Note, Lorenzo De Silvestri: "Torino, una città entusiasmante"

Parola del difensore granata che vive il centro piemontese con gli occhi di un romano

di Luca Mattei disponibile anche su ISSUU

«Per angusta ad augusta!». È il commento di Lorenzo De Silvestri su Instagram alla foto del suo gol, quello del pari finale contro il Crotone. Come a dire: è necessario superare le difficoltà per arrivare al successo. Lo sa bene il difensore romano che ha anni di esperienza in Serie A, dopo le stagioni con Lazio, Fiorentina e Sampdoria. All’anagrafe è Lorenzo, ma per tutti è Lollo: «Sinceramente non ricordo più nessuno che mi chiama con il mio nome di battesimo. Fin da quando sono piccolo mia madre, mio padre, mia sorella e via via tutti gli altri hanno sempre utilizzato questo soprannome, che è ormai diventato parte di me». Il quartiere Monteverde a Roma è il luogo dove tutto ha avuto inizio e dove tutto potrebbe concludersi. Ma il suo presente è a Torino, alla seconda stagione in maglia granata.

Che legame ha con la Capitale?
Sono innamorato pazzo della mia città, checché se ne dicano di tutti i colori. Ci torno sempre molto volentieri, c’è tutta la mia famiglia e gli amici storici con cui sono cresciuto. Mi piace tenere vivi i legami con le mie radici. Roma è la mia mamma in tutti i sensi, anche calcisticamente, perché ha battezzato il mio esordio in Serie A.

Ha giocato anche in altre piazze italiane. Che impressione ha avuto di Firenze?
È una piccola Roma, con una storia e una cultura importantissime, è una sorta di museo a cielo aperto. Però consente di assaporare anche la vita di provincia: riconosci la gente per strada, si gira facilmente a piedi. Ho tanti amici anche lì, perché i fiorentini sono simili ai romani, sono simpatici e ti mettono sempre a tuo agio.

E di Genova?
È stata una vera scoperta, non conoscevo affatto la Liguria, è una regione molto bella, poco sponsorizzata, ma davvero fantastica. Non pensavo di trovarmici bene e invece sono stati quattro anni meravigliosi. Il mare le dà sicuramente un valore aggiunto e poi si mangia benissimo, le persone sono squisite, soprattutto dopo aver rotto il ghiaccio. Lì ho trovato l’amore, la mia fidanzata Carlotta è genovese. Insomma, sotto la Lanterna ho stabilito una parte importantissima della mia vita.

Come è stato il primo impatto con Torino?
Immediatamente positivo, ho trovato facilmente casa in centro e ciò mi ha aiutato molto, perché mi sono accorto subito della bellezza e della vivibilità della città. Ho potuto vedere musei e palazzi storici, c’è tanto verde, non è incasinata e funziona tutto.

C’è un quartiere che le ricorda quello in cui è nato?
Direi il Parco del Valentino, dove c’è tanta natura e vado in bici con la mia ragazza. Mi sembra Villa Pamphilj, dove andavo e vado tuttora a correre con mio padre.

Un suo amico viene a trovarla. Dove lo porterebbe sicuramente?
Mi piace passeggiare, quindi gli farei vedere senza dubbio la bellezza delle piazze di questa città, da Carignano a San Carlo, da Castello a Carlina. In questo per esempio è molto simile a Roma. Due quartieri che mi piacciono molto, invece, sono il Quadrilatero, per i numerosi localetti e ristoranti, come una piccola Trastevere, e San Salvario, perché in questi anni è stato rivalutato ed è diventato molto giovanile. Dopodiché, se c’è tempo, lo porterei sicuramente nelle Langhe, un posto del Piemonte favoloso, patrimonio Unesco. E a Venaria Reale, che ho recentemente visitato con Salvatore Sirigu [portiere del Torino, ndr]. A parte la Reggia in sé per sé, non pensavo avesse dei giardini così favolosi e ben tenuti.

Una delle sue passioni è l’arte. Da questo punto di vista cosa le piace della città?
Citando la Mole Antonelliana me la caverei troppo facilmente. Direi il Monte dei Cappuccini, che offre una vista mozzafiato dall’alto e di sera viene illuminato. Anche le Luci d’Artista, nel periodo natalizio, sono fantastiche, un’opera d’arte di strada meravigliosa. Poi ci sono tanti musei bellissimi, come quello Egizio e la Gam. Torino ha grandi tradizioni, ma sa essere sempre all’avanguardia.

Lei è anche un amante della musica. Cosa ha Torino di pop?
Sicuramente i tanti giovani che la vivono e i locali che frequentano vicino alle università. Ma anche i molti artisti che creano opere un po’ fuori dall’ordinario. E la Gam e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Così come la mostra permanente al Castello di Rivoli con i lavori super pop di Maurizio Cattelan.

E cosa ha di rock?
Ci sono tanti luoghi di musica e cinema rock, il borgo Vanchiglia o piazza Vittorio, dove prima c’erano i famosi Murazzi del Po, i locali stravaganti della movida torinese che hanno ospitato tanti artisti. Sono molto amico di Boosta, uno dei componenti dei Subsonica, e lui spesso mi racconta del loro passato, degli aneddoti musicali che legano la band a Torino. Tra l’altro lui è un grande tifoso dei granata.

C’è una foto sul suo profilo Instagram che vi ritrae insieme a Briga.
Sì, Boosta sta producendo lì il suo album.

Che rapporto ha con i social network?
Li utilizzo, ma cerco di farlo nel modo giusto. Attraverso i social cerco di far emergere le mie passioni che vanno oltre il calcio, di farmi conoscere per quello che sono. Poi alcuni mi capiscono, altri no. Si tratta pur sempre di un mondo delicato, le giovani generazioni di oggi danno loro molta importanza. Io sono cresciuto in quella di mezzo, quando non c’erano ancora neanche gli smartphone. Sono stato anche fortunato, quindi, ho provato cosa vuol dire vivere senza.

Dove si vede oggi e in futuro?
Torino mi ha entusiasmato fin dall’inizio. Ma sono legato a Roma. È lì che tornerò a fine carriera.


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