Lorenzo Pellegrini: “Ho sempre saputo che sarei tornato a Roma”

Il centrocampista capitolino racconta a FSNews il suo ritorno in giallorosso, dopo l’ottima esperienza con il Sassuolo

di Luca Mattei disponibile anche su ISSUU

Romano e romanista. Proprio come le bandiere che hanno fatto grande la storia dei giallorossi, Agostino Di Bartolomei, Giuseppe Giannini e per ultimo Francesco Totti, o come altri campioni che tengono alto il nome della squadra in campo, Alessandro Florenzi e Daniele De Rossi, uno dei suoi idoli da ragazzino. Lorenzo Pellegrini è nato a Cinecittà e, dopo i primi passi all’Italcalcio e all’Almas, ha percorso tutta la trafila delle giovanili della Roma, fino all’esordio in Serie A, l’esperienza al Sassuolo e il ritorno a casa.

Partiamo dal presente, dalla stagione in corso. Che opinione ha del campionato giocato finora?
Io e la Roma stiamo portando avanti insieme un percorso di crescita e c’è ancora tanto da fare.

Cosa si aspetta, invece, dalle prossime sfide?
Non me la sento di fare pronostici. Di fronte a noi abbiamo partite importanti che dobbiamo provare a vincere a tutti i costi, perché a questo punto della stagione dobbiamo recuperare i punti che abbiamo perso per strada.

Secondo i dati di OptaSport lei crea in media 2,4 occasioni per i compagni ogni 90 minuti. Solo Aleksandar Kolarov ha fatto di meglio (2,7). Preferisce giocare per la squadra quindi?
In generale sì, perché il discorso è sempre collettivo: se vince il gruppo vinco anche io. Metterei la firma sulla possibilità di vincere qualcosa con la Roma anche se io non dovessi fare un gol fino alla fine della stagione. Quel dato, poi, dipende anche dal nostro gioco in verticale che a me piace molto.

Facciamo un tuffo nel passato. Che ricordo ha del quartiere in cui è nato?
Ho trascorso a Cinecittà i miei primi 18 anni. Lì ho lasciato tutto, gli amici, i parenti. Oggi non lo vivo in prima persona ma mi ci sento sempre come fossi a casa, conosco tutte le strade, i luoghi, i negozi, i loro proprietari.

Come nasce la sua passione per il calcio?
Sicuramente grazie a mio padre: mi faceva stare sempre con il pallone tra i piedi e poi per tre anni è stato anche il mio allenatore. Prima all’Italcalcio, dove restavamo insieme praticamente tutta la giornata, poi nell’Almas, ma quella è stata un’esperienza che ho vissuto con maggior consapevolezza, pur essendo un bambino.

A nove anni poi arriva la Roma. Un sogno realizzato?
Quando mi ho ricevuto la lettera in cui si diceva che ero stato preso è stata un’emozione grandissima. Lì per lì forse non me ne sono neanche reso conto fino in fondo, poi non c’è stato nulla di più bello dell’ingresso a Trigoria.

All’età di 15 anni un’aritmia cardiaca rischia di compromettere la sua carriera. Come ha vissuto quei momenti?
È stata una situazione tenuta sempre sotto controllo, a cui poi nel tempo gli altri hanno dato fin troppo peso. L’aritmia era dovuta a una mononucleosi che mi aveva colpito: una difesa del cuore che, per non farmi soffrire, mi aveva alzato i battiti. Ma nessun dottore mi ha mai detto che rischiavo di non poter più giocare. Bisognava solo fermarsi per un po’, anche se questo per un ragazzo è molto dura da accettare. Tutto si è risolto in quattro mesi e ne sono stato contentissimo.

Cosa le resta dell’esperienza vissuta al Sassuolo?
È stata meravigliosa, sono rimasto in contatto con molte delle persone che ho conosciuto lì, non solo calciatori. Il primo approccio non è stato dei più semplici perché ho giocato la prima gara alla 12esima giornata, prima di allora non ero mai riuscito a trovare spazi, nonostante mi allenassi sempre dando il massimo. Evidentemente questo non bastava ancora. Poi però grazie allo staff, all’ambiente sereno in cui ho vissuto, tutto è stato più facile. Ho intrapreso un percorso di crescita personale che mi ha fatto migliorare e tornare a Roma.

