molta libertà sul set e la sua calma mi ha messa a mio agio. La cosa più difficile è stata non ridere quando faceva le sue tipiche facce buffe. Sono una sua fan da sempre.

Le è piaciuto il film?

Non amo rivedermi, mi vergogno, è come fare una nota audio e non riconoscere la propria voce. Incontrarmi in Alessia al cinema mi ha suscitato tanti dubbi, mi sono impressionata quando piangevo. Poi ho capito che, semplicemente, mi ero lasciata andare. Mi ero fatta suggestionare da me stessa.