Sul nuovo numero di Note "Lo Stato Sociale"

La band si racconta sul magazine dedicato ai clienti del trasporto regionale

24 aprile 2017

L'articolo di Alessandro Ribaldi è disponibile anche su ISSUU

Sono stati i primi a prendere in giro una certa scena indie italiana. Da quella stessa scena poi sono arrivati, quasi per gioco, a un pubblico sempre più vasto.

Lo Stato Sociale era un progetto, ora è una realtà. Amore, lavoro e altri miti da sfatare è il loro terzo disco, molto più curato e maturo rispetto ai precedenti. Un album nato, probabilmente, con l’obiettivo di avere un suono più comprensibile e una declinazione decisamente più pop. Così pop che anche il mondo della televisione e la stampa generalista sono stati costretti ad accorgersi del fenomeno.

"Non c’è nulla di male nel finire sul piccolo schermo: è solo un mezzo di comunicazione come un altro, anzi ha il vantaggio di farci raggiungere numeri ben più grandi", racconta Alberto Cazzola (voce e basso) a nome di tutto il gruppo. E veicolare l’ascolto verso più persone possibili è l’obiettivo di qualsiasi progetto musicale. Che sia indie, pop, rock, metal o funk. La musica, d’altronde, nasce
con lo scopo di farsi ascoltare e trasmettere messaggi. "Anche se in tv non c'è una relazione diretta con il pubblico e sicuramente siamo più a nostro agio nei concerti, di fronte alle persone in carne e ossa", continua.

Ma dove vuole arrivare la band? "Ovunque sia possibile creare un contatto. L’importante è costruire socialità, realizzare qualcosa con gli altri, che siano quattro gatti al baretto o diecimila persone al forum di Assago (da qui parte il nuovo tour il 22 aprile, ndr). Noi desideriamo trovare sempre più amici che ci seguano in questa avventura".

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