Le è dispiaciuto, all’epoca, lasciare i giallorossi?
Ho vissuto con molta naturalezza quella scelta, avevo le idee chiare e sapevo di voler fare il calciatore. Quindi non mi preoccupava dover abbandonare la Roma, ma ho sempre saputo che ci sarei ritornato. È stato poi importante passare dalla Primavera alla Serie A con una società come il Sassuolo che dà sempre molta importanza ai giovani. Sono stato contentissimo di quella esperienza: se oggi sono qui lo devo molto ai neroverdi.

Il ritorno sarà stata un’emozione ancora più grande.
Sì, se ne parlava già da gennaio, ma la possibilità si è concretizzata dopo l’Europeo di giugno con l’Under 21. Tornare a Trigoria, firmare il contratto e indossare di nuovo la maglia giallorossa è stato eccezionale. La prima squadra è completamente diversa dal settore giovanile, è ciò che desideravo fin da quando sono entrato qui a nove anni.

In quel periodo in campo c’era Francesco Totti. Come si sta senza di lui?
Non l’ho mai vissuto come compagno di spogliatoio ma ora che è dirigente è sempre comunque con noi, pronto a darci un sostegno morale, un consiglio, un sorriso. E anche questo, per un ragazzo nato e vissuto nella Capitale negli anni in cui Francesco era già Totti, è un altro sogno realizzato.

Ma aveva anche altri idoli da piccolo?
Per la mia fede romanista tifavo per Daniele [De Rossi, ndr] che oggi è un mio compagno e amico. Di lui mi piaceva l’atteggiamento, l’attaccamento alla maglia. In generale, però, non ho mai avuto un calciatore preferito. L’unico di cui mi piaceva vedere i video su YouTube era Ronaldinho, non per delle similitudini tecniche ma per il modo di giocare sempre con il sorriso, mai in tensione, sempre con la voglia di divertirsi.

Con chi ha maggiore feeling tra gli attuali compagni di squadra?
Nel nostro spogliatoio c’è un legame fortissimo che unisce tutti, sappiamo riconoscere i momenti in cui possiamo scherzare e quando c’è da lavorare. Questo è molto utile in campo. Poi sono molto legato a Stephan El Shaarawy perché abbiamo più o meno la stessa, età, condividiamo interessi simili, siamo nella stessa stanza e lui è davvero eccezionale, mi sono trovato benissimo fin dall’inizio.

Lasciamo il campo e lo spogliatoio. Cosa le piace fare nel tempo libero?
La musica non manca mai, di qualsiasi genere, anche se è in sottofondo: mi dà quel tocco di serenità che è sempre necessario. Ora sto leggendo un libro che mi ha regalato mio cugino, Manuale del guerriero della luce, ma la lettura non è proprio una delle mie più grandi passioni. Così come i videogiochi: da piccolo mi piacevano per un confronto con gli amici, oggi invece preferisco altro. Magari uscire in compagnia o stare con la mia ragazza sul divano di casa a vedere un film o una serie tv. Anche lei è di Roma, quindi qui abbiamo tutti vicino.

Ecco, passiamo al Pellegrini romantico. A ottobre ha chiesto alla sua ragazza di sposarlo. Che luogo ha scelto per la proposta?
Roma è piena di luoghi incantevoli ma noi siamo una coppia molto riservata, quindi ho preferito l’intimità di casa nostra. Poi due giorni dopo abbiamo deciso di festeggiare con una cena in un ristorante di fronte al Colosseo.

Quando sarà il fatidico giorno?
Non c’è ancora una data precisa, stiamo ancora organizzando tutto. Ma sicuramente dopo la fine del campionato, tra maggio e giugno.

Oggi che rapporto ha con la sua città?
Mi piace poterla vivere al 100% come non ho mai fatto prima. Scoprire posti nuovi e tornare dove sono già stato altre volte, perché ogni volta scopro qualcosa di diverso. Roma è un museo all’aperto.

Le piace viaggiare in treno?
Quando giocavo con il Sassuolo mi sono spostato spesso con le Frecce e i Regionali. Prendo il treno anche ora, quando mi capita di andare nuovamente a Modena o a Reggio Emilia, la cui stazione è bellissima. È sempre bello perché sembra di stare a casa: si sta comodi e non ci si accorge neppure di essere in viaggio.

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