Sul nuovo numero di Note l'intervista a Coez

Il rapper dalle note Pop riparte con un tour invernale da tutto esaurito

di Antonella Caporaso, disponibile anche su ISSUU

La musica non c’è svetta da settimane al primo posto tra i singoli più venduti, i suoi pezzi sono tra i più ascoltati su Spotify e il tour alle porte ha registrato 20 sold out nel giro di pochissimi giorni.

Silvano Albanese, in arte Coez, è indubbiamente l’artista del momento. Lo dicono i numeri, lo dice la hit parade e lo conferma lui stesso. Il suo quarto album, Faccio un casino, uscito a marzo, è da 23 settimane consecutive nella top 10 della classifica Fimi. Dodici tracce autoprodotte che spaziano dal rap al pop e lo hanno reso a tutti gli effetti un artista dai grandi numeri.

Voleva fare casino e c'è riuscito…
Era il momento giusto, ero abbastanza preparato. Quando si produce un disco si ha il 50% di possibilità che possa andare bene. E comunque anche peggio di così non sarebbe stato poi così male. Da indipendente ho sempre avuto il mio discreto seguito, anche se dopo questo album è cresciuto in maniera esponenziale.

Come ha vissuto il passaggio dalla Carosello Record a un’etichetta indipendente? 
Non è proprio un’etichetta, ho tre collaboratori che si occupano della produzione. È una cosa nuova per noi, ma non all’estero. In Italia ancora non c’era stato un caso eclatante di artista che si autoproduce.

Una sorta di riscatto anche verso le radio, che in passato non hanno trasmesso i suoi pezzi.
Un tempo questa cosa mi toccava di più. Poi i network si sono accorti del mio lavoro. Quest’anno ho fatto talmente tanto rumore che andare in giro per Roma e ascoltare la mia musica ovunque, nei bar, dalle macchine che passavano, nei negozi, mi ha fatto rendere conto della potenza del web. La gente sceglie di ascoltarti, non puoi essere imposto da nessuno.

Le luci della città è una delle canzoni più social. Si moltiplicano le story su Instagram con questa colonna sonora. Com’è stata ideata? 
La canzone in realtà è nata un po’ di tempo fa. L’ho scritta quando ancora lavoravo in Carosello ma mi accorsi che non c’entrava granché col momento e l’ho tenuta nascosta nel cassetto.

Da cosa sono ispirati i suoi testi? 
Quasi sempre dal vissuto personale, a parte l’LP precedente in cui ho trattato anche temi sociali e mi fa piacere quando i fan chiedono Costole Rotte, dedicata a Stefano Cucchi. Vuol dire che hanno una certa sensibilità. Mi impegno a scrivere altro, ma è sempre l’amore la mia fonte di ispirazione principale.

Che musica ascolta?
Un po’ di tutto. Nell’era di Spotify anch’io ragiono per playlist.

La sua musica è più rap o pop? 
Ha più un gusto pop. Fare pop vuol dire tante cose, ma nel nostro Paese il termine rievoca solo un certo tipo di musica che non sempre è presa sul serio. Bisogna dare una nuova accezione a questa definizione. 

Cosa pensa del panorama della musica italiana?
È un ottimo momento. L’altro giorno in classifica al secondo posto ho notato che c’era Post Malone, un artista indipendente americano. È bello pensare che la gente cominci ad allargare le proprie vedute.

È pronto al tour?
Ho chiesto dieci giorni per ricaricarmi. Dopo i concerti di quest’estate non mi sono fermato un attimo e avevo bisogno di riposo. Ma sono pronto. I sold out hanno reso tutto gigante.

Progetti?
Scrivo sempre, è la mia caratteristica fondamentale. C’è continuamente qualcosa in cantiere, ma mi sembra prematuro parlare di un nuovo disco. 

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