Note, l'editoriale: "La sfida dell'intermodalità"

L'editoriale del nuovo numero di Note, il magazine dedicato ai clienti del trasporto regionale

L'editoriale di Marco Mancini è disponibile anche su ISSUU

02 maggio 2017

Sono stati resi noti i risultati del 14esimo Rapporto sulla Mobilità realizzato da Isfort. Lo studio fotografa ogni anno i comportamenti degli italiani quando si tratta di muoversi, per necessità o per piacere.

Il mezzo di gran lunga preferito resta l'automobile. Con questa e la moto gli italiani compiono quasi il 75% dei km complessivi percorsi in un giorno feriale. Contemporaneamente sono stati diffusi i dati sul mercato dell'auto. Le immatricolazioni crescono dell'11% in Europa e addirittura del 18,2 in Italia, rispetto a marzo 2016. Il trend è positivo da almeno un triennio e ha condotto l'Italia al record di oltre 62 autovetture ogni 100 abitanti.
Che significa? In estrema sintesi che le alternative alla mobilità privata, nonostante gli onerosi costi che gravano su quest'ultima, faticano a guadagnare consensi.

Occorre chiedersi il perché. È senz'altro mancata, negli anni, una politica sistemica, coordinata ed efficace a sostegno della mobilità pubblica, condivisa e attiva (piedi e bici). Quel che è stato auspicato a parole, una mobilità sostenibile per le tasche e l'ambiente, non lo è stato in maniera altrettanto convinta nei fatti.

Qualche dato può aiutare. Iniziamo dalle infrastrutture. In Italia la quota di rete ferroviaria suburbana è di 10,7 km ogni milione di abitanti contro i 30,8 della Spagna, i 26,4 del Regno Unito, i 25,2 della Germania.

La rete di metropolitane è di 3,83 km per milione di abitanti, in Spagna 12,50, nel Regno Unito 10,45, in Germania 7,81. Idem per le reti tranviarie, che pesano per estensione meno di un quarto di quelle tedesche. 

Potremmo continuare con l'età media dei nostri treni o dei pullman. Questi ultimi nel 2015 si attestavano a 11,4 anni, contro i 6,9 della Germania o i poco più di 7 di Francia e Regno Unito.

Cosa fare? Riguardo alle scelte di politica dei trasporti possiamo solo esercitare, come stakeholder influenti, la nostra attività suasoria sui decisori. Come azienda abbiamo altre carte da giocare, e lo stiamo facendo. Ad esempio proponendoci come partner tecnici autorevoli delle amministrazioni locali, per una migliore programmazione dei servizi. Più adeguati alle esigenze reali e più integrati.

Abbiamo poi chiuso un contratto quadro per rinnovare il 50% dei treni regionali in circolazione, che vale oltre 4 miliardi. Si aggiunge ai nuovi treni consegnati in questi ultimi 2-3 anni e produrrà tangibili frutti nel prossimo quadriennio. Poi lavoriamo con le Regioni ad accordi sull'integrazione tariffaria che, insieme a idonee piattaforme digitali di pianificazione del viaggio, aiuterà lo sviluppo dell'intermodalità.
Perché, occorre dirlo, solo una sicura e agile integrazione tra più vettori, che assicurino a chi viaggia di raggiungere con certezza la propria meta, rappresenta l'unica valida alternativa all'auto privata.