Note, sul nuovo numero Nicolas Vaporidis

di Cecilia Morrico, disponibile anche su ISSUU

«È una pellicola fatta da persone per bene che, senza superpoteri, riescono a superare le situazioni più drammatiche facendole diventare il loro punto di forza. Si trasformano negli eroi della propria vita». Parola di Nicolas Vaporidis, al cinema dall’8 marzo con Anche senza di te di Francesco Bonelli. L’ex alunno di [c]Notte prima degli esami[/c] di Fausto Brizzi si trova ora dall’altra parte della cattedra con un metodo d’insegnamento innovativo.

Commedia romantica, che però, oltre all’amore, tocca temi come il precariato e l’infanzia…
Si trattano argomenti importanti con toni leggeri. La protagonista assoluta è una donna, Sara (Myriam Catania, ndr, e la trama ruota tutta intorno a lei e alle sue scelte di carriera e di vita privata, che a un certo punto coincidono. È fidanzata con un medico (Matteo Branciamore, ndr) che per vedere avviata la sua professione deve andare all’estero, ma questo non si concilia con i sogni di lei che desidera insegnare. E va avanti «anche senza di lui».

Mentre lei è?
Nicola, un maestro delle elementari di Roma che si è trasferito a Taranto volutamente, a seguito della morte della moglie. Per il troppo dolore decide di lasciare la sua città sperando in una vita più tranquilla, cercando di superare la paura di rimanere da solo e di perdere ciò che ama. Grazie a Sara e all’impegno con i bambini riesce a superare le proprie angosce.

Riguardo l’istruzione, viene infatti presentata la filosofia educativa reggiana di Loris Malaguzzi.
Un nuovo metodo che non conoscevo: si lavora sulle emozioni, insegnando ai più piccoli come si riconoscono e soprattutto come riuscire a gestirle. Si spiega cos’è la noia, la rabbia o la paura e che sono sentimenti legittimi, mentre invece non tutti i comportamenti lo sono. È un approccio ottimo in una fase così importante nella vita di un individuo, specie nella società odierna dove i ragazzi vengono sovra stimolati e il virtuale della Rete è così presente nella quotidianità.

A proposito di Internet, lei è attivo su Instagram, i social possono aiutare un personaggio pubblico?
Non so, a volte lo rovinano, anche. Sono utili per avere un contatto diretto con i fan che prima potevano seguire i loro beniamini solo attraverso le interviste. I social permettono di dare un’opinione non filtrata e raccontare qualcosa di noi stessi. Personalmente, preferisco Instagram, perché più vicino al mio modo di comunicare, ma va comunque controllato. Non amo divulgare la totalità della mia vita, anche perché il rischio è far perdere l’interesse di vedere un film o comprare un disco.

Il film esce l’8 marzo, festa della donna, e questo porta a riflettere su un altro tema d’attualità, come il caso Weinstein e le accuse uscite anche in Italia. Che ne pensa?
Siamo tutti in accordo sul fatto che sia giusto interrompere un meccanismo di questo tipo, che mortifica le persone e il talento. Non voglio però che si pensi che nell’ambiente in cui vivo e lavoro la molestia sia all’ordine del giorno e che il gentil sesso venga continuamente umiliato. Non lo è, e non è giusto che il problema si riduca a questo. Il cambio di rotta ci dev’essere, nel cinema così come in tutti i campi professionali. Nello specifico del caso italiano, spero che tutta la verità venga fuori, sia per chi accusa che per chi è stato accusato.