Note, sul nuovo numero Cristina D'Avena

La rivista dedicata ai clienti del trasporto regionale accompagnerà il roadshow dei nuovi treni Pop e Rock

di Ilaria Perrotta disponibile anche su ISSUU

Basta anche solo intravederla e ci si ritrova a sorridere, così, senza nemmeno accorgersene. Perché Cristina D’Avena è davvero una sorta di fatina che riporta indietro nel tempo, a quei pomeriggi passati a guardare in tv Bim Bum Bam e a imparare a memoria le sigle dei cartoni animati. Sono trascorsi 35 anni e più di 700 canzoni dal suo esordio. Ma l’icona di grandi e piccini è rimasta identica ad allora, con la sua chioma ondulata, le gonne principesche e l’espressione rassicurante, che riscalda.

Per celebrare la sua lunga carriera regala ai fan Duets, l’album che il 10 novembre, pochi minuti dopo l’uscita, è volato al secondo posto  della top ten iTunes e che adesso è in vetta a tutte le classifiche, da quella dei vinili a Spotify. Con lei, 16 popstar nostrane (Loredana Bertè, Francesca Michielin, Elio, Ermal Meta, Emma, Annalisa, Benji & Fede, Chiara Galiazzo, Giusy Ferreri, J-Ax, Michele Bravi, Alessio Bernabei, Baby K, Arisa, Noemi e i La Rua) si sono divertite a interpretarne i più grandi successi.

Come ha selezionato le 16 sigle? Ne ha così tante in repertorio…
È stato difficilissimo. Ho voluto che fossero i miei compagni di viaggio a scegliere i loro brani. Per esempio, ad Arisa avevo suggerito Memole, ma lei ha preferito Magica Emi. J-Ax voleva cimentarsi con Pollon e Michele Bravi, a cui avevo proposto la prima canzone dei Puffi, del 1982, ci ha tenuto invece a eseguire quella con cui è cresciuto, I Puffi sanno, del 1989.

Ha radunato esponenti di generi molto diversi, dal rock al rap fino al cantautorato. Come mai?
Volevo dimostrare che tutti, e a qualunque età, possono intonare questi motivi. I big coinvolti hanno dato un quid in più alle hit e, pur rimanendo fedeli al loro stile, non hanno snaturato l’originale.

Nel 2018 tocca un altro grande traguardo: Il valzer del moscerino compie mezzo secolo. Lei aveva solo tre anni quando ha portato questa canzone allo Zecchino d’oro, ricorda qualcosa di quell’esperienza?
Poco, in realtà. Sono entrata in scena su un enorme cavallo di legno e avevo paura di cadere. Stavo per piangere ma Mago Zurlì mi ha preso con una mano per farmi scendere. Il suo tocco magico mi ha portato fortuna.

A proposito di magia, come trascorrerà il Natale?
Promuovendo il disco. Voglio diffondere quanto più possibile questa musica portatrice sana di buonumore. Certo, starò anche con la mia famiglia, ma i live mi ricaricano come succede a un cellulare quando lo attacchi alla spina. E anche io rigenero i miei fan. Alcuni mi scrivono che dopo essere stati a un mio concerto per un po’ di tempo si sentono più sereni.

Ma lei, ogni tanto, si arrabbia?
Sono abbastanza equilibrata e non perdo facilmente le staffe, ma succede. Anche se non faccio mai uscire fuori tutto ciò che mi turba. 

Perché?
Mi dispiace per gli altri. Ho una virtù che ormai è rara: la pazienza. Sono nata nell’era analogica e lo ricordo anche ai fedelissimi cresciuti con me. La pace non si fa in un attimo, anche se oggi tutto è più veloce.

Come i treni. Li prende?
Si, abbastanza spesso. Nel mio cuore è rimasto l’Intercity delle 8 da Bologna a Milano che prendevo da ragazza. Un viaggio di un’ora e 40 minuti. Su quei vagoni ho stretto parecchie amicizie.

Positiva, solare, è rimasta la stessa ragazzina degli inizi anche nell’aspetto. Qual è il suo segreto?
Avere il sole dentro: le rughe vanno di pari passo con l’anima. S’invecchia più in fretta se si è negativi nei confronti della vita. Lo dico soprattutto alle donne.

Lei, comunque, è davvero magica.
Chissà, forse sì!

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